Caterina Campodonico venditrice di noccioline (Genova, Cimitero di Staglieno)

Caterina_Campodonico_intera

(by Wikimedia Commons, licensed CC-BY-SA, foto di G.Dell’Orto)

Di Paola Redemagni

La incontri alla fine del quadrilatero storico: in fondo a sinistra, proprio accanto alla scalinata che porta al porticato superiore.

Quando ho scoperto l’esistenza di una venditrice di noccioline in un cimitero dell’alta borghesia, ho pensato che da sola valesse il viaggio a Staglieno.

Non mi sbagliavo anche se il primo impatto è stato traumatico: Caterina Campodonico è uguale alla cugina di mia nonna che era, guarda caso, anche lei ligure.

La scultura è giustamente famosa ed è un capolavoro di realismo.

Dall’alto del suo basamento, ti fissa senza alcuna soggezione: un sopracciglio alzato pare chiederti cosa vuoi; occhi attenti in un viso anziano dal carattere tenace. Non sorride. I capelli bianchi sono annodati sulla nuca in una grande treccia. Alle orecchie porta orecchini di pietre, al collo una croce.

Gli abiti non hanno nulla della popolana: fazzoletto da collo con lunghe frange; giubba dai polsi ricamati; camicia con ricco orlo in pizzo. Dal grembiule spunta la gonna di broccato.

In mano stringe lunghe file di grani: non è un rosario ma collane di nocciole che  intrecciano due grosse ciambelle.

Caterina Campodonico sembra uscita da una canzone di De André: dopo una vita passata a vendere noccioline e ciambelle alle feste tradizionali, ancora in vita prepara accuratamente la proprio uscita di scena e impiega tutti i suoi risparmi per commissionare un monumento funebre con cui riscattare tutta una vita di lavoro e di discriminazione.

Affida l’incarico a Lorenzo Orengo, scultore di successo presso la borghesia genovese, e commissiona il proprio epitaffio in dialetto genovese al poeta G.B. Vigo.

La scritta ricorda l’umile estrazione sociale della donna, tramanda tutta la durezza del suo lavoro e, insieme, la consapevolezza e l’orgoglio della posizione raggiunta nella società cittadina della sua epoca.

A sôn de vende raeste e canestrelli

All’Aguasanta, a-o Garbo, a San Çeprian

Con vento e sô, con aegua zù a tinelli,

a-a mae vecciaia pe asseguaghe ûn pan;

fra i pochi södi, m’ammugiava quelli

pe tramandame a-o tempo ciù lontan

mentre son viva, e son vea portoliann-a:

Cattainin Campodonico (a paisann-a)

MDCCCLXXXI

Da questa mae memoia,

se ve piaxe

voiatri che passaè

preghaeme paxe.

 

[Vendendo collane di nocciole e ciambelle

Ai santuari dell’Acquasanta, del Garbo e a San Cipriano

Con vento e sole, con acqua a catinelle

Per assicurarmi un pane nella vecchiaia,

tra i pochi soldi, mettevo via quelli

per tramandarmi nel tempo

mentre son viva, e son vera portoriana (ndr – di Portoria, un quartiere di Genova)

Caterina Campodonico (la paesana).

1881.

Da questa mia memoria, se vi piace,

voi che passate pregatemi pace].

(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

I think that Caterina Campodonico’s one is the most famous statue at Staglieno Cemetery, in Genua. You can meet it at the end of the historical square, before stairs, on the left.

And – incredible – Caterina looks like my grandma femal cousin, that was born not far from Genua!

The statue stand on an high base and look to you: what do you want, here?

The face is mellow but the eyes are lively and you can see that she is perseverant tempered. She dress old-fashioned formal dress: a brocade skirt, a lice blouse, a shawl collar, earrings and a necklace with a cross. She doesn’t look like a poor.

Into her hands she takes nuts and donuts. In fact, Caterina Campodonico spent her life selling nuts and donuts during traditional and village holidays and she has been saving up all his life to buy, when she was alive too, an important tomb that made her eternal, after a life spent to work very very hard.

She paied Lorenzo Orengo, the most important sculptor in Genua, to made the statue and the poet G.B. Vigo, who wrote the epitaph in dialect language.

Caterina Campodonico epitaph says:

“During my life, I sold a lot of nuts and donuts in front of Acquasanta, Garbo and San Cipriano sanctuary, when it was windy, sunny, rainy, to save up money to have something to eat when I will be old. And I havebeen saving up all my life to buy a memorial monument that make me eternal. I was born in Portoria [a section in Genua] and my name is Caterina Campodonico, a country woman. If you like, pray for me. 1881.