
Di Paola Redemagni
Non è bella Aloisa ma è la figlia del signore del borgo e ha diritto a un matrimonio come si deve.
Lui invece è capitano di milizia, bello, traditore. E le spezza il cuore, abbandonandola.
Muore, Aloisa: di gelosia, di abbandono, di crepacuore.
E da allora vaga nel castello e nel borgo di Grazzano Visconti, protettrice degli innamorati non corrisposti che si rivolgono a lei per un aiuto, lasciando un piccolo dono presso la sua statua nella Piazza del Biscione.
Non denaro – Aloisa era ricca – ma qualcosa che lusinghi la sua femminilità e lenisca il senso di abbandono: un fiore, una collana, un monile.
Ma guai a mancarle di rispetto: allora la dama si rivela assai manesca e volano schiaffoni ai malcapitati.

Qualche volta se la prende con gli ospiti del duca Giuseppe Visconti di Modrone che tra il 1906 e il 1915 restaura il castello e riporta in vita il borgo, creando un sogno neomedioevale in cui accorrono i turisti.
Il duca si diletta di spiritismo ed è proprio a lui che Aloisa si rivela durante una seduta: “Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti”.
Romantica, malgrado tutto. Giuseppe Visconti ne raccoglie la storia e ne traccia anche un ritratto che servirà da modello per le sculture che potete incontrare nel castello e nelle vie di Grazzano: fantasma benefico e genio tutelare del luogo.