
(Cimitero Monumentale di Novara, foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
Facciamo un gioco: che cosa hanno in comune un serpente e una falena? In prima battuta verrebbe da dire: nulla. In realtà non è così e infatti qui li troviamo insieme: l’Uroboro e la farfalla notturna.
Il simbolo dell’Uroboro, il serpente che si morde la coda e così disegna un cerchio perfetto, è una figura carica di significati: la sua rappresentazione più antica si trova in un testo funerario egizio. Ebbe poi un discreto successo non solo nell’antichità: attraverso il neoplatonismo e il Rinascimento arriva fino alla scultura funeraria del 19° secolo.
In altre rappresentazioni si può trovare un drago o due serpenti che congiungono la bocca alla coda. Infatti il termine deriva dal greco antico οὐροβόρος, dove οὐρά (urà) è la coda e βορός (boròs) significa “che morde”.
In storia dell’arte, per le loro caratteristiche il cerchio e la sua variante tridimensionale – la sfera – rappresentano la perfezione: non hanno un inizio e una fine ed ogni punto della loro superficie o della circonferenza è equidistante dal centro. In particolare l’Uroboro simboleggia l’avvicendarsi della vita e della morte, l’eterno ritorno, il nuovo inizio che segue ogni fine, la fine del mondo e la creazione, il cosmo intero.
Inoltre, poiché ogni anno abbandona la vecchia pelle, il serpente è simbolo di passaggio, di cambiamento di stato e quindi anche di rinascita e di rigenerazione.
Qui è associato alla figura della falena, che per la sua indole notturna è un richiamo alla morte ma, in quanto creatura alata, rappresenta l’anima che vola al Cielo. Inoltre, come farfalla che nasce dal bruco, può rappresentare come il serpente un simbolo di rinascita.
L’associazione dell’Uroboro e della falena può quindi essere letto come un messaggio di speranza ed il simbolo del raggiungimento di una vita superiore.