
di Paola Redemagni
Per i bambini di una vasta zona compresa fra la Lombardia, l’Emilia e il Veneto, di alcune zone del Trentino e di Siracusa, la notte fra il 12 e il 13 dicembre è una notte magica: è la notte di Santa Lucia.
Quella notte la Santa gira per le case insieme al suo asinello a portare i doni ai bambini che le hanno inviato una letterina con i propri desideri, o l’hanno consegnata di persona presso una delle tante chiese devote al suo culto.
Alla sera, è bene lasciare sulla tavola un piatto di biscotti e un bicchiere di vin santo per ritemprare la Santa, che ha tanto lavoro, e un po’ di paglia o una carota per il suo asinello. E bisogna dormire perché alla Santa non piace essere vista: ai bambini che restano svegli per sorprenderla tirerà un po’ di cenere negli occhi, una cenere magica che farà sparire dalla loro mente il ricordo di quell’incontro.

È una tradizione tenera e molto sentita a Lodi, a Cremona, a Crema, Verona, Vicenza, Mantova, Brescia, Bergamo…
Anche se, in realtà, Santa Lucia è nata a più di mille chilometri di distanza: a Siracusa per la precisione, città di cui è la patrona.
Il fatto è che il suo corpo non ha riposato in pace, dopo la morte, viaggiando a lungo prima di approdare a Venezia, dove si trova tuttora, presso la chiesa dei Santi Geremia e Lucia, in campo San Geremia.
A Siracusa, Lucia era nata intorno al terzo secolo d.C., in una ricca famiglia. Dopo la guarigione miracolosa della madre, si era convertita al cristianesimo, rompendo il fidanzamento con un patrizio suo concittadino e dedicando da quel momento la sua vita ai poveri. Per distribuire cibo e denaro ai cristiani bisognosi, percorreva le catacombe della città portando in capo un lume, a rischiarare le tenebre.
Anche il suo nome – che deriva dal latino lux – la lega alla luce e anche per questo è considerata protettrice della vista, dei ciechi, degli elettricisti e degli oculisti (ovviamente).
Denunciata come cristiana dall’ex fidanzato, viene martirizzata e infine giustiziata il 13 dicembre 304, secondo la tradizione.

Per alcuni secoli Il corpo riposa nelle catacombe della città, poi nella basilica eretta in suo nome. Dopo la conquista araba della Sicilia, viene spostato in un luogo segreto. Nel 1039 il generale bizantino Maniace riconquista la città e porta il corpo a Costantinopoli, l’odierna Istambul, allora capitale dell’Impero Romano d’Oriente.
Lo preleva nel 1204 il doge Enrico Dandolo, giunto a Costantinopoli nel corso della Quarta crociata, per portarlo a Venezia, presso la chiesa di San Giorgio Maggiore.
Nei secoli seguenti, il corpo di Santa Lucia viene spostato ancora: il 18 gennaio 1280 alla chiesa di Santa Maria Annunziata, al sestiere Cannaregio, e nel 1313 in una nuova chiesa, costruita appositamente e dedicata a lei. Nel 1805 Napoleone sopprime gli ordini conventuali e tra il 1861 e il 1863 la chiesa ed il convento annesso vengono demoliti per far posto alla stazione ferroviaria, che ne eredita il nome: Santa Lucia.

Le reliquie vengono così traslate nella vicina chiesa di San Geremia, nel 1860.
Nel 1863, con i materiali provenienti dalla chiesa demolita viene costruita una cappella e il corpo trova finalmente una collocazione definitiva, in un’urna di marmo giallo posta sull’altare, avvolta in una lunga veste rossa che lascia scoperti i piedi nudi e le mani. Il viso, invece, è nascosto dalla maschera in argento commissionata nel 1955 allo scultore e orafo Marcello Minotto, dall’allora Patriarca di Venezia Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII.