
(L’assassinio di Ida Carcano. stampa d’epoca. Provenienza sconosciuta)
Di Paola Redemagni
Il delitto di Ida Carcano scuote profondamente la Milano dell’epoca: al Monumentale la accompagnano in 40.000.
La vicenda tiene le pagine dei giornali per diversi giorni: da quasi 50 anni la città non assiste ad un fatto di sangue così cruento, compiuto in pieno giorno.
La storia si svolge fra le osterie e le trattorie dai nomi fantasiosi che all’epoca punteggiavano Milano e i dintorni – l’osteria della Colombara, la trattoria Berta Filava – il parcheggio dei brougham, il Tivoli: il quartiere preferito dalle compagnie girovaghe di saltimbanchi e dalla Questura per le sue migliori retate.
Nel 1890 Ida Carcano ha trentun anni: è alta, bionda, formosa.
Gestisce l’oreficeria della matrigna al n° 22 di via Torino, a Milano. Ida ha gusto e la piccola vetrina è sempre elegante. Il negozio prospera.
La mattina del 24 novembre, come sempre, apre il negozio prima delle nove. È abituata a rimanere sola: via Torino, una delle strade più commerciali e animate della città, con il suo viavai incessante pare mettere al sicuro da ogni pericolo.
Gli assassini – presumibilmente quattro – attendono in strada che la donna resti sola, dopo aver affidato al garzone alcune commissioni. Fingendosi clienti le chiedono di vedere alcuni gioielli custoditi nel retrobottega e la aggrediscono mentre è impegnata con il contenuto della cassaforte, colpendola ripetutamente con un coltello, poi ritrovato accanto al corpo. La violenza dei colpi è tale da piegare la punta della lama.
Dalla cassaforte vengono asportati gioielli e valori diversi per una cifra totale stimata intorno alle 10.000 lire.
Le indagini della polizia collocano il delitto intorno alle ore dieci e venti. Intorno alle dieci e quarantacinque, infatti, la lavandaia della signora entra in negozio e, sorpresa nel trovarlo vuoto, si reca dalla vicina pollivendola: le due donne, insieme al signor Guzzoleni, titolare della vicina salsamenteria, tornano in oreficeria dove trovano sparsi a terra numerosi gioielli. Intuendo il peggio, le donne fuggono spaventate mentre l’uomo si avventura nel retrobottega e qui scopre il corpo della povera Ida e la cassaforte aperta. Il Guzzoleni chiede soccorso agli abitanti del quartiere, che allertano la Questura e avvisano il marito. La scena del delitto viene immortalata personalmente dal fotografo Ganzini, titolare di uno dei più importanti studi professionali milanesi dell’epoca.
L’omicidio – definito audacissimo – viene avocato a sé direttamente dal questore. Fra i più impressionati vi sono gli esercenti che, intimoriti dall’audacia degli assassini, arrivano a proporre un premio in denaro a chi contribuirà all’arresto.
Grazie alle testimonianze, i sospetti si appuntano su un giovanotto di età apparente fra i 26 e i 30 anni, alto, pallido, magro, vestito con un cappotto marrone, notato in fuga da via Torino.
Funzionari di pubblica sicurezza, investigatori e agenti si sguinzagliano per la città e i dintorni, setacciando le trattorie dove i malfattori spesso usano pernottare e compiono anche arresti. All’Osteria della Colombara viene rinvenuto il famigerato cappotto indossato da uno dei colpevoli, che lì si sono fermati dopo il delitto a mangiare e giocare a bocce.
Le indagini si estendono a Lodi e Genova ma sull’indole dei sospetti regna il più profondo mistero. E anche una certa confusione, dal momento che la polizia arresta prima un ex cocchiere, già conoscente della vittima, poi quattro saltimbanchi capitanati dal Luison, il proprietario del Theatre Indien in sosta al Tivoli.
Infine, le ricerche consentono di identificare la ferramenta in cui è stato acquistato il coltello utilizzato per il delitto: di lì è gioco facile risalire al compratore e, nel volgere di una settimana, vengono arrestati quattro pregiudicati: Carlo Coturno, Calimero Conti, Enrico Chiusura e Cesare Grianta, vecchie conoscenze del Patronato per i liberati dal carcere.
In cielo l’anima
Qui
Gli amici memori
Composero le reliquie
Della giovane
Ida Carcano
Vittima di crudele assassinio
Che addì 24 novembre 1890
Scosse di pietà e d’orrore
Questa città