
(Bologna, Cimitero della Certosa. Foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
Sulle prime ho pensato a un errore. In seconda battuta, ho dato una possibilità sociale al signor Zani, ipotizzando un cambiamento professionale importante, l’assunzione nel corpo dei pompieri e l’avvio di una carriera.
Infine – e finalmente – ho provato a connettere i quattro neuroni cerebrali che convivono ancora nella mia scatola cranica, arrivando alla conclusione che forse non si trattava di una professione edile…
Guarda caso, infatti, nel corso dell’Ottocento la Massoneria italiana – i fratelli muratori – era impegnata nella promozione di un nuovo modello di cimitero laico a carattere non religioso ma civile, senza distinzione di riti, appartenenze, credenze, e l’uso della cremazione.
Per la comunità massonica il fuoco possiede infatti un significato importante. Rifacendosi al linguaggio alchemico, il Fuoco è sostanza pura, eterna. Rappresenta lo strumento indispensabile al compimento della Grande Opera e alla modificazione dei diversi stati della natura. E’ il mezzo per modificare ciò che è mortale in ciò che non può morire. Attraverso il Fuoco l’uomo brucia le sue scorie e, divenuto pura scintilla, può unirsi alla Fonte da cui si è separato.
Infatti sono molti gli studiosi che sostengono l’esistenza di una precisa coincidenza fra il Tempio Massonico e la scelta del nome con cui battezzare l’edificio che ospita gli apparati tecnici necessari e le urne cinerarie: il Tempio Crematorio.
Certo il signor Zani conosceva bene il fuoco, tanto da affidargli le sue ultime volontà, dopo averlo combattuto per tutta la vita.