Vita parigina di Edgar Degas

Di Paola Redemagni

Qualcuno ha lasciato un paio di scarpette da danza sulla soglia. Fortunatamente, perché a leggere l’intestazione della tomba di famiglia si pensa più a un ingegnere del gas che al grande pittore francese.

Una cappella al cimitero di Montmartre (leggi: Cimitero di Montmartre – Parigi): piccola, spoglia, disadorna, perfino desolata, così distante dai suoi quadri luminosi e pieni di vita. Perché è Edgar Degas – più ancora dei suoi amici impressionisti – a immergerci pienamente nella vita parigina a lui contemporanea.

Innamorato della vita moderna, i suoi quadri ci aprono le porte dei teatri e dei locali: siamo accanto alle piccole allieve delle scuole di danza, con i tutù vaporosi e i nastri colorati, spesso colte in gesti semplici – allacciarsi una scarpina, aggiustare il collarino, il vestito, i capelli – oppure sul palco, creature diafane, impalpabili, leggere.

(E.Degas. Danseuses. 1884-1885. Pastello su carta. © Musée d’Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt)

Ci trasporta a teatro, dove ci pone fra i musicisti dell’orchestra, o sulle tribune ad assistere alle corse dei cavalli, che riprende con un taglio quasi cinematografico, concentrandosi sul movimento degli animali, sulle masse muscolari, sulle figure dei fantini.

Al circo ci regala quello straordinario quadro che è Mademoiselle La La al Circo Fernando (1879), dove ritrae l’acrobata con un taglio ardito, mentre si libra nell’aria e il contrasto fra la figura della donna che sembra galleggiare priva di peso e la struttura solida, architettonica, del circo che le fa da sfondo pare già prefigurare il surrealismo.

Contrariamente ai suoi amici impressionisti – che sostiene in maniera determinante organizzando le loro mostre – preferisce dipingere in interno, studiando e riproducendo i suoi soggetti alla luce artificiale delle candele e del gas.

(E.Degas – Miss La La al Circo Fernando. 1879. Olio su tela. National Gallery, London. Public domain)

Ma il suo interesse si estende anche al mondo più umile e per la prima volta stiratrici, modiste e lavandaie diventano protagoniste di un’opera d’arte e Degas ne coglie la quotidianità e la fatica.

Figlio di un banchiere, non esita ad accostarsi a temi più sconvenienti o addirittura scabrosi: eccolo allora ritrarre l’umanità desolata nei bistrot, insinuarsi con delicatezza nelle stanze delle prostitute o catturare il corpo femminile in un momento di intimità, durante il bagno o la toilette. Pretesti per mettere a frutto il disegno che aveva appreso in Francia sulle opere di Ingres e di Delacroix e studiando a Roma e a Napoli la lezione del Rinascimento italiano.

(Parigi, Cimitero di Montmartre. Tomba di E.Degas. Foto dell’autrice)

A partire dal 1886 si acuiscono i disturbi alla vista contratti durante la guerra franco-prussiana del 1870 e Degas è costretto ad abbandonare i colori ad olio per il pastello, a dedicarsi all’incisione e alla scultura, dove si rivela ancora una volta un precursore, vestendo con un autentico tutù la figura in bronzo della sua Piccola danzatrice di 14 anni (1879-1881), e legandole la treccia con un vero nastro, in una contaminazione materica che anticipa l’arte contemporanea.

Muore a Parigi il 27 settembre 1917. Malgrado la tristezza degli ultimi anni, segnati dalla cecità, dalla scomparsa dell’amico Édouard Manet, dalla solitudine, la sua lezione luminosa e rivoluzionaria influenzerà l’arte a venire.