Pisa, il Campo Santo 2 – strategie di arte e di politica

Sponsali

(Pisa, Campo Santo. Sarcofago degli Sponsali. Foto dell’autore)

Di Paola Redemagni

L’Arcivescovo Federico Visconti è un tipo dalle idee chiare.

Quando decide di fondare il Campo Santo di Pisa sa perfettamente cosa vuole: non un semplice cimitero ma un progetto. Un edificio accuratamente studiato, elegante e raffinato, in cui fondere architettura, scultura e pittura, per la maggior gloria della città. ( Il Campo Santo di Pisa: un modello a cui guardare).

Per questo fin da subito fa trasferire qui i sarcofagi romani disseminati attorno alla cattedrale e riutilizzati come sepolture di prestigio dalle personalità politiche e militari cittadine. E’ un’abitudine già adottata dagli imperatori romani quella di reimpiegare marmi antichi nella costruzione dei propri monumenti, e utilizzata per creare un richiamo diretto fra il proprio potere e quello dei predecessori. Magari più amati o titolati di loro. In questo caso Pisa, al culmine della sua potenza marittima, reimpiega i marmi antichi per rivendicare il proprio ruolo di erede di Roma.

Una trentina di esemplari vengono trasferiti nel nuovo Campo Santo tra il 1297 e il 1303 e posti nello spazio aperto situato al centro del complesso. Tra il 14° e il 15° secolo a questo primo nucleo si aggiunge un secondo gruppo di 28-30 sarcofagi. Una collezione stupenda, a cui si ispira Nicola Pisano quando realizza il pulpito nel Battistero di piazza dei Miracoli.

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(Pisa, Campo Santo. Sarcofago con corteo marino. Foto dell’autore)

Fra gli esemplari più belli citiamo il sarcofago di Beatrice di Canossa con le vicende di Fedra e Ippolito (2° sec. d.C.); il sarcofago decorato da figure femminili e genii che reggono festoni (2° sec. d.C.); il sarcofago degli Sponsali, su cui torneremo più avanti; quello con il corteo di tritoni e nereidi; il sarcofago delle Muse e quello con la caccia di Melagro, entrambi del 3° secolo.

Nella scultura funebre romana e paleocristiana si può notare che spesso vengono ripetuti gli stessi temi: ce ne rendiamo conto qui, facendo un giro completo del Campo Santo. Questo dipende dal fatto che la realizzazione dei sarcofagi – così come quella di molte sculture – era affidata a botteghe specializzate che realizzavano questi oggetti in più esemplari, secondo schemi predefiniti. I sarcofagi venivano poi personalizzati con il nome del committente, del defunto, dei suoi familiari e con iscrizioni dettate del cliente. Infine si completava la figura del defunto, realizzando un ritratto veritiero sulla scultura eseguita in un primo momento nelle sue linee generali.

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(Pisa, Campo Santo. Sarcofago con la caccia di Melagro al cinghiale. Foto dell’autore)

Nel corso del Settecento i sarcofagi scolpiti vengono disposti sulle mensole che corrono sotto le quadrifore. Infine, nel corso del secolo seguente l’intera serie viene risistemata grazie all’intervento dell’incisore veneto Carlo Lasinio, docente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, nominato Conservatore del Camposanto nel 1807.

Lasinio imprime una svolta nella storia del Camposanto, che nelle sue intenzioni diventa un vero e proprio museo di sculture antiche, medievali e moderne. Ma questa è un’altra storia…