La mano sinistra del diavolo. Niccolò Paganini alla Villetta di Parma – 2

Paganini 02 - Foto oggi - Copia

(Parma, Cimitero della Villetta. Tomba Paganini. Foto dell’autore)

di Giancarlo Gonizzi

Lunghe e complesse furono le vicende legate alla sepoltura di Paganini, bene rievocate da Ferruccio Botti nel suo Paganini e Parma.

Il Vescovo di Nizza aveva negato funerali religiosi al musicista per empietà, sulla testimonianza del canonico che si era recato da lui prima del decesso, essendo egli morto senza volere o potere confessare i suoi peccati. Una situazione oggi attribuita verosimilmente ad una paralisi delle corde vocali causata dalla malattia che lo tormentava negli ultimi anni. A causa del divieto di sepoltura in terra consacrata, il corpo fu imbalsamato e conservato due mesi in una casa, in attesa dell’annullamento della sentenza. Quando le autorità locali ne imposero il trasferimento, quelle genovesi negarono l’accesso in patria.

Dopo l’autorizzazione da parte di Carlo Alberto di Savoia alla tumulazione in assenza di rito religioso, il Governo del Regno di Sardegna concesse una sepoltura temporanea e segreta nella Villa Paganini a Ramairore in Valpolcevera. Nel 1844 una nuova sentenza permise esequie solenni a Parma nella chiesa Magistrale dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, di cui Paganini era stato membro. L’anno successivo fu autorizzato il trasporto del feretro nel Ducato e la sepoltura nel nuovo cimitero di Gaione. Sino al completamento del cimitero nel 1853, la salma fu conservata in una delle due sagrestie della Pieve di Gaione. Fu poi tumulata in una cripta sotterranea sulla quale doveva sorgere un monumento sepolcrale disegnato dall’architetto Giovanni Pavarani (1801–1848) con sculture di Tommaso Bandini (1807–1849), approvato dalla locale Accademia di Belle Arti.

Paganini 04 - Giovanni Pavarani, Progetto per la Tomba Paganini nel Cimitero di Gaione (non realizzato) copia

(Progetto per il monumento sepolcrale a Niccolò Paganini per il cimitero di Gaione. Disegno dell’architetto Giovanni Pavarani (1801–1848), sculture di Tommaso Bandini (1807–1849).

Ma il progetto non fu realizzato e quando nel 1876 fu annullata la sentenza vescovile che aveva vietato la sepoltura in terra consacrata, la salma fu traslata nel cimitero della Villetta (La Villetta di Parma) dove, come ricorda l’iscrizione posta alla base del busto «Il figlio Achille da Palermo pose questo monumento a imperitura memoria».

Il 17 febbraio 1875, infatti, il Barone Achille Paganini, figlio di Niccolò, aveva chiesto al Comune di Parma di poter costruire nel cimitero della Villetta una tomba in marmo di Carrara e granito “che nel complesso riesca imponente e maestosa come si merita il grande artista…” Il 1 giugno 1875 il Comune concedeva la costruzione del monumento con le seguenti prescrizioni: “1° Che detto monumento venga collocato in mezzo al compartimento del Cimitero che si trova a Sud–Est della porta d’ingresso allo stesso e in linea parallela all’asse del viale principale che fa capo alla cappella centrale; 2° Che a tal uopo sia concesso in perpetuo al signor Paganini un’area di metri quadrati venti nel detto compartimento […]; 3° Che prima di collocare detto monumento siano resi ostensibili all’Ufficio d’Arte i dettagli dello stesso ed in grandezza naturale; 4° che il Sig. Barone Paganini chiegga ed ottenga previamente il permesso dalla R. Prefettura di trasportare la salma del celebre fu padre suo, dalla villa di Gaione, Comune di Vigatto a quello di Parma per essere deposta nel cimitero di quest’ultimo Comune; 5° Che in correlazione a quanto detto al n. 3 di cui sopra, abbiasi previamente a presentare dettagli nelle proporzioni precise dell’ordine dorico su cui è basato il detto monumento”.

Paganini 05 - Progetto sepoltura Villetta

(Anonimo. Progetto di monumento sepolcrale a Niccolò Paganini. Archivio Storico Comunale di Parma)

Secondo le prescrizioni il barone Paganini, sottoponeva all’Ufficio d’Arte un progetto, ancor oggi conservato presso l’Archivio Storico Comunale di Parma, che prevedeva la copertura a timpano, successivamente modificata con copertura a cupola. Mons. Agostino Chieppi (1830-1891) dettò l’iscrizione incisa sul lato posteriore dell’arca: «Qui riposano le ceneri – di Niccolò Paganini – che traendo dal violino armonie divine – scosse genio insuperabile tutta Europa – e cinse all’Italia – nuova folgorante corona».

L’autore del progetto è rimasto sconosciuto. Ferruccio Botti ipotizza che fosse lo stesso Pavarani a lavorare al nuovo progetto; ipotesi, peraltro, poco credibile perché l’architetto era già scomparso nel 1848, ben prima che si profilasse l’ipotesi di portare la salma a Parma. Non chiarite neppure le vicende che portarono alla sostituzione della copertura a timpano con la cupola semisferica.

Nel 1878 sarebbe stata ampliata l’area ceduta al barone Paganini, creando una zona “di rispetto” intorno al monumento già innalzato, come documentato da una pianta in Archivio Comunale (Richiesta del 29 dicembre 1877), siglata per approvazione da Marco Sante Bergamaschi (1827–1902), Ingegnere Capo del Comune.

Paganini 06 - Pianta 1877 - Copia

(Pianta del monumento del Barone Nicolò Paganini. Archivio Storico Comunale di Parma)

Un tempo la cassa era estraibile e si poteva vedere parte della salma da un vetro che consentiva di scorgere il volto mummificato del grande violinista. Nel 1940, in occasione delle celebrazioni del primo centenario della morte, venne eseguita una ricognizione del corpo e quindi fissate le parti mobili dell’arca che ne permettevano l’esposizione.

Nel 2003, l’Amministrazione Comunale di Parma e l’Associazione Amici di Paganini di Genova, sostenevano il restauro integrale del manufatto, diretto dall’architetto Tiziano Di Bernardo e realizzato dall’Impresa Ivan Marmiroli di Reggio Emilia, sia per la parte edile che per la parte scultorea, riportando al primitivo stato un luogo caro ai musicisti e agli appassionati, méta regolare di visitatori provenienti da tutto il mondo, a ricordarci che la musica e l’arte non hanno confini né barriere.

 

BIBLIOGRAFIA

ASCPR, Ufficio tecnico, Licenze di Fabbriche, b. 3, 1872–1875, Lic. 17 febb. 1875. G. DREI, Nicolò Paganini a Parma (nel primo centenario della morte), in “Aurea Parma”, 1940, I, pp. 3-14; II, pp. 39-60; F. BOTTI, Paganini e Parma, Parma, Benedettina, 1961, pp. 71–95; F. BOTTI – V. SANI, Il cimitero urbano della Villetta. Notizie storiche dalla fondazione ai giorni nostri. Parma, Battei, 1973, pp. 33–34; R. Lasagni, Dizionario biografico dei Parmigiani, Parma, PPS 1999, IV, p. 113 alla voce Rizzardi Polini Giuseppe; N. COSTA – P. DOSSI, Arcana, luce dell’immenso, Parma, Battei, 2000, pp. 35, 73,123, 126 (ma con errata indicazione dell’architetto); Il sepolcro “ritrovato”. Paganini, restaurato il monumento alla Villetta, in “Gazzetta di Parma, 2003, 24 ott., p. 8; P. CONFORTI, Parma tra Neoclassico e Romantico. L’arch. Giuseppe Rizzardi Polini, Sala Baganza, Tipolitotecnica, 2007, pp. 194–195; A. COCCIOLI MASTROVITI, La memoria abitata. Architetture e sculture nel Cimitero della Villetta (1838–1940), in Città perduta architetture ritrovate. L’Ottagono del Cimitero della Villetta e altre architetture funerarie a Parma, a cura di Michela Rossi, “Quaderni di Architetture”, 2, Pisa, ETS, 2007, p. 78 (ma con errata indicazione di data e dell’architetto); E. ADORNI, Il memoriale di Nicolò Paganini, in Città perduta, architetture ritrovate, a cura di M. Rossi, Pisa, ETS, 2007, pp. 182–184 (ma con errata indicazione dell’architetto).