
Di Paola Redemagni
Leonardo Bistolfi, (Casale Monferrato 1859 – La Loggia 1933) fu tra i principali scultori attivi fra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo. La sua produzione funebre, sterminata e di altissimo livello, gli vale il soprannome di “Poeta della Morte”.
Bistolfi rinnova profondamente la scultura monumentale e funebre ottocentesca: attivo fra la fine del secolo e gli inizi del Novecento, contamina presto l’impronta verista iniziale con l’impressionismo di matrice scapigliata e con l’esempio di artisti come Giuseppe Grandi (Cinque Giornate a Milano) e Tranquillo Cremona, assorbiti durante gli anni di studio a Milano, ma anche con la poetica simbolista e il decorativismo liberty, dando vita a uno stile in grado di interpretare appieno il gusto della committenza pubblica e privata dell’epoca.

L’attività di Bistolfi si svolge nel periodo immediatamente successivo all’unificazione d’Italia, quando si avverte la necessità di creare, anche attraverso l’arte, simboli e modelli collettivi che possano rappresentare la nuova identità nazionale.
L’artista raccoglie così anche il desiderio di autocelebrazione familiare all’interno di quello spazio particolare che è costituito dal cimitero, proprio nel momento in cui si costituiscono i Cimiteri Monumentali, che divengono importanti luoghi di identificazione civica e sociale.
A imporlo in questo campo nel 1881 è la commissione per la famiglia Braida di un monumento sepolcrale da collocare nel Cimitero Monumentale di Torino (Il Parco delle Mezzelune. Cimitero Monumentale di Torino 1): l’Angelo della Morte, che interpreta in chiave simbolica il tema della morte infantile.

Da questo momento le committenze si susseguono: tra il 1889 e il 1892 La Sfinge per la tomba della famiglia Pansa a Cuneo; nel 1895 Le Spose della Morte per la cappella Vochieri a Frascarolo Lomellina e a Borgo S. Dalmazzo la tomba La Bellezza della Morte, realizzata per l’ingegner Grandis autore del traforo del Fréjus; nel 1898 il Dolore confortato dalle memorie, oggi presso il Monumentale di Torino; nel 1900 il Sogno per il monumento funebre Cairati-Vogt a Milano; nel 1902 La Morte e la Vita per la tomba Abegg a Zurigo; tra il 1902 e il 1904 il monumento funerario per Hermann Bauer al cimitero di Staglieno a Genova (Cimitero di Staglieno – Genova); nel 1906 la cappella di famiglia per il grande direttore Arturo Toscanini al Monumentale di Milano (Edicola Toscanini).
Solo per citare le più importanti.
Bistolfi rappresenta anche uno dei massimi interpreti del gusto liberty in Italia, tanto da partecipare al comitato promotore per l’Esposizione internazionale delle arti decorative moderne del 1902 a Torino, per la quale disegna anche il famosissimo manifesto Ars.
Nello stesso anno fonda insieme con D. Calandra, G. Ceragioli, G. A. Reycend ed E. Thovez il periodico L’arte decorativa moderna, che sostenne vivacemente l’art nouveau.

Accanto alle committenze private, l’artista ricevere anche importanti committenze per monumenti pubblici dedicati ai personaggi principali della politica e della cultura del Risorgimento: Giovanni Segantini (1906, Saint Moritz), Giuseppe Garibaldi (1908, Savona), Camillo Cavour (1911, Bergamo), Giosuè Carducci (1928, Bologna) e due gruppi scultorei per l’Altare della Patria a Roma (1907-1911).
Benché Bistolfi trascorra la sua esistenza prevalentemente in Piemonte, le sue opere sono ospitate oggi in spazi pubblici, musei e collezioni in tutto il mondo: non solo in Europa ma negli Stati Uniti, in Messico, Argentina, Perù e perfino in Giappone.

Muore nella sua abitazione di La Loggia, il piccolo paese in provincia di Torino dove possedeva una villa e il suo studio, il 2 settembre 1933.
E’ sepolto nel Famedio del cimitero di Casale Monferrato e per ricordarlo il Comune ha posto davanti all’edificio una copia della sua scultura Cristo che cammina sulle acque.
Si ringrazia il Comune di Casale Monferrato per la collaborazione.