
(Como, Cimitero Maggiore. Lapide di Antonio Sant’Elia. Sacrario dei
concittadini benemeriti e Martiri della Patria. Foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
Il bassorilievo in bronzo mostra il ritratto di un giovane sensibile, lo sguardo intenso, la chioma ribelle. Un volto dalla bellezza quasi classica vestito in abiti moderni – giacca e cravatta – e incorniciato da una corona di alloro avvolta da quattro nastri che recano le parole latine Labor (Lavoro), Probitate (probità), Modestia e Fides (Fede). Il modello artistico è quello del clipeo in bronzo: il ritratto incluso in una cornice circolare che trova la sua origine negli scudi decorati che gli antichi Romani portavano in battaglia e che appendevano nei templi come ex-voto. Un modello che avrebbe influenzato anche la pittura rinascimentale.
Una sintesi figurativa tra il mondo moderno e quello antico che Antonio Sant’Elia rigettava totalmente.
Nato a Como nel 1888, Sant’Elia si era diplomato capomastro edile nella sua città. Aveva poi seguito a Milano i corsi dell’Accademia di Brera e conseguito la licenza di professore di disegno presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 1912. Nello stesso anno aveva aderito al movimento futurista e fondato il gruppo denominato “Nuove tendenze”.

Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=39219412)
L’11 luglio 1914 pubblica il Manifesto dell’Architettura Futurista, in cui condanna l’architettura classica come vuota esercitazione stilistica e disegna un’architettura moderna – visionaria per l’epoca ma profetica – fatta di cemento, di ferro, di vetro, senza pittura e senza scultura, ricca soltanto della bellezza congenita alle sue linee e ai suoi rilievi, esortando a costruire la casa e la città futuriste, adatte alla vita moderna e in cui l’uomo contemporaneo possa esprimersi liberamente. “…Sentiamo di non essere più gli uomini delle cattedrali, dei palazzi, degli arengari; ma dei grandi alberghi, delle stazioni ferroviarie, delle strade immense, dei porti colossali, dei mercati coperti, delle gallerie luminose… “.
Come gli antichi avevano tratto ispirazione per la loro arte dagli elementi della natura, gli uomini contemporanei, materialmente e spiritualmente artificiali, dovevano trovare ispirazione negli elementi del nuovo mondo meccanico creato da loro stessi.
I disegni di Sant’Elia restituiscono l’immagine di una città fatta di grattacieli, di ponti a più piani, di palazzi a gradoni che mostrano ascensori esterni, di strade sprofondate nella terra che accolgono il traffico metropolitano, congiunte da passerelle metalliche e veloci tapis roulants. Una città in grado di accogliere le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere, dalla sommossa, celebrate da Marinetti nel suo Manifesto del Futurismo (1909).

Sant’Elia non farà in tempo a tradurre in realtà la sua architettura visionaria e l’unica opera realizzata in vita sarà la villa Elisi a San Maurizio di Como (1911).
Morirà infatti a soli 28 anni. Con coerenza (… noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità… Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo… le belle idee per cui si muore…) nel 1915 parte volontario per la Grande Guerra insieme con altri Futuristi, nel Battaglione Lombardo volontari ciclisti. Viene poi arruolato come sottotenente di complemento nel Regio Esercito e inviato sul fronte di guerra. Muore a Monfalcone, colpito in fronte da un proiettile nemico mentre guida all’assalto gli uomini del 225° reggimento fanteria della Brigata Arezzo. Viene sepolto nel cimitero militare di Monfalcone, presso il Recinto cimiteriale della Brigata Arezzo, da lui stesso progettato nei giorni precedenti.
Il 22 ottobre 1921 il suo corpo viene traslato al Cimitero Maggiore di Como, nella cella destinata ai concittadini benemeriti e ai Martiri della Patria.
PAX
ALL’ARTE TUTTO L’INGEGNO
ALLA PATRIA TUTTO L’AMORE
DONANDO
IL S.TENENTE VOLONTARIO
ARCHITETTO
ANTONIO SANT’ELIA
PASSO’
DALLA VITA ALLA STORIA
IL X-X-MCMXVI (10 ottobre 1916)
COLPITO IN FRONTE
A QUOTA LXXVII (75)
IN EROICO ASSALTO.
LA SORELLA E IL COGNATO.
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