Di Giancarlo Gonizzi, progetto “Città della memoria”, ADE SpA Cimiteri di Parma

La Vittoria alata di Casarano oggi. Particolare (Foto G. Gonizzi)
Il Monumento ai Caduti di Casarano
Il primo atto ufficiale relativo alla volontà di realizzare un monumento ai Caduti di Casarano è una lettera del sindaco Amedeo Casto del 24 dicembre 1921. Venne istituito un “Comitato per il monumento dei Caduti di Casarano” per il reperimento dei fondi e l’individuazione dell’artista che lo avrebbe ideato e compiuto: una figura artistica giovane ma con esperienza, in modo d’avere un lavoro ben fatto a costi accessibili.
Anche Brozzi fu invitato a partecipare alla consultazione con l’invio di un bozzetto: a marzo i termini del contratto furono definiti e firmati. Brozzi si impegnava a completare entro il 30 luglio la modellatura e la fusione dell’opera e a provvedere alla consegna entro il 31 agosto.
Gli anni seguenti furono contrassegnati da incomprensioni fra l’artista e il Comune, tanto da giungere quasi alla rottura dei rapporti. Malgrado tutto, il 24 gennaio 1927 arrivò a Casarano il primo pezzo dell’opera, l’Aquila, accolta con grande entusiasmo. Il 14 aprile arrivarono le lastre recanti l’elenco dei Caduti della Grande Guerra, realizzate in marmo botticino.
Il 1° novembre 1927 Brozzi comunicò di aver spedito la Vittoria, che giunse a destinazione il 18 novembre. L’inaugurazione del monumento tuttavia doveva avvenire solo il 18 maggio 1929, con uno slittamento di oltre un anno e mezzo, anche se la statua fu collocata prima di questa data e di fronte ad essa si tennero cerimonie pubbliche anche prima dell’inaugurazione.

Inaugurazione del Monumento ai Caduti, 18 maggio 1929 (Casarano, Collezione privata)
Dell’evento parlò un articolo su “La Voce del Salento” del 26 maggio 1929 dal titolo Casarano glorifica i suoi Caduti, unica cronaca disponibile di un anonimo articolista, in cui si elogiava il Comitato per la scelta “veramente felice” dell’artista “il quale con la sua Vittoria e l’Aquila di bronzo, ha eseguito un raro capolavoro di arte”.
In origine, l’opera era destinata alla piccola piazza di San Giuseppe, ma nel giugno 1927 si decise il suo trasferimento in Piazza Umberto I, per dare valore a quello che doveva essere il bosco delle rimembranze voluto da Mussolini in ogni comune italiano. Brozzi accolse la notizia con disappunto perché temeva che l’impatto dell’opera fosse assai diverso.
La Vittoria di Casarano è alta quattro metri e richiama i modelli greci come la Nike di Samotracia, a cui Brozzi aveva però dato un’intensità emotiva di gusto moderno improntato al decorativismo Liberty. La scultura rappresenta una figura femminile nell’atto di incoronare i Caduti; nella mano sinistra abbassata reca un ramo di quercia simbolo di forza e di potenza mentre in quella destra, alta con il braccio arcuato, stringe una palma d’oro metafora del trionfo e della gloria nella morte. L’Aquila sabauda simboleggiante la Patria stringe a protezione i suoi figli.
La stessa Vittoria veniva riproposta in replica nel 1929 sulla prua della nave “Puglia” al Vittoriale dannunziano, quasi a congiungere idealmente il Nord e il Sud dell’Italia in un unico linguaggio d’arte e di memorie. (Gabriele D’Annunzio. Laudi del cielo, della terra, del mare e degli eroi.)
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