
(Pisa. Bonamico Buffalmacco, Inferno. Foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
La nostra storia è giunta al capolinea (Pisa, il Campo Santo 4 – Giudizio Universale. Pisa, il Campo Santo 3 – il Trionfo della Morte. Il Campo Santo di Pisa: un modello a cui guardare). I peccatori anche.
Spinti dagli angeli, arpionati dai diavoli, i dannati hanno ormai oltrepassato l’arco rovente che immette all’Inferno e la scena che si presenta al di là è un vero incubo. L’impostazione riflette da vicino quella immaginata da Dante e suddivisa in bolgie, seppure con alcune differenze nelle pene: un’antologia delle torture comunemente praticate all’epoca. Purtroppo l’affresco è molto danneggiato e non permette di cogliere appieno tutti i particolari. Molti sono però ancora leggibili, alcuni sorprendenti.
Al centro troneggia un gigantesco Lucifero, dal corpo verdastro avvolto dalle fiamme. La testa presenta tre facce – un particolare ripreso da Dante (Inferno, canto 34, 37-45) – le cui bocche sono impegnate a divorare in eterno i peggiori peccatori della storia umana. Una volta divorati, questi vengono digeriti e – glom! – espulsi… Non deve essere divertente…

(Pisa. Bonamico Buffalmacco, Inferno. Lucifero. Foto dell’autore)
Anche qui si applica la pena del contrappasso e i dannati vengono puniti in base ai peccati che ne hanno dominato la vita, per similitudine o per contrario.
In basso a sinistra incontriamo prima una donna a cui viene strappata la lingua, forse una bugiarda o una spergiura, poi un uomo a cui viene versato in gola un liquido rovente: probabilmente oro. Evidentemente un avido o un avaro che viene punito come i compagni di Mosè nell’Esodo biblico: questi, approfittando di una sua lunga assenza, si erano costruiti un Vitello d’oro da adorare, in spregio ad ogni divieto divino (Esodo 32).

(Pisa. Bonamico Buffalmacco, Inferno. Avidi e bugiardi. Foto dell’autore)
Un nutrito gruppo di dannati indossa una corona di carta invece che d’oro. Uno viene arrostito allo spiedo mentre una donna vanitosa stringe in mano uno specchio, da cui non riesce a staccarsi neanche qui.
Il registro superiore mostra a sinistra un gruppo di iracondi, tormentati da serpi, in lotta fra di loro fino a mordersi a vicenda (Inferno, canto 7, 112-114); alla loro destra i golosi sono obbligati a mangiare per l’eternità. Sopra gli iracondi troviamo gli invidiosi: rannicchiati e stretti fra di loro cercano di difendersi dallo stesso gelo che in vita hanno riservato agli altri. Alla loro destra, in una grande vasca, sono riuniti gli ignavi e i vigliacchi, punzecchiati da diavoli dalla testa di pipistrello.

(Pisa. Bonamico Buffalmacco, Inferno. Ladri e scismatici. Foto dell’autore)
Ma il registro più spaventoso è sicuramente quello superiore. Qui, insieme coi ladri tormentati dai serpenti (Inferno, canto 24 e 25) vediamo peccatori decapitati e squartati fino all’asportazione delle viscere. Una delle condanne capitali più spaventose del tempo, che Dante utilizza per punire i seminatori di discordie e di scismi (Inferno, canto 28, 22-36) ma che sappiamo essere stata in uso almeno a tutto il Settecento.

(Pisa. Bonamico Buffalmacco, Inferno. Il mostro. Foto dell’autore)
E’ la fine e i diavoli gettano i dannati fra le fauci spalancate di un mostro, pronto a divorarli per l’eternità. Un’immagine che gli uomini del medioevo conoscevano bene: la vedevano in tutte le rappresentazioni sacre del tempo che venivano recitate nelle piazze e nelle chiese, a rappresentare la bocca dell’inferno.
Perché in fondo per loro la vita non è che un passaggio e una tragica Commedia.