
Di Paola Redemagni
È certamente il libro dell’orrore più famoso al mondo e tutti ne abbiamo visto almeno una versione cinematografica. Ma quanti hanno davvero letto il libro?
Il personaggio di Dracula viene creato nel 1897 dallo scrittore irlandese Bram (Abraham) Stoker (1847 – 1912) appositamente per l’attore vittoriano Henry Irving (1838 – 1905), di cui era l’agente teatrale. Nell’ideare il personaggio, Stoker si ispira allo stesso Irving, che possedeva fascino magnetico e personalità misteriosa. Nella finzione, il conte Dracula assume così anche le fattezze dell’attore e Stoker lo descrive pallido, alto, dal naso aquilino e dallo sguardo penetrante.
La prima versione cinematografica ufficiale è del 1932 per la regia di Tod Browning e ad interpretare il principe dei vampiri è l’attore Bela Lugosi (1882-1956), che aveva già portato al successo lo stesso personaggio sui palcoscenici di Broadway. Il risultato fu un grande successo popolare che entrò a far parte della storia del cinema. Bela Lugosi finì per identificarsi con il suo personaggio e quando morì per infarto nell’agosto 1956 chiese di essere seppellito con indosso il mantello di Dracula.
A distanza di oltre 120 anni il romanzo mantiene intatto tutto il suo fascino. La trama è nota: il Conte Dracula, dopo aver terrorizzato per secoli i Carpazi, si trasferisce nella Londra vittoriana in cerca di nuove vittime. Qui uccide lady Lucy Westenra, trasformandola a sua volta in vampiro, e facendo della sua migliore amica Mina Harker la prossima vittima. Solo il professor Abraham Van Helsing, scienziato e filosofo, riuscirà a contrastare Dracula, con l’aiuto del fidanzato di Lucy, lord Arthur Holmwood e dei loro amici, fino alla resa dei conti finale fra le nevi e i castelli della Transilvania.

“In rispettoso silenzio prendemmo i posti assegnatici intorno alla tomba, in modo da non essere visti da chiunque si avvicinasse…
… il Professore ci indicò un punto fra gli alberi. E lungo il viale vedemmo avanzare una bianca figura, una forma vaga, indistinta, che teneva qualcosa di scuro all’altezza del petto. La figura si fermò, e in quel momento, a un raggio di luna che passava fra le nubi, vedemmo una donna dai capelli neri drappeggiata nel sudario della tomba. Non potevamo veder il viso perché era chino sul bambino, un bambino biondo…
E tutti riconoscemmo la fisionomia di Lucy Westenra.
Lucy Westenra, ma come era cambiata! La dolcezza del suo viso si era mutata in un’espressione di crudeltà spietata, adamantina. L’espressione di purezza si era cambiata in una espressione di voluttuosa gaiezza. Van Helsing uscì dall’ombra e, obbedienti al suo gesto, noi pure avanzammo. Noi quattro schierati davanti alla porta della tomba. Van Helsing alzò la lanterna e l’aprì. Una viva luce illuminò il viso di Lucy. Potevamo vedere le labbra, rosse di sangue fresco. Una striscia di sangue, che le colava dal mento, macchiava la purezza della sua veste bianca…
Quando Lucy ci vide , fece un balzo indietro con un ringhio rabbioso… i suoi occhi ci guardarono. Gli occhi di Lucy, nella forma e nel colore, ma degli occhi impuri, con una luce infernale nelle pupille…
Con gesto noncurante, insensibile come un demonio, gettò a terra il bambino… ringhiando come un cane sopra l’osso che sta rodendo.
Ella avanzò con una grazia languida, voluttuosa, e disse: – Vieni, Arthur! Lascia gli altri e vieni. Le mie braccia ti vogliono. Vieni, riposiamo insieme. Vieni, marito mio, vieni! –
…Ma Van Helsing si lanciò avanti ed alzò fra loro un piccolo crocefisso d’oro. Essa indietreggiò. Col viso improvvisamente deformato dall’ira, si lanciò oltre, come per rientrare nella tomba…
La donna, con un corpo materiale, reale in quel momento come il nostro, passò e svanì fra gli interstizi attraverso ai quali la lama di un coltello non sarebbe potuta passare”.