
Di Paola Redemagni
Il 16 febbraio 1923 l’archeologo Howard Carter e il finanziatore degli scavi lord Carnarvon aprono la camera funeraria, chiamata anche Sala d’oro, per le pareti intonacate a gesso e dipinte in giallo, a imitazione dell’oro. In origine la camera sepolcrale e l’anticamera formavano un unico ambiente, se si eccettua il fatto che il pavimento della camera funebre risulta più basso di oltre un metro. La parete divisoria e la porta murata sorvegliata dalle due sculture armate furono costruite dopo l’introduzione dei diversi sarcofagi e dei sacrari che proteggevano la mummia di Tutankhamon. (Tutankhamon – La tomba)
Nei muri – in corrispondenza con i punti cardinali – si aprono 4 nicchie che ospitano figure magiche destinate a proteggere la tomba e il re defunto.

Questa è l’unica stanza ad essere decorata: i dipinti hanno contribuito a far conoscere meglio i riti funebri in uso nell’antico Egitto.
Sulla parete orientale (Est) viene rappresentato il corteo funebre: nobili e cortigiani, con la fronte cinta dalla fascia bianca del lutto, trainano la slitta su cui si trova la mummia del re e sostituiscono i buoi solitamente impiegati nei funerali non regali. Protetta dalle dee Neftis e Iside, la mummia è decorata con festoni di fiori e giace sotto un baldacchino decorato con teste di cobra, posto a sua volta su una barca poggiata sulla slitta. Il baldacchino richiama da vicino l’armadio canopico rinvenuto nella sala del tesoro adiacente.
Sulla parete settentrionale (Nord) sono visibili 3 scene. Nella prima – senza precedenti nella storia – il sacerdote Ay vestito con le insegne regali e avvolto nella pelle di leopardo riservata ai sacerdoti, presiede il rito dell’<<Apertura della bocca>> del defunto faraone, qui rappresentato come Osiride. Un tavolino posto fra i due reca gli oggetti necessari al cerimoniale: tazze con grani di incenso, un’ascia, un dito umano, l’arto posteriore di un bue, un ventaglio a piuma singola.
Nella scena centrale Tutankhamon, ancora nella sua forma umana e vestito con parrucca, fascia e gonnellino bianco, si presenta alla dea dell’aldilà Nut. Nella terza scena Tutankhamon è seguito dalla rappresentazione della sua anima, il Kha, che abbraccia Osiride.
Sulla parete occidentale (Ovest) sono rappresentate la barca solare seguita da un corteo di divinità e i 12 babbuini che rappresentano le ore della notte e il viaggio del sole per il raggiungimento dell’alba.

La parete meridionale (Sud) è quella che divide la camera sepolcrale dall’anticamera e risulta molto danneggiata dall’opera degli archeologi che dovettero smantellarla in parte per poter trasportare all’esterno le grandi strutture dei sacrari e gli oggetti della camera del tesoro. Qui Tutankhamon è rappresentato insieme al dio dei morti Anubi e alle dee Hator e Iside.
Alla sua apertura, la camera risulta interamente occupata dal primo dei quattro sacrari eretti a proteggere il faraone. Curiosamente, per un errore degli antichi operai, i sacrari risultano montati al contrario, invertendone l’ordine rispetto ai punti cardinali: per cui le porte risultano rivolte a est invece che a ovest. In legno di quercia spesso 6 centimetri, interamente rivestiti in oro, i sacrari sono composti complessivamente da 80 pezzi, ognuno dei quali fu smontato secondo un sistema diverso e poi sottoposto a trattamento conservativo.
Il primo sacrario misura metri 5 per 3,30 di lato e metri 2,70 in altezza; è rivestito in oro con pannelli in ceramica blu intarsiati con simboli magici destinati a proteggere la sepoltura.
Dalla parete della tomba lo separano solo 60 cm. A causa dello spazio ristretto l’opera degli archeologi risulta particolarmente complicata: “Continuavamo a battere la testa qua e là, a pungerci le dita, a pigiarci l’uno contro l’altro e a lavorare in mezzo a impacci di ogni sorta. Mi pare di ricordare che uno degli eminenti chimici che ci assistevano nelle opere di conservazione dei materiali, si accorse di avere annotato fra i vari fenomeni scoperti nella tomba anche una certa dose di irriverenza! Nondimeno, sono lieto di dichiarare che in quel continuo conflitto i danni più rilevanti li abbiamo subiti noi e non i sacrari” ricorda Howard Carter.

Fra la parete della tomba e quella del sacrario vengono ritrovate lampade, la statua di un’oca, un’anfora per il vino, i remi della barca sacra con cui il faraone avrebbe compiuto il suo viaggio nell’aldilà, scatole decorate e una rappresentazione di Anubi.
Una volta aperte le porte del sacrario Carter si trova di fronte una seconda struttura, lunga metri 3,74, larga 2,35 e alta 2,25 metri, sormontata da un drappo funebre in lino ricamato con rosette in bronzo. La superficie in oro è incisa con brani tratti dal libro Quel che c’è negli inferi, una guida dell’aldilà che indica al defunto la strada da percorrere e quali siano le presenze malefiche che dovrà incontrare.
Una volta aperti anche il terzo e il quarto sacrario, gli archeologi si trovano di fronte a un sarcofago di quarzo giallo, tanto grande da impedire loro l’ingresso. Intatto.
La lunga ricerca era finita: dopo più di 3000 anni erano finalmente giunti al cospetto del faraone.
(Le citazioni sono tratte da: Howard Carter, Tutankhamen, 1973, Garzanti).