Non è un paese per bimbi

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(Cimitero Monumentale di Milano, foto dell’autore)

Di Paola Redemagni

L’Italia dell’Ottocento e dei primi del Novecento non è un paese per bimbi.

I censimenti raccontano che, su un milione di nati, un terzo non arriva a 5 anni. Se non si muore di parto – spesso insieme alla madre – si muore di malattia, allattamento, ignoranza, povertà.

Nel primo anno di vita la possibilità di sopravvivenza dipende dalla disponibilità di latte materno. La mortalità infantile colpisce il 20% dei bimbi allattati al seno, il 30-35% di quelli affidati a una nutrice e il  50-60% di quelli allevati artificialmente.

Il coinvolgimento sempre maggiore delle donne in fabbrica determina una riduzione dell’allattamento naturale e il ricorso a quello misto, a base di latte animale: di capra, di mucca, di asina. Magari utilizzando un biberon prodotto in casa artigianalmente, legando sul collo di una piccola bottiglia il budello di una capra, forato al centro.

Periodicamente fanno la loro comparsa le epidemie: tifo, colera, difterite…

La diffusione della vaccinazione limita il diffondersi del vaiolo. Tuttavia, malgrado la sua efficacia, urta a lungo contro pregiudizi e arretratezze culturali. I governi locali le riservano attenzioni diverse, differenti lungo tutta la penisola: se nel 1809 nel Regno d’Italia si contano un milione e mezzo di vaccinati, nel Mezzogiorno l’impiego del vaccino procede a rilento. Negli Stati della Chiesa nel 1824 si giunge perfino ad abolire gli obblighi di vaccinazione, causando una recrudescenza del morbo.

L’immunizzazione, gratuita e regolamentata da precise leggi, resta così a lungo episodica, fino a quando nel 1888, dopo l’unificazione, diviene obbligatoria per legge.

La pediatria muove i suoi primi passi ma le resistenze sono fortissime. Alla povertà, che limita la possibilità di pagare il medico e cure adeguate, si aggiunge la diffidenza nei confronti di una figura vista come distante, soprattutto in campagna. Un pregiudizio che fa sì che il medico non venga chiamato o chiamato troppo tardi.

Nell’Ottocento, l’Italia non è un paese per bimbi…