
Di Paola Redemagni
Le reliquie
Dei generosi
Che furono vittima
Di troppo grande coraggio
Nell’incendio
Avvenuto in Torino
Il XXVIII agosto MDCCCLXI [28 agosto 1861]
Il Municipio
Significando
Il pubblico dolore
Depose in questo sepolcro
Con animo riconoscente
A tanta virtù cittadina.
Bedeogni Ferdinando Caporale nel Regg. Usseri di Piacenza
Bonvicini Alessandro Soldato nel 1° Regg. Artiglieria
Coletti Giuseppe Soldato nei Treno
Compajre Francesco Carabiniere
Consolini Antonio Soldato nel Regg. Usseri di Piacenza
De-Beaufort Cav. Virgilio Maggiore nel 46° Fanteria
Della Venezia Lorenzo Soldato nel Regg. Usseri di Piacenza
Giacometti Antonio Soldato nel 1° Regg. Artiglieria
Negri Ilario Legnaiuolo
Rossi Aniceto Caporale nel 46° Fanteria
Sarzi Bernardo Carabiniere
Trotti Cav. Emanuele Tenente Colonnello nei RR.Carabinieri
Vaccari Osvaldo Alievo Carabiniere
Vellivano Evasio Appuntato Carabiniere
L’incendio scoppia nella notte del 27 agosto nel palazzo di proprietà del conte Luigi Tarino, all’angolo tra via Po e via Montebello, a Torino, che al piano terra ospita laboratori e attività artigianali anche di alto livello.
Le fiamme si sviluppano intorno alla mezzanotte nel laboratorio di ebanisteria di Pietro Bertinetti ma l’allarme viene dato solo verso le tre, quando l’incendio ha già avvolto l’intero palazzo e rischia di estendersi a quelli vicini e alla Manifattura Tabacchi.
Le Guardie del Fuoco arrivano poco dopo le quattro, con tutte le pompe disponibili, aiutate dai militari, dai carabinieri e dagli artiglieri del 1° e 2° Reggimento.

Le operazioni sono ostacolate dalla carenza di acqua e dalla mancanza di un’unica direzione di comando. I militari gettano dalle finestre mobili e materiale infiammabile; intanto le strutture, indebolite dalle fiamme, crollano su quelle sottostanti. Alle 6 cede il soffitto nell’importante laboratorio di orologeria Francesco Gramaglia, travolgendo i soccorritori, mentre in un locale vicino le macerie bloccano l’uscita dei militari impegnati nell’opera di sgombero dei materiali e delle attrezzature. Un secondo crollo travolge i colleghi giunti in aiuto: cede anche il pavimento, trascinando i soccorritori nelle cantine sottostanti. Sono le stesse scene che si verificheranno 50 anni dopo, nell’incendio della sede milanese della Boston Blaching Company, in cui morirà Ada Ranzini (Disastro alla Bovisa. Ada Ranzini).
A sera Francesco Gramaglia, proprietario del laboratorio di orologeria, cercando di salvare il salvabile, si avventura nei propri locali insieme al figlio Celestino e alla domestica Maria Rossi, finendo travolti dall’ennesimo crollo.
Alla fine le vittime saranno 17.
La Giunta municipale, riunitasi il giorno 28, avvia una commissione di inchiesta sulle cause e sulle modalità di spegnimento dell’incendio e per la valutazione dei danni e delle indennità e chiede al Ministero degli Interni e a quello della Guerra di organizzare col Municipio un’unica direzione di comando in caso di incendi.
Infine, delibera una raccolta fondi per i famigliari delle vittime e si assume l’onere dei funerali, che vengono celebrati nel pomeriggio del 29 agosto.