
Di Paola Redemagni
Quattro dee protettrici abbracciano con grandi ali l’intero sarcofago: Iside, Neftis, Neith e Selkint vegliano sul sonno del faraone.
Lentamente, con grande attenzione, gli archeologi sollevano il coperchio di granito rosa pesante oltre 12 quintali: davanti ai loro occhi si svela il primo di tre sarcofagi finemente intagliati, interamente coperto da un fine tessuto di lino e poggiato su un basso cataletto a forma di leone.
In legno dorato cesellato con intarsi policromi, presenta testa e mani in oro massiccio. Le mani incrociate sul petto impugnano gli emblemi reali mentre attorno alle insegne del cobra e dell’avvoltoio poste sulla fronte – simboli dell’Alto e del Basso Egitto – qualcuno ha posato una minuscola ghirlanda di petali.
Il 10 ottobre 1926 l’apertura della prima bara svela un secondo cofano, anch’esso ricoperto da un tessuto in lino su cui sono state posate ghirlande intrecciate di foglie di salice e ulivo, petali di loto e fiordaliso. In legno di quercia e gesso dorato raffigura il faraone nelle sembianze di Osiride – dio dei morti – protetto dalle ali dell’avvoltoio Nekhebet e del serpente Buto. Lungo due metri, si presenta intarsiato in oro e decorazioni in vetro opaco a imitazione del diaspro rosso, del lapislazzulo e del turchese.

Al suo interno custodisce una terza bara, l’ultima, interamente in oro massiccio, che lascia sbigottiti gli archeologi: quali tesori doveva custodire un tempo la Valle dei Re se Tutankhamon, che dei 27 sovrani sepolti qui era probabilmente il meno importante, è stato sepolto con simili ricchezze! (Tutankhamon – La camera sepolcrale)
Ma gli unguenti versati in gran quantità nel corso della cerimonia funebre rapprendendosi hanno saldato il secondo al terzo sarcofago e il rischio è quello di danneggiarli irrimediabilmente nel tentativo di separarli. Per risolvere il problema, Carter e il suo staff rinforzano le decorazioni con uno strato di paraffina calda prima di esporre i cofani – ben protetti da coperte inumidite – ad una forte fonte di calore, per molte ore.
Purtroppo appare subito evidente che l’azione degli unguenti ha intaccato anche la mummia, carbonizzando il corpo e i tessuti che lo avvolgono.
La testa e le spalle del faraone sono protette dalla bellissima maschera divenuta ormai un’icona dell’arte mondiale: interamente in oro, il volto incorniciato dal copricapo a strisce blu e oro, sulla fronte le insegne regali dell’Alto e dal Basso Egitto e al mento la tradizionale barba in oro intarsiato e vetro color lapislazzulo.

Lacci d’oro trattengono al collo uno scarabeo in resina nera che ricade sulle mani del re. Le mani incrociate sul petto sono cucite al panno che avvolge la mummia e impugnano gli emblemi reali; le dita sono racchiuse in sottili guaine d’oro. La mummia è stretta in una sfarzosa bardatura composta da lamine d’oro unite da file di perline ricamate con frasi cerimoniali e fra gli strati di bende nasconde gioielli e decine di amuleti protettivi, secondo il rito previsto dal Libro dei Morti. Il capo è protetto da una cuffia ornata da un ricamo di serpenti in perline d’oro e ceramica ed è mantenuta aderente al capo da un nastro d’oro.

All’epoca, l’esame del corpo non chiarisce le cause della morte, su cui si sono susseguite negli anni le teorie più disparate: Tutantkhamon sarebbe stato vittima di un omicidio oppure di una caduta dal cocchio, morto in battaglia, di malaria, di setticemia, di tubercolosi.
Le analisi anche strumentali condotte negli ultimi anni evidenziano che il faraone soffriva di piede equino, una malformazione che lo obbligava a camminare con l’aiuto di un bastone (nella tomba ne furono trovati 130). Inoltre, è probabile che soffrisse di una o più malattie congenite, dovute alla consuetudine – rispettata dalle famiglie reali – di sposarsi fra consanguinei per mantenere pura la linea di discendenza.
Ad oggi l’ipotesi più probabile è che la morte sia stata provocata dall’insorgere di una necrosi ossea o di un’infezione conseguenti alla frattura di un ginocchio, in un fisico già indebolito dalla malaria.
Di certo è giunta improvvisa, costringendo la corte a adattare rapidamente una tomba estranea e gettando nello sconforto la giovane vedova. (Tutankhamon – La tomba)