
(Rodolfo Vantini, Cimitero Monumentale di Brescia, chiesa di S. Michele Arcangelo. Foto dell’autrice)
Di Paola Redemagni
Al liceo non te lo raccontano ma quando Ugo Foscolo dà alle stampe I Sepolcri, nell’aprile 1807 per i tipi di Nicolò Bettoni, si trova a Brescia.
Non so se sia solo un caso e mi sono ripromessa di indagare perché credo poco alle coincidenze. Fatto sta che l’anno precedente le autorità cittadine avevano avviato le pratiche per la costruzione del primo cimitero neoclassico in Italia: un modello esemplare, ispirato alle forme del Pantheon e dei templi greci, che rimarrà a lungo il prototipo per ogni altra architettura funeraria neoclassica.
L’Editto di S.Cloud porta la data del 23 Pratile dell’anno XII – 12 giugno 1804 – e viene convertito in legge per tutti i territori napoleonici il 5 settembre 1806.
A Brescia si decide di riunire tutte le sepolture cittadine in un unico luogo, fuori da Porta Milano. Il terreno viene acquistato nel 1808 e cintato da un alto muro: un quadrato perfetto di 154 metri di lato. Viene benedetto il 10 gennaio 1810 ma non incontra il favore della cittadinanza, che accetta malvolentieri l’allontanamento dei defunti dalle chiese e il disordine con cui le sepolture vengono allestite in un primo momento.
A partire dal 1813 si decide quindi di procedere con un progetto più organico e l’incarico viene assegnato ad un giovane architetto appena ventitreenne, formatosi a Pavia e Milano: Rodolfo Vantini.
Vantini realizza un complesso di grande nitore formale, ispirato alle forme del Pantheon e dei templi greci, con evidenti echi canoviani, in cui le architetture neoclassiche convivono con grande equilibrio con gli inserti naturalistici.
Un lungo viale fiancheggiato dai cipressi conduce alla chiesa di S.Michele Arcangelo, costruita a partire dal 1815: posta dirimpetto all’ingresso principale, fornisce il punto prospettico dell’intero complesso.
Davanti all’edificio religioso, il viale si apre in un ampio emiciclo. Lungo il viale e l’emiciclo, al di sotto dei cipressi, i monumenti funebri dalle forme classiche ripropongono l’immagine della necropoli antica.
Ma l’invenzione più straordinaria dell’intero complesso si trova alle spalle della chiesa: una torre-faro alta sessanta metri, coronata da una lanterna, indica ai viandanti terreni e ultraterreni l’approdo ad un porto di pace. Un segno laico e potente, che riecheggia i progetti visionari degli architetti rivoluzionari francesi.
Fu terminata nel 1864, dopo la morte di Vantini, e l’architetto tedesco Heinrich Strack ne fu così colpito da farne il modello per la realizzazione della colonna con la Vittoria alata che oggi si trova al centro del Tiergarten, a Berlino (1873).
All’interno del cimitero è sepolto naturalmente lo stesso Rodolfo Vantini, anche se l’ospite più illustre è probabilmente l’eroe del Risorgimento Tito Speri (1825-1853), cui è riservata una grande tomba nel sacrario militare.