Cimitero Ebraico di Genova (Monumentale di Staglieno)

di Paola Redemagni.

A partire dal 1886 circa, il Cimitero Ebraico di Genova si trova presso il complesso monumentale di Staglieno ( vedi anche: Cimitero di Staglieno – Genova), lungo il lato sinistro rispetto all’ingresso.

Un portale in pietra, inciso con i nomi degli israeliti genovesi deportati nei campi di sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale, immette all’edificio di accesso, che ospita anche la Sala di Preghiera, dove si celebrano i riti funebri di commiato.

Varcato l’ingresso, si entra in un campo protetto dal vecchio acquedotto cittadino e dalle mura ottocentesche, vasto e ombroso, in cui le tombe sono immerse nella vegetazione e le più antiche convivono con quelle più recenti, con semplici cippi in pietra, con piccoli ed eleganti tempietti.

(Cimitero Monumentale di Staglieno. Reparto ebraico. Foto dell’autrice)

Sulle lapidi ricorrono i simboli tradizionali ebraici – la menorah ( leggi anche: Menorah. E luce fu…), la stella di David, le tavole della Legge, le mani benedicenti (Mani che benedicono fra tradizione e fantascienza) – e quelli derivanti dalla tradizione classica: torce fiammeggianti o rovesciate, lampade accese (Simbolo – fuoco. Splenda ad essi luce perpetua), colonne spezzate, urne velate.

Non si tratta, però, del primo cimitero ebraico a Genova, che si trovava fuori dalle mura della città, in località Castelletto, ed era stato costituito intorno al 1660, in concomitanza con l’istituzione del Ghetto.

Una comunità ebraica in città, infatti, aveva cominciato a costituirsi in maniera stabile solo dopo il 1492, a seguito del decreto di espulsione dalla Spagna emanato dai Re cattolici Isabella I di Castiglia e Ferdinando II di Aragona, che aveva sparpagliato gli ebrei sefarditi per tutta Europa.

(Cimitero Monumentale di Staglieno. Reparto ebraico. Una tomba decorata con le Tavole della Legge. Foto dell’autrice)

Gli esuli, tuttavia, non erano stati accolti bene e il permesso di stabilirsi a Genova era stato concesso solo alle famiglie di quei medici e mercanti che avrebbero potuto portare un giovamento alla città.

Da quel momento, la politica genovese aveva alternato decreti di espulsione e un atteggiamento di tolleranza pragmatica, fino al 17° secolo quando, a seguito di uno stato di forte dissesto finanziario, Genova aveva istituito il porto franco e autorizzato la residenza degli ebrei, sperando che contribuissero a rivitalizzare le attività economiche della Repubblica.

Il Ghetto fu istituito nella zona di Vico del Campo, Vico del Fregoso e Untoria: le vie furono chiuse da cancelli, serrati di notte e sorvegliati dai Massari. Venne però autorizzata la costituzione della sinagoga e concesso un terreno per l’istituzione del cimitero.

(Il cimitero ebraico nella nuova ubicazione presso il cimitero di Staglieno. Foto dell’autrice)

Divenuto insufficiente, nel 1674 il Ghetto fu trasferito in piazza dei Tessitori; tuttavia, le nuove restrizioni spinsero molti a trasferirsi a Livorno e nel 1669 a Genova si contavano solo 174 cittadini ebrei.

Il cimitero restò in attività fino al 1705, quando alla Comunità venne assegnato un terreno attiguo, ma nel 1771 l’area fu raggiunta dall’espansione urbana e il cimitero spostato in località La Cava, presso il mare, alle spalle dell’attuale zona industriale della Fiera. Qui vennero posti anche il cimitero protestante e quello greco-ortodosso.

L’intero complesso restò in funzione fino al 1886, quando una nuova sistemazione urbana ne consigliò lo spostamento presso il Cimitero monumentale di Staglieno, dove vennero spostati i tre cimiteri, che oggi confluiscono in uno spazio policonfessionale.