Il signore del palcoscenico – Emilio Suvini.

di Paola Redemagni

Inquadrato da una possente cornice in marmo nero che anticipa le forme art decò, il bassorilievo in bronzo mette in scena protagonisti e comprimari: in un turbine di nubi vorticanti un angelo irrompe da destra e con la spada sguainata colpisce la Morte, costringendola ad abbandonare a terra la sua falce, ormai  inutile.

“Ubi est Mors victoria tua?” Morte, dove è la tua vittoria? le chiede, ed il grido resta impresso al centro dell’arco che li sovrasta.  E la Morte sconfitta fugge inferocita lanciando strida, una mano scheletrica protesa in un gesto di orrore e di difesa e l’altra in capo, e il vento che le strappa le vesti e i muscoli tesi del cavallo terrorizzato e la criniera scomposta danno il senso della fuga disperata, mentre sopra di loro una schiera di angeli li incalza suonando le trombe del Giudizio.

(Milano, Cimitero Monumentale. Tomba Emilio Suvini. Particolare con la Morte. Foto dell’autrice)

Del resto, se sei il più importante impresario teatrale del paese, un certo talento per la scena drammatica te lo porti anche nella tomba. E insieme con il socio Luigi Zerboni, Emilio Suvini era davvero il più importante impresario di Milano e in Italia.

Quando muore la mattina del 6 marzo 1909, stroncato da una polmonite che da due settimane non gli dà tregua, la Società anonima Suvini-Zerboni per l’esercizio di caffè, ristoranti, teatri, sferisteri ed esercizi simili, gestisce ben otto teatri: Eden, Olympia, Stabilini, Fossati, Dal Verme, Verdi, Lirico, Filodrammatici, per i quali Suvini si occupa soprattutto di gestire l’amministrazione.

L’ultimo successo era arrivato pochi mesi prima, quando la Suvini-Zerboni si era assicurata per 25 anni la gestione del Kursaal Diana: il nuovo e modernissimo complesso costruito appena fuori dal casello daziario di Porta Venezia, fra corso Monforte e via Mascagni, dove si trova tuttora. Sorto attorno alla grande vasca dello ‘stabilimento di nuoto’ Bagni di Diana, comprendeva un teatro da 850 posti con platea e galleria, un albergo con 80 camere, ristorante, sala per la pelota, 7000 metri quadri di giardino, con al centro la piscina.

(L’Hotel Diana a Porta Venezia. Fotografia dello Stab. A. Ferrario, Milano; fototipia G. Modiano & C., Milano – estratto da: L’Edilizia Moderna, Anno XIII, fasc. IX tav. XLIII, Milano settembre 1909 in https://archive.org/details/lediliziamoderna18unse/page/n183
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Molto attiva nel campo della lirica, la Suvini-Zerboni possedeva inoltre due compagnie di opere comiche e  operette, la Città di Milano e la Città di Genova e una di prosa. Direttore artistico della Città di Milano era Luigi Sapelli, in arte Caramba, un mago della scena e dei costumi da cui dipendevano 60 coristi, 50 professori d’orchestra, 16 bambini, 12 ballerine e 18 tramagnini: mimi, acrobati e giocolieri.

Per gli spettacoli venivano ingaggiati personaggi del calibro di  Ermete Novelli, Dina Galli, Edoardo Ferravilla ed Emma Vecla, prima interprete in Italia della Vedova allegra ( leggi anche: La vera storia della Vedova Allegra. Emma Vecla.)

Alle iniziative di beneficenza organizzate in occasione di Natale, del carnevale ambrosiano e delle più svariate iniziative caritatevoli, partecipano anche Eleonora Duse, Pietro Mascagni e l’intera orchestra della Scala.

(Manifesto pubblicitario della Compagnia d’opere comiche Città di Milano. Cromolitografia. Museo Nazionale Collezione Salce, Treviso. CC-BY 4.0.)

Una bella soddisfazione per Emilio Suvini, che aveva iniziato come semplice impiegato al Monte di Pietà per poi passare alle dipendenze di Gaspare Stabilini, fondatore del teatro Eden e titolare del Teatro Birraria Stabilini, un café-chantant che dal 1898 ospitava a Milano, in corso Genova 29, spettacoli di varietà e commedie dialettali.

Mite, conciliante, pieno di tatto, Suvini aveva saputo conquistarsi la stima del principale e quando nel 1899 Stabilini aveva sciolto la propria società, lo aveva chiamato a far parte di quella nuova, insieme con Luigi Zerboni, che per lui lavorava in qualità di direttore.

Il carro funebre che porta Emilio Suvini al Cimitero Monumentale nel pomeriggio dell’8 marzo 1909 è preceduto da una fila di carrozze che trasportano più di 100 corone di fiori ed è accompagnato da una folla commossa che comprende personalità del mondo industriale e commerciale, il comparto teatrale al completo, Caramba, i direttori delle compagnie Città di Milano e Città di Genova e molti degli artisti che grazie a lui avevano calcato le scene.