Crespi d’Adda, un villaggio operaio e il suo cimitero

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Il cotonificio. (Foto by adirricor (Own work) [CC BY 3.0], via Wikimedia Commons)

Di Paola Redemagni

Viaggiando da Milano a Bergamo, sotto il ponte di Trezzo vedrete scorrere l’Adda mentre a sinistra si ergono i resti della torre e del castello che ispirò a Giovanni Verga – sì, quello dei Malavoglia – una bella novella gotica a base di amanti murati vivi.

Uscendo a Capriate San Gervasio potete fare due cose: intrupparvi in un noto parco divertimenti oppure seguire le indicazioni per Crespi d’Adda e fare un tuffo nell’Ottocento.

Crespi è un luogo particolare: inventato dal nulla dall’imprenditore Cristoforo Benigno Crespi e dal figlio Silvio Benigno, che avevano bisogno di un luogo decentrato e ricco d’acqua dove far sorgere la loro azienda tessile.

Il cotonificio inaugura il 25 luglio 1878 e impiega operai specializzati provenienti da Busto Arsizio, che dovranno istruire la manodopera reclutata sul posto. Per evitare lunghi spostamenti (e tempi improduttivi), i Crespi decidono di creare intorno alla fabbrica un intero villaggio operaio. Qui tutto è studiato per l’andamento ordinato della vita nel villaggio: la chiesa e la scuola, la mensa, la cassa di previdenza, l’ambulatorio, l’ufficio postale, il dopolavoro, il teatro, la banda musicale.

Il contadino divenuto operaio, isolato dai villaggi vicini, sradicato dalla terra, cui non sa e non può fare ritorno, impossibilitato a trovare fonti di lavoro alternative nella zona, dipende così per la sua sopravvivenza totalmente dal datore di lavoro.

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Castello Crespi (Foto by Blackcat (Own work) [CC BY-SA 3.0] via Wikimedia Commons)

All’ingresso del villaggio s’incontra il castello padronale: chiuso nelle sue mura, possente e difendibile, evoca la potenza del capitale, l’autorità padronale e una certa diffidenza verso gli abitanti del villaggio. La fabbrica unisce elementi funzionali, come i tetti a sheds, e ricercatezza stilistica: ingresso elaborato, stile eclettico, il recupero di forme del Quattrocento lombardo nella decorazione in cotto dei corpi di fabbrica.

Dirimpetto si sviluppa l’abitato, con tipologie abitative diverse a seconda della gerarchia raggiunta in fabbrica dall’inquilino: casette bifamiliari per gli operai e ampie ville per i dirigenti, dalla decorazione pittoresca.

Nel 1894 il villaggio è completato nelle sue linee generali.

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Mausoleo Crespi e cimitero del villaggio (Foto by Luigi Chiesa (Own work) [GFDL, CC-BY-SA-3.0 or CC BY-SA 2.5 it], via Wikimedia Commons)

Al termine di un viale alberato, separato da una zona di rispetto, sorge il cimitero, progettato e realizzato da Gaetano Moretti e dominato dall’immenso mausoleo Crespi.

Eretto fra il 1896 ed il 1907, la sua mole è insieme piramide, fortezza, torre di guardia. Per possanza, chiusura, incombenza, ricorda il castello: come quello domina lo spazio dei vivi, così il mausoleo domina lo spazio dei morti. Due ali emicicliche si allargano dalla tomba ad abbracciare il piccolo camposanto e sono insieme muraglia difensiva e simbolo dell’ideale filantropico-paternalistico che  anima tutta l’opera del villaggio. All’interno, lungo i muri perimetrali si allineano i monumenti individuali delle maestranze specializzate e dei capi reparto, mentre al centro si ripetono le semplici croci ordinate degli operai, tutte uguali fra loro, cippi in pietra appena modulati da motivi lineari.

Nessuna uguaglianza, qui, né in vita né in morte.