Il Campo Santo di Pisa: un modello a cui guardare

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(Pisa, Campo Santo, esterno. Foto dell’autore)

Di Paola Redemagni

Tutto comincia qui. Perché per secoli questo è “il” camposanto: una delle architetture medievali cristiane più antiche destinate al culto dei morti. Un modello a cui guardare: cimitero, museo, raccolta d’arte, pantheon.

Quando se ne inizia l’edificazione nel 1277, la piazza monumentale è già delineata e il Duomo, il Battistero, la Torre sono in costruzione.

Rispetto a queste architetture ricoperte di statue e di mosaici, traforate da arcate e scandite dal ritmo elegante delle colonne, il Campo Santo si presenta come un volume compatto, una quinta in marmo che chiude il lato settentrionale della piazza, appena movimentata dalle arcate cieche, dalle cornici decorate, dalle testine che si affacciano fra un arco e l’altro.

Sopra il portale d’ingresso un bel tabernacolo gotico, attribuito a Lupo di Francesco, ospita una Madonna in trono con Bambino e Santi.

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(Pisa, interno del Campo Santo. Foto dell’autore)

Ma le mura inespugnabili proteggono sempre qualcosa di prezioso. Dentro la scena cambia drasticamente e la luce irrompe dalle ampie arcate che traforano il lato interno e che circondano il prato centrale che, secondo la tradizione, accoglie la terra portata dal monte Golgota, in Palestina, al tempo della Seconda crociata (1146). Terra sacra perché legata alla morte di Cristo. Terra santa, Campo Santo.

Con notevole lungimiranza, in un momento in cui – al di fuori dei chiostri delle chiese – i cimiteri sono per lo più solo spazi destinati alle fosse comuni, l’Arcivescovo Federico Visconti sceglie di costruire un luogo “ampio e decoroso, appartato e chiuso”, destinato ad assolvere la funzione cimiteriale della cattedrale e, in parte, anche quella museale, col riordino dei reperti antichi che affiorano nella zona.

Il Campo Santo si presenta come un chiostro quadrangolare: nella parte centrale, sul prato che solitamente è riservato alle sepolture comuni, vengono collocati i sarcofagi romani che in origine si trovavano lungo le pareti esterne della Cattedrale o attorno agli edifici monumentali. Sarcofagi che erano stati riutilizzati per la sepoltura di personalità politiche e militari cittadine. Le altre sepolture si collocano nelle gallerie perimetrali.

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(Pisa, Campo Santo. Tomba terragna. Foto dell’autore)

Per cento anni l’intero complesso viene continuamente arricchito con sculture e pitture: a partire dalla fine del Trecento, si cominciano a trasformare le semplici arcate che cingono il lato interno in eleganti quadrifore gotiche e, dal 1332-33, si avvia la decorazione pittorica che coprirà le pareti con un ciclo di affreschi a cui lavorano alcuni fra gli artisti più importanti dell’epoca. Fra gli altri: Andrea Bonaiuti, Taddeo Gaddi e, alla metà del Quattrocento, Benozzo Gozzoli.

L’opera più conosciuta è sicuramente rappresentata dal ciclo del Trionfo della Morte di Bonamico Buffalmacco.

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(Pisa, Campo Santo. Il Trionfo della Morte di Bonamico Buffalmacco. Foto dell’autore)

Nel corso del Seicento, del Settecento e dell’Ottocento viene ulteriormente rafforzata la vocazione museale dell’intero complesso, con il trasferimento di lapidi ed epigrafi antiche e sculture.

Agli inizi dell’Ottocento il Camposanto diventa così uno dei primi musei pubblici d’Europa, che rischia tuttavia di scomparire nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Nel corso dei decenni seguenti, gli affreschi sono stati interessati da lunghi restauri, oggi finalmente conclusi: nel giugno 2018 Il Trionfo di Buffalmacco è stato finalmente riposizionato e il Campo Santo è tornato all’antico splendore medioevale.

(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

The Camposanto in Pisa is one of the the oldest and one of the most important medieval Christian architectures intended for the worship of the dead, in the word. It’s a model: as cemetery, as museum, as pantheon.

It is built at the behest of Archbishop Federico Visconti that wishes a “spacious, ornate, enclosed” site, as the cemetery of the cathedral and a space where to replace the ancient artifacts surfacing in that area.

Its construction begins in 1277 so it’s the last building to be constructed in Piazza dei Miracoli. The Campo Santo appears as a compact volume, closing the northern side of the square. It shows an elegant Gothic tabernacle above the entrance portal, houses an enthroned Madonna and Child with Saints, attributed to Lupo di Francesco.

Into you can see a cloister pierced by wide Gothic quadriphoras that surround a central lawn: according to the tradition, it holds the earth brought from Mount Golgotha in Palestine, at the time of the Second Crusade (1146). Holy ground because it is linked to the death of Christ. Holy Land, Holy Field, Campo Santo.

On the lawn – that is usually reserved for communal burials – are placed Roman sarcophagi that were originally located along the outside walls of the Cathedral or around monumental buildings.

These sarcophagi had been reused for the burial of city political and military figures. The other burials are located in the perimetral galleries.

In the following centuries, the entire complex was continuously enriched with sculptures and paintings. Some of the most important artists of the time worked on the cycle of frescoes decorating the walls. Among others: Andrea Bonaiuti, Taddeo Gaddi and Benozzo Gozzoli.

The best known work is represented by Bonamico Buffalmacco’s Triumph of Death cycle.

In the early 1800s, the Cemetery is one of the first public museums in Europe.