Di Giancarlo Gonizzi, progetto “Città della memoria”, ADE SpA Cimiteri di Parma

(Giuseppe Mancini – Famedio di Cleofonte Campanini. Cimitero della Villetta, Parma. Foto dell’autore)
Posto all’incrocio dei viali centrali dell’ottagono, con i suoi otto metri di altezza, il Famedio di Cleofonte Campanini è uno dei monumenti più imponenti del Cimitero della Villetta. L’opera, permeata di gusto visionario e fantastico, fu realizzata dall’architetto Gian Giuseppe Mancini per il direttore d’orchestra Cleofonte Campanini (1860-1919), parmigiano, che era scomparso a Chicago nel dicembre 1919, dopo aver acquistato fama internazionale e grandi onori.
Il monumento presenta una pianta quadrangolare di circa cinque metri di lato. Sull’imponente basamento due altorilievi – alla cui realizzazione collaborò anche lo scultore parmigiano Carlo Corvi (1904-1978) – alludono all’inizio e alla fine della vita.
L’altorilievo di sinistra raffigura una natività. Alla base è scolpita la parola Aurora; inciso il nome dell’autore e della fonderia Canziani di Pistoia. Sul lato destro troviamo una deposizione nel sepolcro: il Tramonto.
Due bracieri semicircolari sorretti da mani a rilievo raccordano il basamento al colossale gruppo bronzeo soprastante: un organo che accoglie in una nicchia una figura femminile – probabile allegoria della musica – avvolta in una aderente tunica velata e protesa a lanciare verso l’alto un nugolo di colombe.

(Giuseppe Mancini – Famedio di Cleofonte Campanini: allegoria della Musica Cimitero della Villetta, Parma. Foto dell’autore)
In facciata è posta una ricca panoplia: una ghirlanda d’alloro e mani che reggono un libro aperto su cui si legge: “Cleofonte Campanini, vivificatore magnifico di – poemi musicali, onorò nei teatri del mondo, sé e la patria. Parma 1 settembre 1860 – Chicago 19 dicembre 1919”.
L’estro compositivo di Mancini struttura l’edificio per piani successivi convergenti verso l’apoteosi plastica rappresentata dalle canne d’organo e dalla figura femminile che lancia le colombe verso il cielo, chiaro riferimento al ruolo della musica e all’attività artistica del defunto. Inserti di ceramica e bassorilievi dorati alleggeriscono visivamente la possente massa del bronzo.
L’imponente costruzione è uno straordinario esempio di inventiva plastica e simbolica, dove i classici motivi della vita e della morte vengono rivisitati secondo canoni espressivi modernisti. I soggetti della natività e della deposizione, di chiara derivazione cristiana, vengono svolti dal Mancini in forma più laica e universale, intrisa anche di riferimenti all’iconografia sociale di quegli anni.
L’interno, cui si accede sul lato posteriore da un cancello dalla notevole decorazione Déco, è caratterizzato da un soffitto a cupola con bassorilievi in stucco: angeli cantori innalzano le loro note verso un cielo caleidoscopico formato da cerchi concentrici dalle tonalità verdi e blu, giunge a circondare il volto di Cristo, dorato e in rilievo.

(Giuseppe Mancini – Interno del Famedio di Cleofonte Campanini. Cimitero della Villetta, Parma. Foto dell’autore)
Al fondo dello straordinario ambiente, elementi marmorei montati diagonalmente sorreggono un cerchio di colombe dalle ali spiegate che abbracciano la mano d’oro del direttore d’orchestra. La raffigurazione, a forma di stella si incastona in un vetro monocromo color rubino ed è circondata da inserti in mosaico.
L’ambiente è teatro di invenzioni simboliche e figurative nuove, in un crescendo verso il culmine della volta. Come all’esterno la musica, qui sono le note degli angeli cantori che portano lo sguardo a fissarsi, oltre la natura, lo spazio ed il tempo, nel volto di Cristo che tutto sovrasta e protegge.

(Giuseppe Mancini – Interno del Famedio di Cleofonte Campanini. Particolare con gli angeli cantori. Cimitero della Villetta, Parma. Foto dell’autore)
Il monumento oltre ad accogliere le spoglie di Cleofonte Campanini, traslate in Italia dalla vedova e dal nipote il 30 aprile 1920, ospita, nella cripta sotterranea anche le sepolture della cantante lirica Eva Tetrazzini (1862-1938), moglie del Campanini, del fratello Italo Campanini (1845–1896), del nipote Lohengrin Italo Campanini (1878-1951) e del compositore Luigi Ferrari Trecate (1884–1964) nativo d’Alessandria, organista della Cattedrale di Parma.
La tomba fu costruita a spese dalla vedova. Vi contribuì per gratitudine verso il maestro, anche il soprano Rosa Raisa Burstein. Il 5 giugno 1965 Teresa Pagani, vedova di Italo Campanini, donava alla Cassa Scolastica del Conservatorio di Musica “A. Boito” di Parma la tomba Campanini, che fu restaurata tre anni dopo grazie alla sottoscrizione pubblica organizzata dalla “Gazzetta di Parma” secondo il progetto, offerto gratuitamente dall’Ing. Giorgio Pizzigoni, per un importo complessivo di 600.000 Lire.
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