Pisa, il Campo Santo 3 – il Trionfo della Morte

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(Pisa, Campo Santo. Bonamico Buffalmacco, Trionfo della Morte. Foto dell’autore)

Di Paola Redemagni

Tornare dopo quasi 30 anni al Camposanto di Pisa è stata un’emozione (Il Campo Santo di Pisa: un modello a cui guardare).

Rivedere gli affreschi tornati nella loro posizione originale dopo un restauro pluriennale, coglierne ogni dettaglio, la varietà, i colori, i particolari, ha dato un senso nuovo a tutti i miei studi e trasformato in realtà le parole sui libri.

Ora le pareti parlano: un grande racconto corale che ci proietta indietro nel tempo, a passeggio in una città al colmo della magnificenza.

Un programma ricco e articolato sul tema della Vita e della Morte, che alterna le Storie dei Santi Pisani (autori Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano e Spinello Aretino); le Storie dell’Antico Testamento (iniziate da Taddeo Gaddi e Piero di Puccio e concluse alla metà del Quattrocento dal Benozzo Gozzoli); le prediche pronunciate in città da Domenico Cavalca, frate domenicano e docente di teologia all’Università di Pisa; echi del Decamerone e della Commedia di Dante.

Il ciclo più significativo è costituito dal Trionfo della Morte e dal Giudizio Universale, attribuiti al pittore fiorentino Bonamico detto Buffalmacco, fra i maggiori contemporanei di Giotto. Ma Buffalmacco rompe lo schema a partizioni e cornici di derivazione giottesca che troviamo su altre pareti e costruisce un grande racconto che si dipana in un’unica sequenza.

In un’epoca di prevalente analfabetismo, l’intento educativo poteva affidarsi solo a un racconto vivace che passava attraverso l’udito, con le prediche più o meno appassionate dei predicatori, e la vista, grazie ai cicli di affreschi, ai dipinti e al teatro.

Una forma diretta e popolaresca, in cui condensare un più ampio complesso di riflessioni. Solo così le storie religiose, le imprese politiche, i romanzi e le poesie potevano uscire dagli spazi ristretti delle corti e delle scuole e raggiungere il popolo.

Il ciclo si svolge in tre quadri. Il primo riporta un tema medioevale comune: quello dell’incontro dei tre vivi con i tre morti che, per vie traverse, arriva fino a La Storia dei Tre Fratelli e i Doni della Morte, su cui J,K, Rowling basa il volume conclusivo della saga di Harry Potter.

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(Pisa, Campo Santo. Bonamico Buffalmacco, Incontro dei tre vivi e dei tre morti. Foto dell’autore)

Un gruppo di cortigiani a cavallo, splendidamente abbigliati e accompagnati da cani e falconi, durante una battuta di caccia si imbatte in tre tombe aperte in cui i cadaveri sono divorati dalle serpi: uno dei corpi è gonfio per la decomposizione, un altro mostra già lo scheletro. Non è questo il caso ma in altre rappresentazioni i defunti si rivolgono ai cavalieri ricordando che “Ciò che sarete voi, noi siamo adesso. Chi si scorda di noi, scorda se stesso”. Un ammonimento che troveremo anche nei secoli seguenti (“Chi si scorda di noi, scorda se stesso” – Il Fopponino di Porta Vercellina, a Milano).

Un crinale roccioso conduce lo sguardo sull’orribile mucchio di morti in cui si confondono re e chierici, studiosi e popolari, gentildonne e vescovi. Diavoli e angeli strappano loro di bocca l’anima, rappresentata sotto forma di bambino.

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(Pisa, Campo Santo. Bonamico Buffalmacco, Trionfo della Morte. Foto dell’autore)

Poco più in là una compagnia spensierata di giovani suona e conversa in un giardino, senza accorgersi né dell’arrivo ormai imminente della Morte armata di falce, né dei defunti così vicini, né della lotta spietata in corso sopra le loro teste, in cui un angelo e un diavolo si contendono l’anima di un religioso.

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(Pisa, Campo Santo. Bonamico Buffalmacco, Trionfo della Morte. Foto dell’autore)

Lo stile è raffinato ed eredita la lezione di Giotto ma qui l’eleganza rarefatta medioevale acquista una nuova corposità che già prefigura la pittura del Quattrocento. Un incontro tra temi e forme a cavallo fra medioevo e rinascimento che traducono in immagini i valori di una società che si avvia all’Umanesimo, in cui la vita non è più solo un doloroso passaggio verso la vita celeste, ma acquista nuovo valore e importanza. Questo appassionato amore per la vita raggiunge la dolorosa consapevolezza che tutto giunge al termine e passa e traduce, in questo incontro, tutto l’orrore per questa ingiustizia.