
Di Paola Redemagni
Avete concluso il pranzo con un cioccolatino, magari un gianduiotto, accompagnato da un buon caffè?
Allora dovete sapere che gli inventori del gianduiotto riposano al Cimitero Monumentale di Torino (Il Parco delle Mezzelune. Cimitero Monumentale di Torino 1), proprio lo stesso in cui riposa anche Angelo Moriondo, l’inventore della macchina per il caffè espresso (Angelo Moriondo e l’invenzione del caffè espresso).
Pier Paul Caffarel nasce nel 1783 nell’attuale comune di Luserna San Giovanni (Torino).
Nel 1826 rileva la piccola fabbrica posta in via Balbis, nel quartiere San Donato di Torino, in cui l’imprenditore Giovanni Martino Bianchini aveva già collocato una <<macchina pel trittolamento del cacao, zuccaro e droghe, e per tutte le operazioni a un tempo della fabbricazione del cioccolato e con un solo operaio>>.
A Torino il cioccolato è di casa all’epoca: la presenza della corte e di una nutrita classe nobiliare stimola la produzione e il consumo di bevande a base di sciroppo di zucchero, cacao, latte e caffè, fra cui la cioccolata calda e la bavareisa, antenata del celebre Bicerin.
Caffarel trasforma l’impianto in un moderno stabilimento: acquista una macchina capace di produrre oltre 320 chili di cioccolato al giorno e una macchina idraulica in grado di raffinare la polvere di cacao e di miscelarla con zucchero e vaniglia.
Nel 1845 le redini dell’azienda passano al figlio Isidore che entra in società con l’industriale Michele Prochet: la cioccolateria Prochet Gay & C. si fonde con la Caffarel Padre e Figlio, dando così vita alla Caffarel-Prochet.

Tuttavia, le guerre risorgimentali inducono il governo piemontese a ridurre l’importazione di generi di lusso, tra cui il cacao: allora Prochet ha l’intuizione di sostituire il cacao con una pasta ottenuta dalla triturazione della Nocciola Tonda Gentile delle Langhe, che il territorio produce in abbondanza.
Iniziano così la produzione di un cioccolatino inconfondibile, che mantiene nella forma il “colpo di cucchiaio” con cui viene tagliato a mano l’impasto.
Nel 1852 i due imprenditori brevettano la nuova ricetta e avviano la produzione del Givù, che in piemontese significa “mozzicone di sigaro”: è il primo cioccolatino incartato singolarmente, una novità.
Fortunatamente il nome dura poco: durante il Carnevale 1866 un attore che interpreta la tradizionale maschera locale di Gianduja riversa sulla folla festante una pioggia di givù: da quel momento il cioccolatino rimane legato al nome della maschera, diventando il gianduiotto che tutti conosciamo.
(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
I don’t know if you ever tried a gianduiotto chocolate: you have to because it’s delicious.
It was invented by Pier Paul Caffarel and his son Isidore.
Pier Paul Caffarel was born in 1783 in a village named Luserna San Giovanni, not far from Turin.
Chocolate was popular in Turin at the time: the presence of the court and a large aristocratic class stimulated the production and consumption of drinks based on sugar syrup, cocoa, milk and coffee, including hot chocolate and the bavareisa, ancestor of the famous Bicerin.
So in 1826 Caffarel bought a small factory in the San Donato district of Turin and transformed it into a modern factory: it purchased a machine producing over 320 kilos of chocolate for day and a hydraulic machine capable of refining cocoa powder and mixing it with sugar and vanilla.
In 1845, Isidore Caffarel succeeded his father in the company and entered into partnership with industrialist Michele Prochet. The Prochet Gay & C. chocolate shop merges with Caffarel Father and Son, thus creating Caffarel-Prochet.
During the Wars of the Resurgence it was very difficult to buy luxury items like cocoa. So Prochet decided to replace cocoa with a paste obtained by grinding the hazelnut, which the Langhe area produces in abundance.
Caffarel and Prochet begun the production of a new type of chocolate and in 1852 patented the new recipe. Also it was the first individually wrapped chocolate, a novelty.
During the 1866 Carnival, an actor dressed in the traditional local mask of Gianduja poured a shower of gianduiottos on the jubilant crowd: from that moment on, the chocolate remained linked to the mask’s name.
We are all very grateful to Caffarel a Prochet for their invention.
Pier Paul and Isidore Caffarel rest in Monumental Cemetery in Turin.