Cimitero Suburbano di Reggio Emilia 2 – la memoria

Di Paola Redemagni

Il cimitero Suburbano di Reggio Emilia (Cimitero suburbano di Reggio Emilia 1 – la storia) oggi si estende su un’area di 48mila mq e comprende un ingresso monumentale, una chiesa, ampi edifici destinati ai colombari e 28 campi, otto dei quali costituivano il camposanto originale.

Nel 1931 l’architetto Prospero Sorgato progetta e avvia la costruzione dell’ingresso monumentale, posizionato lungo il lato occidentale del recinto cimiteriale.

L’ingresso viene completato nel 1837, in stile eclettico, caratterizzato dal cromatismo che alterna i caldi toni rossi del mattonato al colore chiaro della pietra. Presenta al centro un avancorpo monumentale aperto da un alto arco, sovrastato da una struttura a timpano aperto e da una lunetta decorata a mosaico con due angeli che alimentano la fiamma della vita, eseguita nel 1932 dal pittore Anselmo Giovi.

(Prospero Sorgato – Ingresso monumentale. Foto dell’autrice)

Dall’ingresso si dipartono due eleganti gallerie laterali porticate, che presentano sul fronte un motivo a colonne binate, e su cui si aprono le cappelle familiari.

Varcato l’ingresso si accede al recinto cimiteriale originario: un quadriportico ritmato da 56 arcate, contrassegnate nell’intradosso dell’arco dal numero della campata. Alcuni archi mantengono ancora la decorazione dipinta originale, come quello della famiglia Ruozi (Quadriportico, arco n.16). Come sempre, le sepolture avvengono nelle camere sepolcrali sottostanti il deambulatorio, chiuse da robuste botole sprangate.

(Accesso alle camere sepolcrali. Foto dell’autrice)

Immediatamente a destra dell’ingresso si trova l’Arco 33, dedicato ai reggiani illustri e benemeriti, in cui campeggiano le lapidi del musicista Achille Peri, del patriota Gioacchino Paglia, del professor Bernardino Catellani, presidente della Deputazione di storia patria, del notaio Angelo Flori, di Jacopo Lamberti che firmò l’ingiunzione per la costruzione del cimitero fuori dalle mura nel 1807.

La lapide più interessante, però, è quella anonima appartenente a un medico sconosciuto, ritratto di profilo all’interno di un classico medaglione ovale. Il ritratto sormonta un bassorilievo in cui è rappresentato con estremo realismo un intervento chirurgico: la pelle del volto è stata distaccata e rivoltata al di sopra del cranio, mettendo in mostra i muscoli sottostanti e l’occhio, ancora nella sua sede. La mano del chirurgo è ritratta mentre si avvicina impugnando un bisturi. Il fatto che la testa risulti appoggiata a un supporto mi fa propendere per la rappresentazione di un’autopsia, più che di un’operazione.

(Reggio Emilia – Arco dei cittadini illustri e benemeriti. Foto dell’autrice)

A partire dal 1926 l’arco risulta insufficiente per tutti i benemeriti: viene quindi predisposto un nuovo spazio presso l’arco n.4, a sinistra della chiesa. Il fondo del  nuovo memoriale è ricoperto interamente di marmo nero del Belgio, su cui sono incisi in oro i nomi dei cittadini distintisi per virtù civiche. L’arco è decorato ai lati da due lesene in marmo rosato veronese e da svelte colonnine che si concludono in fioriere, mentre al centro si alza un altare che porta sul fronte lo stemma del comune di Reggio.

Nel 1885 l’ingegnere P.Versè progetta il primo edificio destinato ai colombari e lo posiziona a sinistra del viale centrale. Disegna un edificio cubico rialzato rispetto al suolo dal basamento che nasconde il piano seminterrato. Movimenta la facciata con un pronao a quattro colonne in stile dorico, sormontate dalla trabeazione su cui campeggia la scritta Et nos immutabimur (Non muteremo) e dal frontone a timpano triangolare affiancato da acroteri.

(P. Versè – Primo edificio dei colombari. Foto dell’autrice)

Conclude l’edificio con una bassa cupola con lanterna schiacciata. Il pronao protegge alcuni monumenti funerari mentre sui lati dell’edificio e sul retro trovano posto numerose lapidi.

Negli anni i campi e i porticati si arricchiscono di edicole e monumenti, tra cui il bel viale dei sarcofagi, prospicente la chiesa.