Il sabato nero del Ghetto di Roma

di Paola Redemagni

Il 16 ottobre 1943 era sabato. Il rastrellamento iniziò all’alba in tutta la città.

Inutilmente alla fine di settembre la comunità ebraica aveva pagato i 50 chili d’oro richiesti dal comandante della Gestapo a Roma, Herbert Kappler, per evitare deportazioni, raccolti in soli due giorni grazie alla solidarietà dell’intera cittadinanza.

Malgrado le rassicurazioni, nei giorni seguenti il saccheggio era continuato: dal Tempio Maggiore, dalle biblioteche della Comunità e del Collegio Rabbinico erano stati asportati antichi manoscritti, incunaboli, oggetti preziosi.

Il 16 ottobre era sabato e le famiglie si trovavano a casa. I nazisti avevano con sé le liste del censimento fascista del 1938, che avevano completato con i documenti delle autodenunce imposte agli Ebrei e con quelli recuperati in Questura, in Prefettura e presso le altre istituzioni.

Gli elenchi erano stati organizzati per strade, edifici, interni.

(Il Ghetto di Roma. By Camelia.boban – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=78435407)

Furono arrestate poco meno di 1300 persone: circa un terzo erano bambini e ragazzi di età inferiore ai 15 anni; 107 di loro ne avevano meno di cinque.

A tutti fu detto di portare con sé viveri per otto giorni, tessere annonarie, documenti, una valigetta con effetti e biancheria personale, denaro e gioielli. Furono prelevati anche gli ammalati gravi, dicendo che avrebbero trovato un’infermeria al campo.

Alle 14 l’operazione era terminata. Tutti furono portati al Collegio Militare di via Lungara. Nel pomeriggio furono rilasciate 252 persone perché figli di un solo genitore ebreo o perché sposate con cristiani.

Gli altri furono rinchiusi nei vagoni bestiame e inviati direttamente al campo di sterminio di Aushwitz-Birkenau: oltre ottocento di loro furono destinati immediatamente alle camere a gas. Degli altri, avviati ai lavori forzati, tornarono solo in sedici. Sedici.

Nei mesi seguenti furono arrestati altri mille ebrei, poi assassinati alle Fosse Ardeatine o nei campi di sterminio tedeschi, vittime della delazione di zelanti cittadini.

(Roma, via Madonna dei Monti 81. Pietre d’inciampo)

Fra le vittime anche i venti membri delle famiglie Di Castro, Di Consiglio, Di Tivoli e Moscato, ricordati dalle pietre d’inciampo collocate davanti al n. 82 di via Madonna dei Monti.

Sul muro del ghetto, due targhe ricordano quegli avvenimenti.

La prima, a cura del Comitato nazionale per le celebrazioni del ventennale della Resistenza, posta il 25 ottobre 1964 recita:

“Il 16 ottobre 1943 qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei e duemilanovantuno cittadini romani vennero avviati a feroce morte nei campi di sterminio nazisti dove furono raggiunti da altri seimila italiani vittime dell’infame odio di razza”.

I pochi scampati alla strage, i molti solidali invocano dagli uomini amore e pace, invocano da Dio perdono e speranza”.

La seconda è stata posta nel gennaio 2001:

“E non cominciarono neppure a vivere.

In ricordo dei neonati sterminati nei lager nazisti. Il Comune pose nella giornata della Memoria”.