I Fopponi di Milano

A.S. m. 19-32

(C.Arienti, G.Castagneto. Tumulazione dell’insigne coreografo Salvatore Viganò. Civica Raccolta di Stampe “A. Bertarelli”, Milano. A.S.m.19-32)

Di Paola Redemagni

La prima impressione arrivando al Monumentale di Milano è sicuramente di imponenza: un edificio enorme, sobrio e suntuoso a un tempo, custode di una silenziosa necropoli: vera città dei morti, viste le dimensioni. Quando entra in funzione nel 1866, i milanesi si trovano di fronte per la prima volta a qualcosa di completamente nuovo.

Non si coglie appieno l’effetto che il Monumentale doveva fare sui visitatori dell’epoca se non si conosce la realtà di cui prendeva il posto: quella dei cosiddetti fopponi. Una realtà desolante.

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(Cimitero fuori porta Ticinese, alla Barona. Civico Archivio Fotografico di Milano, FM_Albo_8_164)

Fra il 1774 e il 1785 Milano aveva affrontato il problema delle sepolture cittadine, che non potevano continuare all’interno e nei pressi delle chiese. Il decoro e l’igiene non lo permettevano. Le possibili alternative erano due: costruire un unico cimitero oppure un sistema di camposanti posti all’esterno della cerchia urbana.

Scartata la soluzione che prevedeva la costituzione di un grande camposanto al lazzaretto, nel 1785 si scelsero i terreni, che vennero acquisiti dalla città l’anno seguente. All’inizio del 1787 entrò in funzione la serie di cimiteri ubicati all’esterno della cerchia dei navigli.

I principali si trovavano nei pressi delle porte di accesso alla città: il cimitero del Gentilino, fuori Porta Ticinese; S.Giovannino della Paglia nei pressi di Porta Magenta (“Chi si scorda di noi, scorda se stesso” – Il Fopponino di Porta Vercellina, a Milano); la Mojazza vicino a Porta Garibaldi; S.Gregorio degli Armeni a Porta Venezia, S.Rocco a Porta Romana.

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(Cimitero della Moiazza, 1910. Civico Archivio Fotografico di Milano, FM_A_0077-Moiazza_1910)

Non sorgevano dal nulla: la maggior parte delle volte si trovavano nei pressi di aree istituite durante le pestilenze avvenute nei secoli precedenti, che per limitare il rischio di contagio obbligavano a eseguire i seppellimenti fuori dalle mura e lontano dall’abitato. Per dare sepoltura alle vittime della peste del 1524 e del 1576 si era scelto un campo che prendeva il nome dalla vicina cascina Gintilino, da cui il nome di Gentilino. Le vittime della peste manzoniana del 1630 furono destinate in parte al foppone di S.Gregorio, vicino al lazzaretto, in parte fuori porta Romana, presso il foppone di S.Rocco, dove confluivano anche i defunti provenienti dall’ospedale Maggiore.

Nel 1826, tuttavia, si rese poi necessario un nuovo cimitero, destinato in particolare ad uso dell’Ospedale Maggiore. Istituito nella zona ora occupata dalla chiesa di Santa Maria del Suffragio e dagli isolati adiacenti, il Fopponino di Porta Vittoria entrò in funzione il 1° gennaio 1827.

Dei fopponi rimane qualche traccia nelle stampe e nei dipinti dell’epoca e in qualche rara fotografia che ci restituisce una realtà triste. Quella di semplici terreni incolti, a malapena recintati da bassi muri o addirittura da semplici steccati, dove i corpi venivano sepolti nelle fosse comuni, dove i segni di riconoscimento e di pietà mancavano quasi del tutto tranne, qualche volta, una croce in legno o una lapide sul muro.

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(Tomba Bubna, cimitero di Milano a S.Gregorio. Civica Raccolta di Stampe “A. Bertarelli”, Milano. 10487_006_075)

Qui venivano sepolti senza distinzione persone comuni e personalità illustri. Il feldmaresciallo austriaco conte Bubna von Littitz, comandante generale di Milano, possedeva un semplice sarcofago nel cimitero di San Gregorio degli Armeni, ed era una delle tombe più imponenti. La nota matematica Maria Gaetana Agnesi, fra le personalità più brillanti della Milano settecentesca, fu tumulata presso San Rocco e la sepoltura presso la Mojazza di Giuseppe Parini, poeta e coscienza critica della città, suscitò le ire di Ugo Foscolo, che forse non aveva torto ma era così.

Con l’apertura del Monumentale, i fopponi sono destinati a sparire: rimarranno tuttavia ancora in funzione per alcuni decenni, fino al 1895, anno in cui apre il cimitero di Musocco.

(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

When the Cimitero Monumentale in Milano was inaugurated in 1866, the citizens saw a huge and sumptuous building, so different from the city cemeteries they were used to, that was a bleak reality. At the end of the 18th century the Municipality decided to stop burials in and around the city churches. It was possible to build a great, single cemetery or a system of graveyards located outside the urban circle. The second solution was chosen and in 1786 the necessary land was purchased.

Six cemeteries were built outside the main access gates to Milano: Gentilino cemetery near Porta Ticinese (Ticinese Gate); S.Giovannino della Paglia cemetery near Porta Magenta (Magenta Gate); Mojazza cemetery near Porta Garibaldi; S.Gregorio degli Armeni cemetery out of  Porta Venezia (Venezia Gate); S.Rocco out of Porta Romana (Romana Gate). They often stood on previous cemeteries, which had housed the victims of the plague in the past.

They were called “fopponi” from the dialect word “foppa” that means pit. They were uncultivated lands, enclosed by low walls or even by simple fences, where the bodies were buried in mass graves and the signs of recognition and piety were almost entirely missing except, sometimes, a wooden cross or a plaque on the wall. Rich and poor, ordinary people and illustrious personalities were buried here with no distinction.

The fopponi operated for a few decades after the Monumentale opening: until 1895, when the new Musocco graveyard was opened.