Passeggiando fra gli Inglesi

Di Paola Redemagni

A partire dalla sua apertura nel 1828 ad oggi il Cimitero degli Inglesi di Firenze (Cimitero degli Inglesi – Firenze) ha ospitato oltre 1400 sepolture: una folta rappresentanza della comunità di stranieri che aveva scelto la città come seconda patria. Molti di loro erano legati da vincoli di parentela o di amicizia.

Sono presenti esponenti di 16 nazionalità differenti: le scritte sulle lapidi sono nelle lingue più diverse e rappresentano una sfida al cattolicesimo dell’epoca che prima del Concilio Vaticano II proibiva la Bibbia in volgare ai laici.

(Firenze, Cimitero degli Inglesi. Tomba del capitano James Chute. Foto dell’autrice)

Fra le tombe più curiose due appartengono a militari. Sul sarcofago in marmo del capitano James Chute del 54mo Reggimento di Sua Maestà sono appoggiati – sotto una croce imponente e accanto alle corone di fiori – la sua spada, le insegne militari e il berretto d’ordinanza.

Il responsabile degli ospedali in Crimea Sir David Dumbreck, invece, espone sulla sua stele le onorificenze ricevute nel corso della carriera, tra cui: il Cavalierato dell’ordine di Bath (KCB – Knight Commander of the Bath), la medaglia di Crimea con 4 fermagli, la medaglia di quarta classe di Medjidie e la medaglia turca.

(Firenze, Cimitero degli Inglesi. Tomba di Sir David Dumbreck. Foto dell’autrice)

Troviamo anche il medico genovese Bartolomeo Odicini che, emigrato in Uruguay, ebbe tra i suoi pazienti Anita Garibaldi, i suoi figli e, dopo l’Aspromonte, lo stesso Garibaldi. 

Per gli italiani, l’ospite più illustre è rappresentato da Jean Pierre Vieusseux, mercante di origine ginevrina nato in Italia, che nel 1819 fonda presso Palazzo Buondelmonti un “Gabinetto scientifico letterario” che porta il suo nome: uno dei principali tramiti tra la cultura italiana e quella europea, frequentato anche da  Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni. Un “gabinetto di lettura” dove i visitatori possono trovare le più importanti riviste d’Europa, sale aperte allo scambio di idee e una biblioteca circolante in cui prendere in prestito le novità librarie in italiano, in francese, in inglese, in tedesco. Vieusseux riposa in un grande sarcofago bianco ornato da un clipeo con il suo profilo e da una ricca decorazione fitomorfa mentre il Gabinetto Vieusseux vive ancora oggi presso Palazzo Strozzi.

(Firenze, Cimitero degli Inglesi. Tomba di J.P. Vieusseux. Di I, Sailko, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4355404)

Accanto a lui molti artisti e letterati, spesso impegnati a sostegno dell’abolizione della schiavitù. Fra questi il predicatore protestante Theodore Parker, lo scrittore Frances Trollope, lo scultore Hiram Powers e Elizabeth Barrett Browning, famosa poetessa britannica che conosceva la schiavitù direttamente, dal momento che la sua famiglia possedeva tenute in Inghilterra e piantagioni in Giamaica. Scrisse contro l’oppressione dei deboli, dei bambini, delle donne, degli africani  e dei russi. Nel 1846 fugge a Firenze per amore insieme al poeta Robert Browning, divenuto poi suo marito. Sul sarcofago che Lord Leighton, allievo dell’Accademia di Belle Arti, disegna per lei nel 1861 è raffigurato un cammeo a simboleggiare la Poesia, con il capo cinto dalla corona d’alloro. Sugli altri lati sono scolpiti arpe, una lira con le catene della schiavitù spezzate, ramoscelli d’ulivo, gigli, cardi, rose e trifogli a simboleggiare l’Italia e le Isole Britanniche. Il marito Robert Browning, pur essendo morto a Venezia è sepolto presso l’Angolo dei Poeti all’Abbazia di Westminster (abbazia di Westminster).

(Firenze, Cimitero degli Inglesi. Particolare della tomba di Elizabeth Barrett Browning. Foto dell’autrice)

Molte delle donne della colonia anglo-fiorentina erano di sangue misto e, in quanto tali, non del tutto accolte nella ‘rispettabile’ società inglese.

Ma la storia più bella la racconta in alfabeto cirillico la schiava nera Kalima, sepolta sotto una grande croce ortodossa in marmo bianco con il nome di Nadezhda De Santis. Kalima era stata acquistata in Nubia appena quattordicenne dall’egittologo Ippolito Rosellini, con il preciso intento di liberarla. Nel 1828-‘29 Rosellini  dirigeva insieme al francese J.F. Champollion (quello della stele di Rosetta, per intenderci) la spedizione franco-toscana in Egitto e Nubia che avrebbe posto le basi per la costituzione dei nuclei originari delle raccolte d’arte egizia al Louvre di Parigi e al Museo Egizio di Firenze. Condotta a Firenze da Rosellini, Kalima fu adottata da una famiglia ortodossa e battezzata con il suo nome Nadezhda, che significa ‘Speranza’.  

(Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

For its opening in 1828, the English Cemetery in Florence has been hosting more than 1400 burials: a large representation of the foreign community in Florence.

There are 16 different nationalities: the inscriptions on the tombstones are in the most diverse languages and defy the Catholicism of the time, which before the Second Vatican Council forbade the Bible in the vernacular to the laity.

Two of the most curious graves belong to military personnel. On the marble sarcophagus of Captain James Chute of His Majesty’s 54th Regiment rests his sword, military insignia and service cap.

Crimean Hospitals Officer Sir David Dumbreck, on the other hand, displays on his stele the honors he received during his career, including: the Knight Commander of the Bath (KCB), the Crimean Medal with 4 clasps, the Medjidie Fourth Class Medal and the Turkish Medal.

Among the Italians, the most illustrious guest was Jean Pierre Vieusseux, a merchant, originally from Geneva but born in Italy: in 1819 he founded at Palazzo Buondelmonti a “Gabinetto scientifico letterario” that bears his name. A “reading cabinet” where visitors could find the most important journals of Europe, rooms open to the exchange of ideas, and a circulating library where new books in Italian, French, English, and German could be borrowed. Vieusseux rests in a large white sarcophagus adorned with a clypeus bearing his profile and rich phytomorphic decoration while the Vieusseux Cabinet still lives on today at Palazzo Strozzi. 

Alongside him were many artists and men of letters, often committed to supporting the abolition of slavery. These included the Protestant preacher Theodore Parker, the writer Frances Trollope, the sculptor Hiram Powers, and Elizabeth Barrett Browning, a famous British poetess, who wrote against the oppression of children, women, Africans and Russians. In 1846 she fled to Florence for love with the poet Robert Browning, who later became her husband. On the sarcophagus that Lord Leighton designed for her in 1861, there is a cameo symbolizing Poetry, than harps, a lyre with the chains of slavery broken, olive branches, lilies, thistles, roses and shamrocks symbolizing Italy and the British Isles.

But the most beautiful story is told in the Cyrillic alphabet by the black slave Kalima, buried under the name Nadezhda De Santis. Kalima had been purchased in Nubia when she was just 14 years old by Egyptologist Ippolito Rosellini, with the specific intent to free her. In 1828-’29 Rosellini directed, along with the Frenchman J.F. Champollion, the Franco-Tuscan expedition to Egypt and Nubia, which would lay the groundwork for the establishment of the Egyptian art collections at the Louvre in Paris and the Egyptian Museum in Florence. Taken to Florence by Rosellini, Kalima was adopted by an Orthodox family and baptized with her name Nadezhda, meaning ‘Hope.’