L’ultimo volo di Maddalena

Di Paola Redemagni

I pescatori al largo di Tirrenia dissero di aver sentito un gran boato, come di tuono, e visto cadere i frammenti dal cielo. Forse era esploso in volo: forse i vapori del combustibile si erano accumulati nella cabina di guida e il comandante, si sa, era un accanito fumatore.

O forse era stata la coda a rompersi o l’albero motore…

Come che sia, la mattina del 19 marzo 1931 il Savoia 64 si era disintegrato nel cielo di Marina di Pisa portando con sé il Tenente colonnello Umberto Maddalena, il Capitano Fausto Cecconi e il Sottotenente motorista Giuseppe Damonte. Uno dei tre, forse il comandante, era riuscito a lanciarsi con il paracadute, finendo in mare ma non era stato possibile raggiungerlo e l’acqua lo aveva inghiottito…

Le ricerche proseguono nella notte e nei giorni seguenti: rimorchiatori venuti da Livorno, cacciatorpedinieri, palombari, pescatori locali. 250 artiglieri setacciano la costa e la pineta di Calambrone, alla presenza del Ministro dell’Aeronautica Italo Balbo, ai cui ordini avevano preso parte – solo due mesi prima – alla prima crociera aerea transatlantica diretta in Brasile.

Nulla viene lasciato intentato ma solo nei giorni seguenti vengono ritrovati prima Damonte e poi Cecconi: il corpo di Umberto Maddalena non verrà mai recuperato.

(Umberto Maddalena. sd. By Unknown author – pisatoday.it, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=95110018)

Strano destino per lui: ufficiale di marina e aviatore con una serie impressionante di onorificenze militari, che aveva sfidato i ghiacci del Polo Nord nel disperato tentativo di rintracciare Umberto Nobile e i naufraghi del dirigibile Italia e che per primo aveva avvistato la Tenda Rossa, rifornendo i superstiti di viveri e di materiali.   

Insieme con Cecconi deteneva dal 1930 il primato mondiale di durata in circuito chiuso, conseguito volando senza interruzioni e senza rifornimento lungo il percorso Ostia-Anzio-Ladispoli per 67 ore, per un totale di 8188 km.

Al momento dell’incidente, Maddalena, Cecconi e Damonte erano impegnati in un semplice volo di trasferimento da Cinisello Balsamo a Roma, in vista della partenza prevista per il conseguimento di un nuovo record – questa volta di distanza – da ottenere con un volo tra Roma e il Messico.

(Tirrenia (PI), Memoriale di U.Maddalena, F.Cecconi, G. Damonte. Foto dell’autrice)

Per ricordare i tre aviatori, il Reale Aero Club di Livorno propone la costruzione di un faro monumentale sul luogo dell’incidente. L’anno seguente è invece il Comune di Pisa a porre un monumento commemorativo: una colonna proveniente dalla chiesa soppressa di San Lorenzo in Kinseca, sul cui basamento si legge:

Questa colonna vetusta

Della chiesa di S.Lorenzo in Kinseca

Pisa innalza

Dinanzi al mare che fu suo

Ai trasvolatori dell’oceano

Caduti per donare all’Italia

La gloria di più grandi conquiste.

Auspice il Municipio

Collocata il XIX III MCMXXXII (19 marzo 1932)

Ripristinata il XIX III MCMLVI (19 marzo 1956)

Attualmente il monumento si trova all’interno dello stabilimento balneare “Bagno Maddalena” a Tirrenia (sì, avete letto bene) e questo spiega la brutta foto.

Per chi non lo sapesse – cioè tutti quelli che non sono pisani – Kinzica era l’antico nome del quartiere oggi denominato San Martino, intitolato a Kinzica de’ Sismondi, fanciulla di nobile famiglia che, secondo la leggenda, aveva salvato la città dall’invasione dei saraceni poco dopo l’anno Mille.

Agli inizi del Novecento la colonna – insieme ad altre sette – era quanto rimaneva di un’antica chiesa  già presente nel 1096 nell’odierna piazza Chiara Gambacorti. Dopo la profanazione, avvenuta nel 1784, l’edificio fu adibito prima a bottega di maniscalco poi a scuderia di cavalli. Dopo il crollo del tetto, marmi e materiali furono asportati e riutilizzati.