La signora delle camelie – Alphonsine Plessis

Di Paola Redemagni

A renderla immortale ci ha pensato Alexander Dumas figlio, che visse con lei un’appassionata storia d’amore fra il settembre 1844 e l’agosto 1845.
Ne fece la protagonista del suo romanzo “La signora dalle camelie”, che ispirò poi Verdi per la sua “Traviata”.
La donna dietro il mito si chiama Alphonsine Plessis: quando arriva a Parigi ha appena 14 anni e in poco tempo si trasforma nella cortigiana più affascinante e desiderata della città francese.

La sua tomba si trova subito: è vicino all’ingresso, lungo il Boulevard Saint-Eloy del cimitero di Montmatre, a Parigi. Un semplice sarcofago in pietra chiara dalle cornici appena più scure, chiuso da un massiccio coperchio dalle linee classiche, sagomato a timpano.

Sui fianchi una scritta in francese:

Ici repose / Alphonsine Plessis / née le 15 janvier 1824 / decédée le 3 fevrier 1847 / De profundis.

(Qui riposa Alphonsine Plessis / nata il 15 gennaio 1824 / deceduta il 3 febbraio 1847 / De profundis).

Sul fronte tempestato di baci, sotto un elegante monogramma che intreccia le lettere AP, un’immagine molto rovinata ritrae una giovane donna dai lunghi capelli scuri, accuratamente acconciati, su cui posa un sottile diadema di diamanti. Il volto è perfetto, i lineamenti regolari, lo sguardo sognante.

Alphonsine Plessis.

La dama dalle camelie.

Di lei era innamorata tutta Parigi.

I contemporanei la descrivevano con grandi occhi neri, vivi, dolci, stupefatti, pieni di candore e di desiderio, le sopracciglia di velluto nero, la pelle candida e gli occhi luminosi, tanto affascinante che chiunque la vedesse se ne innamorava all’istante.

(Alexandre Dumas figlio, edizione originale francese de La dama delle camelie. Dal web).

A Parigi era arrivata a 14 anni, dalla nativa Normandia. Si lasciava alle spalle un’infanzia difficile: abbandonata dalla madre – costretta a fuggire dalle violenze del marito – e avviata alla prostituzione poco più che bambina, dallo stesso padre.

A Parigi trova lavoro come apprendista presso una lavanderia ma le diventa presto chiaro che non è quella la vita che vuole. E diventa una grisette dalle facili virtù. Sceglie i suoi amici non in cambio di denaro ma di cene, spettacoli, divertimento. Spesso si accompagna agli studenti. È una compagna allegra con cui cantare, ballare, bere, fumare. È bella e desiderata: attira l’attenzione nei luoghi pubblici che frequenta, in cerca di ammiratori orgogliosi di accompagnarla. Vuole far parte di quell’ambiente esclusivo e affascinante, vivere in una società elegante e colta.

Diventa l’amante di uomini ricchi e sofisticati che ne plasmano il gusto e ben presto diventa la cortigiana più affascinante della città: la piccola contadina ha acquisito eleganza, portamento, grazia, unisce un’affascinante civetteria ad un carattere dolce. Ma quello che conquista sono il garbo e la modestia, così inaspettati in una donna della sua condizione.

(Jean-Charles Olivier. Ritratto di Marie Duplessis . Collezione privata. Dal web)

Doti che Alphonsine – che nel frattempo ha cominciato a farsi chiamare Marie – accentua indossando abiti castigati spesso in colori virginali: bianco o grigio perla che le danno un’aria angelica e innocente. Ma non si fa alcuna illusione sul mondo che frequenta: “Non sono le nostre virtù ad attrarli, ma il nostro lusso sfrenato… è solo con abiti fastosi, gioielli e cavalli che ci assicuriamo la conquista di quegli avventurieri dissipati, e soprattutto dei vecchi annoiati, per i quali sfarzo e raffinatezza sono essenziali.”

Sul suo viso la vita sregolata da cortigiana sembra non lasciare traccia. Di giorno cavalca al Bois de Boulogne, passeggia al Boulevard des Italiens, compra gelati da Tortoni; di notte frequenta l’Opera, i balli,  l’esclusivo club Jockey Club – unica donna ammessa – oppure cena al Café de Paris, il ristorante più esclusivo della città, frequentato dagli scrittori più in vista e dove è facile incontrare anche Musset, Balzac, Dumas.

Marie subisce il fascino della cultura: nel suo bell’appartamento, una grande libreria in quercia intagliata  ospita più di 200 titoli di autori quali Rabelais, Walter Scott, Byron, Molière, Cervantes, Victor Hugo.

Ama andare a teatro, dove sfoggia abiti e gioielli favolosi. Ad ogni spettacolo, posa sul parapetto di velluto del palco: un binocolo, un cartoccio di dolci e un mazzo di camelie, fra i suoi fiori preferiti – costosissime, un vero status symbol – e che lei utilizza come codice segreto con i suoi amanti. Per venticinque giorni al mese Marie sfoggia camelie bianche, nei rimanenti cinque camelie rosse, a segnalare l’indisponibilità a ricevere privatamente gli amici nel suo grande letto a baldacchino dalle cortine in seta rosa.  

(Parigi, cimitero di Montmatre. Tomba di Alphonsine Plessis. Foto dell’autrice)

Regina di cuori, il suo regno parigino dura una manciata di anni. A soli 20 anni Marie si ammala di tisi. Consulta i medici più costosi in cerca di un rimedio che possa darle qualche speranza: solfato di chinino, latte di mandorle, tisane di licheni, sciroppo di punte di asparagi, latte d’asina.

Quasi tutti gli amici l’abbandonano. Non resta più nulla dell’affascinante ritratto che ne tracciavano i contemporanei: è pallida, diafana, con le guance incavate e gli occhi accesi dalla febbre. Quando si presenta in pubblico per l’ultima volta, al ballo di Carnevale dell’Opera, malgrado lo sfrenato splendore di abito e gioielli, Marie è l’ombra di se stessa.

Si chiude in casa. Il giorno del suo ventiduesimo compleanno si presentano gli ufficiali giudiziari chiamati a redigere l’inventario dei mobili e dei beni che affollano il lussuoso appartamento e che verranno venduti all’asta per ripagare i debiti contratti per mantenere quel tenore di vita. Dopo la morte di Marie, la vendita dei suoi beni diventa un avvenimento sociale cui non si può mancare. Scriverà Charles Dickens al conte d’Orsay: “Era presente chiunque fosse importante nella capitale di Francia. Le dame delle cerchie più aristocratiche erano in mezzo alla folla, e questa élite sociale attendeva curiosa e commossa, traboccante di compassione e tenerezza per una semplice fanciulla…”.  

Marie trascorre gli ultimi giorni con la sola compagnia della cameriera e di un prete. Muore alle 3 del mattino del 3 febbraio 1847: la fedele cameriera la avvolge nel pizzo di Alençon della sua Normandia, le pone in mano un mazzo di camelie e un crocifisso e riempie di camelie la bara.

Aveva 23 anni.

Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

Alexander Dumas the son make her immortal and lived a passionate love affair with her between September 1844 and August 1845. He made her the protagonist of his novel “The Lady of the Camellias”, which later inspired Giuseppe Verdi for his opera: “Traviata”.

Alphonsine Plessis is the woman behind the myth.

You can find hers grave at the Montmatre Cemetery in Paris, near the entrance along the Boulevard Saint-Eloy. A simple pale stone sarcophagus, closed by a massive lid with classical lines. On the sides an inscription in French: Here rests Alphonsine Plessis / born January 15, 1824 / died February 3, 1847 / De profundis.

On the front, beneath a lot of prints of kisses and an elegant monogram, an image shows a young woman with long dark hair, carefully coiffed, and a thin diamond tiara.

Contemporaries described her as having large black eyes, full of whiteness and longing, black velvet eyebrows, snow-white skin and bright eyes. All of Paris was in love with her.

In Paris she found work as an apprentice at a laundry, but that was not the life she wished: she wished to live in an elegant and cultured society. Alphonsine was beautiful and desired, attracting attention in the public places she frequented.

She became the mistress of rich and sophisticated men who shaped her taste and soon became the most fascinating courtesan in Paris.

She ride to the Bois de Boulogne, strolled the Boulevard des Italiens, attended the Opera. At the theater she always sported a bouquet of camellias, which she used as a secret code with her lovers. For 25 days a month the camellias were white, on the remaining 5 the flowers were red, signaling her unwillingness to receive friends in her large bed with pink silk curtains.

Marie spent her last days with only the company of her maid and a priest. She died at 3 a.m. on February 3, 1847: the faithful maid wrapped her in Alençon lace from her Normandy, placed a bouquet of camellias and a crucifix in her hand, and filled the coffin with camellias. She was 23 years old.