
Di Paola Redemagni
Sulla cima del campanile di S.Eustorgio non troverete la croce tradizionale: troverete invece una stella. Perché la chiesa milanese custodisce la tomba dei Re Magi. O meglio: una delle loro due tombe.
Secondo la leggenda fu Sant’Elena – la madre dell’imperatore Costantino che concesse la libertà di culto ai cristiani facendo così cessare le persecuzioni – a ritrovare la loro tomba a Gerusalemme, nel corso di un pellegrinaggio compiuto nel 326 d.C. alla ricerca dei luoghi della Natività, della Passione e della Risurrezione di Cristo.

Elena volle che i corpi fossero trasferiti a Costantinopoli, capitale dell’Impero Bizantino.
Nel 343 fu poi lo stesso Imperatore Costantino a donarli al vescovo milanese Eustorgio, nel corso della visita alla capitale fatta per ricevere la conferma della sua nomina come vescovo di Milano.
I corpi furono posti in un grande e pesante sarcofago che, trainato da due buoi, cominciò il suo viaggio verso Milano ma giunte alle porte della città le povere bestie stramazzarono al suolo, sfinite dalla fatica. Eustorgio decise così di costruire sul luogo una basilica in cui custodire le reliquie che qui riposarono tranquille per più di otto secoli.

Ma nel 1162 l’imperatore Federico I di Svevia detto il Barbarossa cala in Italia per imporre la sua autorità, rappresentanti imperiali in ogni città e gravosi tributi: Milano si ribella ma viene assediata e distrutta.
Barbarossa si impossessa delle reliquie dei Magi come parte del bottino di guerra e le trasporta in Germania, affidandole al vescovo di Colonia Rainaldo di Dassel.
Si trovano tuttora nel duomo di Colonia, custodite in un grande reliquiario in legno ricoperto di lamina d’argento dorata, intarsiata, decorata con altorilievi, smalti, gemme e cammei antichi, opera dell’artista Nicolas de Verdun.

A Sant’Eustorgio rimane la grande arca in pietra visibile nel transetto destro: sul tetto a capanna sono incise la stella cometa e la scritta settecentesca “Sepulcrum trium Magorum”.
Per secoli i milanesi tentarono invano di ottenere la restituzione dei corpi: solo nel 1904 l’arcivescovo di Milano cardinale Ferrari ottenne la riconsegna di alcuni frammenti che, esposti in un’urna in vetro e bronzo realizzata dalla Bottega Mezzetti e Redaelli di Milano, sono esposti accanto al sarcofago.
(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
The Milanese church of Sant’Eustorgio houses the tomb of the Three Kings.
According to legend, it was St Helena, mother of Emperor Constantine, who found their tomb in Jerusalem during a pilgrimage in 326 A.D., searching of the sites of Christ’s Nativity, Passion and Resurrection. Helena wanted the bodies transferred to Constantinople, capital of the Byzantine Empire.
In 343 the Milanese bishop Eustorgio went to the Emperor to receive confirmation of his appointment as bishop of Milan. On that occasion, Constantine donated the precious relics to Eustorgio.
The bodies were placed in a large, heavy sarcophagus which, pulled by two oxen, began its journey to Milan. Arriving at the city gates, the oxen refused to continue. Eustorgio thus decided to build a basilica on that site to house the relics, which rested there quietly for more than eight centuries.
But in 1162 Emperor Frederick I of Swabia, known as Barbarossa, determined to impose his authority in Italy, besieges and destroys Milan.
Barbarossa took possession of the relics of the Three Kings and transported them to Germany, entrusting them to the Cologne bishop Rainald of Dassel.
who placed them in the Cologne cathedral, in a large wooden reliquary covered with gilded silver foil, inlaid, decorated with high reliefs, enamels, gems and ancient cameos, produced by Nicolas de Verdun.
At Sant’Eustorgio remains the large stone ark with the comet star and the 18th-century inscription ‘Sepulcrum trium Magorum’ engraved on the roof.
For centuries, the Milanese tried in vain to obtain the restitution of the bodies: it was only in 1904 that the archbishop of Milan Cardinal Ferrari obtained the return of some fragments, which, displayed in a glass and bronze urn made by the Mezzetti and Redaelli workshop in Milan, are displayed next to the sarcophagus.