
(Danza macabra, parete esterna della chiesa dei Disciplini, Clusone, BG. By Wikimedia Commons, GNU Free Documentation License 1.2)
Di Paola Redemagni
Non alludiamo con questo a certe esibizioni di soubrette televisive, che pure rientrano nel tema dell’orrido, ma a una particolare tipologia di immagini che si diffonde a partire dal 15° secolo in Europa settentrionale, in Francia, nei paesi germanici, in Polonia e nell’Italia del nord. Forse evoluzione dei drammi liturgici che nel medioevo animavano le celebrazioni religiose nelle occasioni più importanti e che cominciavano ad essere rappresentati anche al di fuori delle chiese.
Nella danza sono coinvolti esponenti di ogni censo, sesso ed età, presentati secondo l’ordine di importanza del tempo, ognuno accompagnato da uno scheletro danzante: il ricco e il povero, il vecchio e il giovane, il borghese e il contadino, il monaco e la suora. Non sfuggono al corteo neppure il Papa o l’Imperatore.
In origine la Danza Macabra è solo maschile: l’intento di associare l’ammonimento sulla transitorietà delle cose terrene e il concetto di uguaglianza dinanzi alla morte, fa mettere in prima linea quanti esercitano le professioni e godono delle dignità sociali: gli uomini, appunto. Ma forse è anche un ricordo della sua origine teatrale, quando gli interpreti erano tutti di genere maschile.
L’elemento femminile compare solo successivamente. I ruoli sociali e le occupazioni scarseggiano e una volta enumerate le principali categorie sociali (la regina, la gentildonna), religiose e qualche mestiere, si completa la lista piuttosto scarna con l’enumerazione dei diversi stadi della vita femminile: bambina, fidanzata, sposa, madre.
I vivi non si ribellano a questa chiamata: ciò che li sorprende è, semmai, la sua repentinità. I sentimenti sono improntati alla tristezza e allo stupore: nessuno sfugge alla Morte.
Secondo molti storici la Danza Macabra esprime la crisi spirituale ed esistenziale che investe l’ultimo Medioevo, collegata con la crisi demografica e economica conseguente alle grandi epidemie di peste. Si stima che l’epidemia di peste nera che devastò l’Europa nel 1348, quella descritta da Boccaccio nel suo Decamerone, si portò via circa un terzo dei 75-80 milioni di persone che costituivano all’epoca la popolazione del continente.
In Italia se ne possono ammirare begli esempi sui muri esterni della chiesa dei Disciplini a Clusone, e in Val Rendena nelle chiese cimiteriali di S. Stefano, a Carisolo, e di S. Vigilio a Pinzolo, dove la Danza Macabra si svolge per ben venti metri e forse ha ispirato a Angelo Branduardi il suo “Ballo in fa diesis minore”.
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