
(Milano, Cimitero Monumentale. Foto dell’autrice)
Di Paola Redemagni
Auguri architetto! Il 2 aprile 1818 nasceva a Induno Olona, in provincia di Varese, Carlo Maciachini, il progettista del Cimitero Monumentale di Milano. Per festeggiare i suoi 100 anni lo ricordiamo con una serie di post dedicati al Monumentale, che ci terranno compagnia per alcune settimane.
“Un banco in Duomo, un palco alla Scala, una tomba al Monumentale” sono i segni distintivi del successo sociale ed economico nella città di fine Ottocento.
Ma almeno fino al 1895 quando – dopo l’apertura del Cimitero di Musocco, viene riservato alla sepolture perpetue – il Monumentale è davvero il cimitero di tutti, senza distinzioni sociali, religiose o di censo. Qui “il milanese eminente e di riguardo è sepolto accanto al libero pensatore (spesso spiritualista e agnostico), al semplice artigiano, all’artista, a mogli e figli: monumenti importanti si alternano con naturalezza a più modeste lapidi”. (M. Petrantoni, a cura di – Il monumentale di Milano. Il primo Cimitero della Libertà 1866-1992. Milano, Electa, 1992)
Quando il 2 novembre 1866 Monsignor Calvi benedice il Monumentale alla presenza del sindaco Antonio Beretta e delle autorità militari, i milanesi si trovano di fronte a qualcosa di completamente nuovo.
Per la prima volta la città possiede un cimitero di grandi dimensioni, architettonicamente imponente, determinato nei prezzi e nei modi di sepoltura, aperto a tutti senza limitazioni. Eccetto, s’intende, quelle ancora previste dalla sepoltura ecclesiastica: suicidi, scomunicati, anarchici, duellanti, non battezzati.
Vengono realizzati spazi autonomi e indipendenti da un lato per gli israeliti, dall’altro per chi non è cattolico. In quest’ultimo confluiscono insieme musulmani, armeni, greco-ortodossi e liberi pensatori. Inoltre, per la prima volta al mondo, un cimitero pubblico permette la pratica della cremazione, a cui viene riservata una struttura apposita, fornita delle tecnologie più avanzate.
Un cimitero totalmente diverso dai tradizionali fopponi (I Fopponi di Milano,“Chi si scorda di noi, scorda se stesso” – Il Fopponino di Porta Vercellina, a Milano, Il cimitero degli appestati – S. Gregorio), che rivendica il diritto ad una sepoltura dignitosa e legittima, in cui la città tutta può rispecchiarsi pienamente e consapevolmente.

(Milano, Cimitero Monumentale: il Famedio. Foto dell’autore)
Il fronte monumentale abbraccia il visitatore con due grandi ali laterali che cingono il piazzale d’ingresso. L’impianto quadrangolare e la successione delle arcate ribalta verso l’esterno una struttura che richiama idealmente da un lato i chiostri trecenteschi, dall’altro la corte d’onore delle grandi regge europee. Si riconosce al centro, sopraelevato su un’alta scalinata, il Famedio, in cui la città ricorda i suoi cittadini più illustri.
Intorno si sviluppa una geografia variegata, che comprende le Gallerie Superiori e Inferiori, di Levante (a dx) e di ponente (a sin.) e le Edicole. Poi, più oltre: i Rialzati di Levante e di Ponente, la Necropoli, l’Ossario, il Tempio Crematorio e i Giardini Cinerari.

(Milano, Cimitero Monumentale. Gallerie di Ponente superiori e inferiori. Foto dell’autore)
Qualcuno osserva che originariamente la prima impressione doveva essere quella di trovarsi ad osservare un palazzo di matrice barocca, fornito di parco (Daniele Riva – “L’opera del Maciachini e l’architettura delle edicole” in: Michele Petrantoni, cit).
L’intera architettura si rifà a precedenti illustri. Innanzitutto al Camposanto di Pisa (Il Campo Santo di Pisa: un modello a cui guardare) con la sua bicromia, che qui impiega la pietra bruna invece di quella nera; con la decorazione a fasce murarie; con l’impianto claustrale.
A questo si uniscono elementi della tradizione lombarda del Trecento e del Quattrocento, che rielaborano i grandi modelli del romanico. La bicromia bianco-bruna appartiene anche agli edifici rinascimentali lombardi mentre l’edificio centrale a cupola ottagona riprende l’architettura delle chiese lombarde e le edicole distribuite a intervalli regolari all’intersezione dei corpi di fabbrica, con la loro forma ottagonale, richiamano i battisteri di epoca romanico-gotica.
Superato il complesso monumentale si accede all’area destinata alle sepolture.

(Milano, Cimitero Monumentale, prospetto interno. Foto dell’autore)
La controfacciata rinuncia al marmo e sceglie una muratura in mattoni in cotto, guarda caso tipicamente lombarda, in cui si aprono i grandi nicchioni colorati che ospitano pregevoli monumenti commemorativi. (I Gigli del Cielo. Monumento Elisi, Monumento Morgagni – Manlio Morgagni, presidente della Stefani, Monumento Morgagni – Tullo Morgagni, giornalista)
Un emiciclo accoglie i visitatori e li guida lungo il viale centrale. Da qui lo sguardo corre diretto all’edificio dell’Ossario, che si erge proprio dirimpetto al Famedio, e spazia lungo i campi di inumazione, dove alcuni punti di riferimento aiutano a non perdere l’orientamento.
Ma questo ve lo racconto un’altra volta…
(Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
When the Monumental Cemetery of Milan was blessed 1866, 2 November, it’s truly everyone’s cemetery, without social, religious or wealth distinctions. Here, the eminent and respected Milanese is buried alongside the free thinker, the simple craftsman, the artist, his wife and children: important monuments alternate naturally with more modest tombstones.
For the first time the city has a large, architecturally imposing cemetery, which was determined in terms of the price and method of burial and open to all without restrictions. Except, of course, for those still provided for by ecclesiastical burial: suicides, excommunicated persons, anarchists, duellists and the unbaptised. Autonomous and independent spaces were created for Israelites and for non-Catholics persons.
Moreover, for the first time in the world, a public cemetery allows the practice of cremation.
The monumental front embraces the visitor with two large side wings that encircle the entrance square, ideally recalling the cloisters of the 14th century on one side and the court of honour of the European Royal Palaces on the other. In the centre of the building stand the Famedio, where the city commemorates its most illustrious citizens.
The entire architecture refers to illustrious precedents, first of all the Cemetery in Pisa one.
Elements of the 14° and 15° century Lombard tradition are combined with the Romanesque models. The white-brown colour scheme also belongs to the Lombard Renaissance buildings; the central building with its octagonal dome recalls the architecture of Lombard churches and the aedicules distributed at regular intervals at the intersection of the buildings, with their octagonal shape, recall the baptisteries of the Romanesque-Gothic period.
Beyond the monumental complex is the burial area, a space with a complex geography: the Levante and Ponente Rialzati; the Necropolis; the Ossuary; the Crematorium; the Cinerari Gardens.
In 1895 was opening the Musocco Cemetery: it was reserved to the common people and Monumental Cemetery was reserved for prestigious perpetual burials.
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