Danza macabra a Clusone

di Paola Redemagni

Una cornice sottile separa il grande affresco del Trionfo della Morte che decora l’Oratorio dei Disciplini, a Clusone (Sono io la Morte e porto corona (Clusone)) dalla sottostante Danza macabra, anch’essa dipinta nel 1485 dal pittore Giacomo Busca, detto il Borlone.

Vi si legge: “O che ti serve a Dio del bon core, Non havere pagura a questo ballo venire. Ma alegramente viene e non temere, poi chi nase (nasce) e li conviene morire”, per sottolineare la mancanza di ogni crudeltà da parte della Morte nella sua azione e, contemporaneamente, della sua ineluttabilità, implicita già al momento della nascita.

La lettura della Danza macabra inizia sul lato sinistro: all’interno di un edificio si intravede una moltitudine di persone, mentre uno scheletro consegna ad un compagno una giovane e bella fanciulla vestita di rosso e con i capelli accuratamente acconciati. Il colore rosso simboleggia l’amore, la passione, la seduzione: il fatto poi che la ragazza tenga in mano uno specchio fa pensare che rappresenti la vanità, la futilità della bellezza, destinata a svanire nella decomposizione.

(Clusone, Oratorio dei Disciplini. Giacomo Busca. Danza macabra. Dettaglio. Dal volume: Chiara Frugoni e Simone Facchinetti, Senza misericordia. Il Trionfo della Morte e la Danza macabra a Clusone. 2016, Einaudi))

I due si incamminano nel lungo corteo in cui ogni defunto è accompagnato da uno scheletro che lo conduce per mano: curiosamente, ogni scheletro stringe al defunto il solo dito indice, nel gesto che caratterizzava la danza medioevale e che vediamo nelle miniature e dei dipinti dell’epoca.

(Firenze, S.Maria Novella, Cappellone degli Spagnoli. Andrea di Bonaiuto. Fanciulle danzano nel Giardino dell’Amore. Affresco, 1365 ca. Dal volume: Chiara Frugoni e Simone Facchinetti, Senza misericordia,. Il Trionfo della Morte e la Danza macabra a Clusone. 2016, Einaudi)

Oltre alla bella in vestito rosso, nel corteo si distinguono: un appartenente alla confraternita dei Disciplini, un soldato, un pellegrino, un messaggero, un mercante.

Il fatto che tutti i defunti siano rappresentati senza segni di decadimento lascia intendere da un lato che siano trapassati da poco, dall’altro che manchi l’elemento di critica sociale che in altre rappresentazioni macabre si esprimeva nell’accanimento con cui veniva dipinta la putrefazione del corpo, in particolare nei confronti degli esponenti delle classi più ricche e potenti.

(Clusone, Oratorio dei Disciplini. Danza macabra. Dettaglio. Foto dell’autrice)

Mancano anche i poveri e gli ammalati, che solitamente in questo tipo di raffigurazione implorano inutilmente la Morte di portarli via: l’intera figurazione sembra rivolgersi alla sola società di Clusone, ricca e benestante, benché manchi qualunque segno di una condanna morale della ricchezza.

L’affresco decora la parete esterna dell’Oratorio dei Battuti di Santa Maria Maddalena, detti anche Disciplini bianchi: li vediamo rappresentati riuniti in preghiera nella porzione inferiore destra della parete, avvolti in una lunga tunica candida, decorata con una sottile croce rossa sulla spalla e sul cappuccio, che copre interamente il volto.

(Clusone, Oratorio dei Disciplini. Giacomo Busca. Gruppo di Disciplini in preghiera. Foto dell’autrice)

Agli appartenenti alla confraternita era richiesta una condotta particolarmente morigerata: erano proibiti la pratica dell’usura, la frequentazione di donne al di fuori dal matrimonio e quella delle taverne, la pratica del gioco, l’ubriacatura. In occasione della domenica e di tutte le feste comandate si riunivano per pregare a suffragio dei propri confratelli, sia vivi che morti, per la pace e la prosperità del contado di Bergamo – sotto cui Clusone ricadeva – e per i mercanti, costretti dai loro traffici a recarsi in altre terre. Nelle stesse occasioni, praticavano la ‘disciplina’, ovvero la fustigazione collettiva per il perdono dei peccati. Erano tenuti inoltre a visitare i confratelli malati, a provvedere al loro eventuale sostegno economico e a ricordarsi nel testamento della congregazione, ma non era prevista una condanna esplicita contro l’accumulo della ricchezza.

(Clusone, Oratorio dei Disciplini. Foto dell’autrice)

L’edificio dell’Oratorio è annesso alla chiesa dell’Annunciata, ridedicata dagli stessi Disciplini a S.Bernardino. Il complesso fu rimaneggiato e ingrandito più volte, con l’aggiunta nel 15° secolo dell’attuale corpo principale della chiesa e nel 17° del portico, sotto cui sono visibili alcune lapidi provenienti dall’antico cimitero circostante, mentre la forma originaria dell’edificio (con il tetto a spiovente) è ben leggibile nella cornice che sovrasta l’affresco.

(Clusone, Oratorio dei Disciplini. Lapide dal sepolcro dei Disciplini, con il dettaglio delle fruste. Foto dell’autrice)

Nel 1673 si sopraeleva l’Oratorio: l’aggiunta di una scala esterna e l’apertura di due porte, al piano terra e a quello superiore, distruggono in parte l’affresco, che nella parte inferiore presentava i vizi capitali ingoiati dalla bocca dell’inferno.