Pisa – Cimitero suburbano

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(Pisa, Cimitero della Misericordia. Foto dell’autrice)

Di Paola Redemagni

Tutti conoscono il Camposanto di Pisa (Il Campo Santo di Pisa: un modello a cui guardare), fra le più antiche architetture cristiane dedicate al culto dei morti. Ultimo ad essere realizzato fra gli edifici di Piazza dei Miracoli, ne chiude il lato settentrionale con la sua lunga parete marmorea.

Fondato nel 1277 per accogliere i sarcofagi romani presenti nell’area circostante il Duomo, nelle intenzioni dell’Arcivescovo Federico Visconti, l’edificio doveva essere un “luogo ampio e decoroso, appartato e chiuso”.

Con un notevole rovesciamento rispetto alla logica tradizionale, all’inizio i sarcofagi sono collocati allo scoperto al centro del chiostro  e tradizione vuole che la terra che li accoglie provenga, almeno in parte, dalla Palestina, portata dai crociati al termine della Seconda o forse della Terza Crociata. Terra santa, Campo Santo.

Ma il cimitero dei pisani è un altro e si trova lungo la via Pietrasantina, di fronte ad un campo che d’estate si copre di girasoli e che i turisti vanno a fotografare.

È uno dei pochi cimiteri che in Italia precedono l’emanazione dell’Editto di Saint Cloud.

Nel 1767, infatti, a seguito dello scoppio di un’epidemia di febbre terzana nel quartiere Santa Maria – il più esposto alle conseguenze delle sepolture cittadine – il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo decide di affrontare il problema attraverso la  realizzazione di un nuovo insediamento posto fuori città. Incarica quindi gli ingegneri Giovanni Andreini e Giovanni Domenico Riccetti di trovare una soluzione.

Considerazioni tecniche e ambientali fanno cadere la scelta sulla tenuta di Campaldo, di proprietà dei fratelli Venturi: i finanziamenti necessari alla costruzione vengono reperiti sopprimendo undici Compagnie religiose ed incamerandone i beni.

La vendita si conclude entro la fine del 1782 e frutta 35mila lire. Nel contempo vengono concluse le trattative per l’acquisto del terreno, quasi tutto di proprietà dei fratelli Venturi. L’appalto dei lavori è assegnato a Giovanni Battista Toscanelli.

Il 9 luglio 1783 il Granduca emana la legge che vieta le sepolture all’interno delle mura urbane e il 1 dicembre dello stesso anno viene inaugurato il nuovo cimitero.

Viene inoltre eretta una cappella per le funzioni religiose, poi ampliata nel 1821 con l’aggiunta del coro, dei loggiati e delle strutture destinate all’ospitalità dei francescani.

All’interno della cinta muraria resta lo storico Campo Santo medioevale, riservato alle sepolture illustri.

Poiché il nuovo sito si trova in posizione isolata, a circa un miglio dalla città, ed è difficilmente raggiungibile con i mezzi di trasporto dell’epoca, a partire dal 1805 si costituisce la Congregazione del Suffragio, che ha fra le sue occupazioni anche la cura delle sepolture e che dal 1809 assume la gestione dell’intero camposanto. La manterrà fino al 1877 quando, a seguito di un contenzioso fra la Congregazione ed il Comune di Pisa, quest’ultimo preferisce assumere l’amministrazione diretta del cimitero.

Negli anni seguenti si svolgono lavori e ampliamenti: nel 1883 si realizza una sezione dedicata agli acattolici e agli appartenenti a religioni diverse mentre il 18 novembre 1885 si inaugura il Tempio crematorio, realizzato dall’ingegner Venini su un’area concessa gratuitamente dal Comune. L’iniziativa è promossa dalla Società pisana per la Cremazione, che si è costituita il 17 luglio 1882.

Attualmente il cimitero copre un’area di 55.000 mq, in cui vecchi e nuovi ospiti convivono fianco a fianco.

L’ingresso è costituito da un avancorpo modesto ma dignitoso, abbellito da una coppia di semplici colonne doriche e dal ricorso ad alcuni elementi decorativi tradizionali: le torce rovesciate, la clessidra alata, le corone commemorative.

All’interno, al termine del grande campo d’ingresso, si trovano loggiati ottocenteschi e piccoli chiostri suggestivi, in cui il debordare della vegetazione e l’onnipresenza delle lapidi sembrano aver fermato il tempo.

È un cimitero molto “ciarliero”, in cui gli ospiti si raccontano volentieri e con abbondanza di particolari: un vero e proprio museo a cielo aperto di iscrizioni funebri.

Custodisce numerose personalità della storia culturale pisana, tra cui il matematico e informatico Alessandro Faedo, fra i padri del satellite italiano Sirio.