Sono io la Morte e porto corona (Clusone)

di Paola Redemagni

“Eo sonto per nome chamata morte, ferischo a chi / tocharà la sorte. Non è homo chosì forte che da / mi non po schampare. / Ognia omo more e questo mondo lassa / chi ofende a Dio amaramente passa. 1485”.

 “Eo sonto la morte piena di equaleza; sole voi / ve volio e non vostra richeza, e digna sonto / de portar corona per che segnorezi ognia persona”.

(Io sono per nome chiamata morte, ferisco a chi tocca in sorte. Non esiste un uomo così forte che possa scampare dalla mia opera. Ogni uomo muore e lascia questo mondo, chi offende Dio muore nel peccato. 1485. Io sono la Morte piena di equanimità, voglio voi e non la vostra ricchezza e sono degna di portare corona perché comando sopra ogni persona).

Così si presenta la figura della Morte nel grande affresco posto sul muro orientale dell’Oratorio dei Disciplini, a Clusone, uno dei cicli più belli e meglio conservati in Italia. Il suo discorso può essere letto nei quattro grandi cartigli che tiene in mano e che si sviluppano al disopra della scena.

L’affresco riprende un componimento religioso ben conosciuto all’epoca: il Contrasto della Morte col peccatore. Ed infatti vengono colpiti, senza distinzione, sia esponenti del potere politico che di quello religioso.

Riunisce i temi figurativi macabri più importanti in Europa nel Rinascimento, e che abbiamo già incontrato, ad esempio nel Camposanto di Pisa: l’incontro dei tre vivi e dei tre morti, il Trionfo della Morte e la Danza Macabra. (per approfondire: (https://storiedicimiteri.com/2018/09/04/pisa-il-campo-santo-3-il-trionfo-della-morte/   e https://storiedicimiteri.com/2018/07/31/il-campo-santo-di-pisa-un-modello-a-cui-guardare/ )

(Clusone. Giacomo Busca. Dettaglio del Trionfo della Morte. Brutta foto dell’autrice, ma faccio quello che posso…)

La lettura del ciclo inizia a sinistra, quando una compagnia di giovani impegnati nella  caccia al falcone – simbolo della vita dissipata in maniera futile – si imbatte nella Morte: due di loro assistono sgomenti, nascosti al sicuro nella vegetazione, all’uccisione dei compagni e alla fuga degli altri, e richiamano con il loro gesto l’attenzione dello spettatore sulla scena principale.

Al centro, in piedi sopra un grande sarcofago in marmo, si erge in tutta la sua potenza la Morte, rappresentata come uno scheletro incoronato, vestito con un mantello di stoffa damascata ornato di perle e fermato da un gioiello in rilievo.

Al suo fianco due scheletri armati di un arco a tre frecce e di un modernissimo archibugio, sono intenti a fulminare quante più persone: a sinistra, un uomo in preghiera, un mercante e un elegantissimo vescovo, che tentano di comprare la propria salvezza offrendo una cintura gemmata e un recipiente colmo di monete e un cardinale che si copre il volto con le mani, disperato. A destra, un Papa che tenta a sua volta di corrompere la Morte con un piccolo tesoro e una folla di notabili benestanti e di religiosi, che sembrano attendere quieti e rassegnati il proprio destino. 

(Clusone. Giacomo Busca. Dettaglio del Trionfo della Morte. Dal volume: Senza misericordia: il Trionfo della More e la Danza macabra a Clusone, di Chiara Frugoni e Simone Facchinetti, 2016, Einaudi. ).

Nel grande sarcofago marmoreo giacciono il Papa e l’Imperatore: vestono il ricco abito e il copricapo che dichiarano il loro potere e la loro ricchezza, ma i loro corpi sono gonfi, sintomo di una decomposizione già in atto, e insidiati da rospi, vermi, scorpioni e serpenti, che sono allo stesso tempo protagonisti del processo di decomposizione e simboli del male, e che sopravviveranno anche nelle realizzazioni successive, fino a tempi molto recenti. (https://storiedicimiteri.com/2022/03/16/la-tomba-dj-rat-dellingegner-pongiglione-2-la-morte/)

Al di sotto del sarcofago si trova un gruppo di potenti, che supplicano invano: un uomo inginocchiato offre un grosso anello mentre un Doge avvolto nel manto di broccato e oro, presenta un piatto di preziosi dolci di zucchero, in parte dorati.  

(Clusone. Giacomo Busca. Dettaglio del Trionfo della Morte: il Doge offre alla Morte dolci di zucchero. Dal volume: Senza misericordia: il Trionfo della More e la Danza macabra a Clusone, di Chiara Frugoni e Simone Facchinetti, 2016, Einaudi. ).

Solo due persone, poste dopo il Doge, sembrano estranei al dramma che si sta consumando: un re vestito con una sontuosa veste damascata rifinita in pelliccia e un saggio orientale. Rappresentano un episodio ben conosciuto già dall’antichità attraverso gli scritti di Erodoto e di Plutarco e poi attraverso i codici medioevali: la disputa intorno alla felicità e alla morte fra Creso, sovrano dalla ricchezza sterminata, e il filosofo greco Solone. Creso difende le ragioni della ricchezza mentre Solone quelle del vivere rettamente.

(Clusone. Giacomo Busca. Dettaglio con il re Creso e il filosofo Solone. Dal volume: Senza misericordia: il Trionfo della More e la Danza macabra a Clusone, di Chiara Frugoni e Simone Facchinetti, 2016, Einaudi. ).

L’episodio si inserisce bene nel quadro di insieme, come riflessione a non fondare la felicità sulla caducità dei beni terreni: solo la Morte, alla fine, permette di compiere il bilancio della propria vita, come sembra suggerire anche la quantità di sovrani in procinto di morire o già defunti presenti nell’affresco.