
di Paola Redemagni
Contrariamente a quanto accade per la maggior parte dei cimiteri monumentali, quello di Mantova dà il meglio di sé nel Novecento. Il suo nume tutelare è lo scultore Carlo Cerati, di cui parlerò nel prossimo post.
Nelle architetture delle cappelle e delle edicole ricorrono tutti gli stili: dal neoclassico al neogotico, dall’eclettico, al liberty, al decò, fino alla cappella Valentini (1914) che riproduce in scala ridotta l’architettura a mausoleo orientale che l’architetto Pirovano idea per gli edifici d’ingresso dello stesso cimitero di Mantova (leggi anche: Cimitero Monumentale di Mantova – Primo progetto e Cimitero Monumentale di Mantova 3 – Fronte Nuova e Nuovissima) e per quello di Bergamo, e Gaetano Moretti per il mausoleo Crespi a Crespi d’Adda (vedi: Crespi d’Adda, un villaggio operaio e il suo cimitero).
Nelle sepolture a terra un tema evidentemente molto apprezzato dalla committenza, e che ricorre più volte sulle lapidi, è quello dell’albero che si piega a proteggere una tomba su cui prega una fanciulla. Spesso si tratta di un salice piangente e, in alcuni casi, la scena è resa più suggestiva dalla presenza di rovine, in un evidente richiamo alle tematiche romantiche ottocentesche.

Fra le tombe più originali troviamo l’edicola della famiglia Luppi-Ferrari, costituita da una stupefacente struttura in ferro battuto, in origine intarsiata con vetri policromi: il ferro disegna una fitta trama di arabeschi e volute e si innalza fino a ricostruire la sagoma di una casa, con le pareti e il tetto a due falde, anche se la presenza di piccoli acroteri suggeriscono altre suggestioni: dai templi antichi ai sepolcri etruschi.
La struttura è un capolavoro di virtuosismo realizzato prima del 1926; la storica dell’arte Giovanna Ginex la attribuisce alla ditta Domenico Luppi & Figlio, stabilimento di costruzioni meccaniche e fonderia, attivo a Mantova dalla fine dell’Ottocento (G.Ginex, Scultura e arti decorative. In: Pietre della memoria. Le arti nel cimitero Monumentale di Mantova. 2000, Publi Paolini Editore, Mantova).

Foto dell’autrice)
Il secondo sepolcro che contende all’edicola Luppi-Ferrari il primato di tomba più originale del cimitero di Mantova, è il sarcofago realizzato dall’architetto mantovano Aldo Andreani nel 1916 per la famiglia Usigli-Franzoni, a cui era collegato da legami personali. Usigli, infatti, era amico del padre ed era stato il suo primo mecenate, avendo commissionato ad Andreani la progettazione della sede della Camera di Commercio mantovana quando era appena ventitreenne e non ancora laureato in architettura.
Il sarcofago si presenta come un blocco monolitico realizzato in marmo bianco, marmo rosso di Verona, pietra e bronzo.

La forma geometrica, semplice e rigorosa, ricorda quella dei cristalli anche se a me – non so perché – richiama alla mente i blocchi da costruzione che gli egizi trainavano su una slitta, per erigere le piramidi. Così come, guardando il motivo ornamentale in marmo rosso posto sui fianchi, non posso non pensare a una porta sigillata con il suo architrave orientaleggiante, soglia verso la tomba e un aldilà misterioso.
Il monumento è appena ingentilito da un motivo a ovuli e da due volute in bronzo, che reggono altrettanti portavasi. La tipologia del monumento rimanda a modelli anglosassoni, forse in omaggio alla moglie di Usigli, Alexandra Smallwood, di origine inglese.

Mi limito a nominare l’enorme monumento per l’imprenditore Pietro Valentini, le cui vicende meritano un approfondimento a parte, opera degli scultori Silvio e Alessandro Monti, e concludo con la tomba Soliani-Pugnalini, opera di Carlo Vitali, realizzata nel 1927.
La scultura, dal forte impianto verticale, è eseguita in marmo bianco di Carrara ed è delimitata da una balaustra in ferro battuto, lavorata a girali vegetali e croci. Presenta una figura femminile addossata a una croce e circondata da folti cespi di fiori – forse crisantemi – da cui sembra sorgere e con cui sembra fare tutt’uno.

Foto dell’autrice)
L’opera, benché attardata ancora su modelli liberty, è solo uno dei tanti esempi di alto artigianato a cui erano pervenute le botteghe e le piccole imprese attive nel mantovano. Quella di Carlo Vitali, negoziante in marmi con studio di scultura, era attiva dalla fine dell’Ottocento.