
(Milano, Monumento alle Cinque Giornate. Foto dell’autore)
Di Paola Redemagni
23 metri di obelisco in bronzo non sfuggono nemmeno al passante più distratto. Difficile non notare anche le cinque fanciulle – che farebbero la gioia di ogni taglia 46, splendide e discinte – che alla sua base piangono, gridano, fremono. Sono le Cinque Giornate, dal 18 al 22 marzo 1848, durante le quali la popolazione milanese si ribella al governo austriaco. Cinque modelle si impegnano nella rappresentazione simbolica: Maria Torrani chiama a raccolta suonando la campana; Giovannina Porro piange disperata i morti della prima giornata; Luigia Prati incita a gran voce alle barricate. Tacita Chiodini, la Fama, e Innocentina Rossi, la Vittoria, celebrano l’insurrezione. Intorno sventola il Tricolore, squillano le trombe, svolazza un’aquila, un leone non in grandissima forma difende le barricate.
Ispirato all’entusiasmo battagliero, il bozzetto piacque molto sia alla Commissione chiamata a giudicare gli esiti del concorso bandito nel 1880, sia alla popolazione. Lo scultore Giuseppe Grandi si vide così assegnare l’incarico senza aver vinto il concorso e senza rispettarne il programma – che prevedeva invece la realizzazione di un arco trionfale – suscitando le proteste concordi degli architetti e degli scultori esclusi.
Grandi impiegò ben 13 anni a portare a termine il monumento, che dal 1895 fa bella mostra di sé al centro di Porta Vittoria, dove contribuisce a spartire il traffico.

(Milano, Cripta del monumento alle Cinque Giornate. Foto dell’autore)
Ma le città sono posti interessanti, dove tutto convive pacificamente: tradizione e innovazione, storia e tecnologia, templi dello shopping e cimiteri. Sì, perché ogni giorno sono migliaia le persone che passano accanto a quello che – di fatto – è l’ossario ai caduti dei moti del 1848. Sepolti in un primo tempo presso il Sepolcreto della Ca’ Granda in via Francesco Sforza, presso quello che all’epoca era l’Ospedale Maggiore della città, nel 1895 furono traslati nella cripta che si apre sotto il monumento.

(Milano, Cripta del monumento alle Cinque Giornate. Lapidi commemorative. Foto dell’autore)
Una sola volta all’anno, dal 18 al 22 marzo, è possibile scendere una ripida scala e entrare nel piccolo deambulatorio dalle volte a botte, dove quattro iscrizioni ricordano gli insorti e il loro destino.
((Dear friends speaking english, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write english post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistake in the articoles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
In 1848, from 18th to 22th March, people of Milano city rised up against Austrian Army, occupying North-Est of Italy. Men, women and children too fought bravely. Many of them were killed but, on 22th March 1848, they expelled the Austrian Army from Milano. In 1880, to remember this important event, the Municipality of Milano decided to erect a commemorative monument and designated the sculptor Giuseppe Grandi.
Mr. Grandi raised a bronze obelisk 23 mt. tall. On the base, five beautiful girls represent the Cinque Giornate (the Five Days) of Milano. The model Maria Torrani represents the First Day: she rings a big bell, to rise up the citizens. Mrs. Giovannina Porro cries for the deaths; Mrs. Luigia Prati urges the rebels. The model Tacita Chiodini represents the Fame and Mrs. Innocentina Rossi represents the Victory. All around them, Giuseppe Grandi placed the Italian flag, an eagle, some triumphant trumpets and a lion.
The monument was inaugurated in 1895 and had a great success.
Today you can see it in the middle of the piazza Cinque Giornate, near the shopping centre Coin. Few people knows that a crypt is placed under the obelisk: here lie the brave citizens died during the insurrection. One in a year, from 18th to 22th March, it’s possible to descend a steep stairecase and to visit the crypt.