
di Paola Redemagni
La basilica di S.Eustorgio a Milano non custodisce soltanto il sepolcro dei Re Magi (L’arca dei Re Magi) ma anche un vero gioiello architettonico: Cappella Portinari. Fu realizzata tra il 1462 e il 1468 su commissione di Pigello Portinari.
Direttore della filiale milanese del Banco Mediceo fiorentino, Pigello Portinari fu personaggio di primo piano nel mondo economico e politico milanese: consigliere e amico di Francesco Sforza, esponente di spicco nei rapporti diplomatici, economici e militari tra Firenze e Milano, rappresentante della politica estera della famiglia Medici in Lombardia.
La cappella rappresenta una delle prime affermazioni dello stile rinascimentale toscano in Lombardia e si articola in un vano principale a pianta quadrata sovrastato da una cupola a sedici spicchi. Una piccola abside, pure quadrata, conclude l’ambiente. Angeli musicanti decorano il tamburo su cui si innesta la cupola policroma, gli arconi sono affrescati da Vincenzo Foppa con episodi della vita del Santo mentre la trabeazione, gli archivolti e l’incorniciatura delle finestre sono impreziositi da una ricca decorazione in terracotta.

La magnifica arca che custodisce il corpo di S.Pietro Martire è opera di Giovanni di Balduccio da Pisa e oggi si trova al centro della cappella, sotto la cupola. Eseguita in marmo di Carrara tra il 1336 e il 1339, in origine era posizionata nella quinta cappella della navata sinistra della Basilica e solo nel 1875 fu sistemata nella collocazione attuale.
Il monumento funebre presenta un’articolazione particolarmente complessa: dal basamento si alzano 8 pilastrini in marmo rosso di Verona a cui sono addossate altrettante sculture che rappresentano le Virtù, ai cui piedi sono collocati animali simbolici. Sulla fronte troviamo: Giustizia, Temperanza, Fortezza e Prudenza, rappresentata con ben tre volti, impegnati a evitare qualunque sorpresa.

Sul lato posteriore si trovano invece Obbedienza, Speranza, Fede e Carità.
Le sculture sorreggono il sarcofago con coperchio a spiovente. Il coperchio è decorato con figure di santi ed è sormontato da un tabernacolo cuspidato che racchiude la scultura della Vergine Maria con i santi Domenico e Pietro martire.
L’intera arca è decorata da bassorilievi che raffigurano episodi e miracoli della vita di S.Pietro Martire, intervallati dalle sculture di santi e dottori della Chiesa.
Pietro da Verona fu frate domenicano e secondo la Chronica maior di Galvano Fiamma, a partire dal 1233 visse nel convento milanese di S. Eustorgio, cosa che spiegherebbe il legame con la chiesa.
Nominato inquisitore dal Papa per la sua straordinaria capacità di predicazione, il frate fu molto attivo a Milano. Ben presto mise talmente in difficoltà gli eretici lombardi che questi decisero di eliminarlo: il 6 aprile 1252, durante un viaggio da Como a Milano, nei pressi di un bosco a Barlassina Pietro fu assalito da un sicario che lo colpì mortalmente alla testa con un grosso coltello ricurvo.

Circostanza che lo rende facilmente riconoscibile in storia dell’arte: chi altro andrebbe in giro con un falcione piantato in testa?
Secondo la leggenda la sua morte convinse molti eretici a convertirsi, soprattutto catari, e entrare negli ordini religiosi detti “mendicanti” o “frati predicatori”.
Pietro da Verona fu sepolto nel cimitero che sorgeva accanto alla Basilica di S.Eustorgio. L’anno seguente, in occasione della canonizzazione, il corpo fu deposto in un sarcofago collocato nella quinta cappella della navata sinistra.
Circa 80 anni più tardi, intorno al 1336, i Domenicani commissionarono un nuovo e più ricco monumento, che venne completato in tre anni di lavoro.
Nel 1736 l’arca fu poi trasferita nel coro della Cappella Portinari e infine, nel 1875, al centro della cappella, dove si trova tuttora e dove la leggenda narra che si trovi anche la tomba del ricco Pigello Portinari.