
(Carlo Maciachini, Cimitero Monumentale di Milano. Il Famedio. Foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
Il cuore architettonico e ideale del Cimitero Monumentale (Il Cimitero Monumentale di Milano) è rappresentato dal Famedio, che si impone da lontano, traguardo prospettico del lungo viale di accesso. Un tempo si sarebbe chiamato Pantheon ma la storia avanza, i gusti evolvono e lasciano tracce significative anche nei nomi.
Sull’importanza del rapporto nome-cosa rimando alle “Postille al Nome della Rosa” di Umberto Eco, che lo spiega meglio di me. Quanto a noi, rifacendosi al latino Fame aedes – Tempio della Fama – l’edificio venne chiamato Famedio, per sottolineare il valore dell’esempio quale mezzo di avanzamento civile. Secondo una vocazione prima illuminista e poi risorgimentale, all’interno vengono ricordati i milanesi illustri per nascita o elezione. Una tradizione che prosegue ancora, perché si è milanesi per nascita ma anche per adozione, ieri come oggi.
Iniziato nel 1875, fu completato solo nel 1887.
Un regolamento minuzioso, adottato nel 1884 e modificato in parte nel 1904, regolava l’accesso al Famedio, che non poteva essere concesso prima del trascorrere di un periodo di dieci anni dal decesso.
Sono previste tre categorie:
Cittadini Benemeriti – coloro che hanno portato lustro e beneficio alla città.
Cittadini Illustri – chi ha conseguito fama nazionale per opere scientifiche, letterarie, artistiche o per atti di valore.
Cittadini Distinti nella storia patria – quanti hanno contribuito all’evoluzione nazionale.

(Carlo Maciachini, Interno del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano. Foto dell’autore)
Di conseguenza la decorazione interna divide le pareti in tre fasce orizzontali. Nella zona superiore sono ricordati i Benemeriti, a partire dal 4° secolo e fino alla metà del 18°. La zona centrale ospita i nomi e i medaglioni del Cittadini Illustri dal 1750 fino al 1850; quella inferiore è riservata ai meritevoli di benemerenza morti dopo il 1850.
L’impostazione bizantineggiante del primo progetto del Maciachini (Una storia infinita. Il Monumentale di Milano – 2) sceglie una policromia vivace: i rossi, i gialli, gli ocra, i blu catturano la luce che irrompe dai rosoni, dalle trifore, dalle quadrifore e allontanano ogni tetraggine.
Nel maggio 1883, ad opera non ancora ultimata, vi viene traslata la salma di Alessandro Manzoni, seguita nel marzo dell’anno seguente da quella di Carlo Cattaneo, poste entrambe in sarcofagi marmorei. Verdi, Beltrami, Mazzini, Cavour, Garibaldi e gli altri protagonisti del Risorgimento vengono ricordati con busti marmorei. La presenza del corpo in loco non è ritenuta fondamentale.

(Carlo Maciachini, Interno del Famedio con la tomba di Alessandro Manzoni. Foto dell’autore)
L’edificio viene eretto in tempi successivi, dal 1875 al 1887, e in origine avrebbe dovuto essere la chiesa del cimitero. L’architettura riprende infatti quella degli edifici religiosi: impianto a croce greca, cupola interna, tiburio poligonale, piccole edicole goticheggianti, rosone, portali con decorazione musiva policroma, un accenno di pronao.
In linea con la destinazione laica decisa nel 1870, la decorazione della facciata ricorda che qui si celebrano gli uomini illustri. Il portale principale presenta allora la scultura della Gloria e un mosaico dedicato alla Storia. La lunetta dell’ingresso di sinistra è dedicata alla Luce, quella di destra alla Fama. L’intero programma iconografico è opera di Lodovico Pogliaghi, autore anche della porta centrale del Duomo di Milano.

(Carlo Maciachini e Lodovico Pogliaghi. Facciata del Famedio con la statua della Gloria. Foto dell’autore)
Nel 1973 al Famedio del Maciachini è stato affiancato un nuovo spazio onorario, adattando l’enorme cappella privata della famiglia Palanti, donata al Comune e oggi denominata Civico Mausoleo Palanti.