
di Paola Redemagni
Il giullare siede a terra nel suo costume di scena, lo sguardo perso nel vuoto, gli occhi inquieti. Sembra contemplare la platea vuota, le luci che si spengono, il sipario che cala.
Qualcuno ha posato una rosa rossa accanto al nome: Vaslav Nijinski.
Nijinski, il danzatore folle.
Scandaloso: per le sue interpretazioni, per le sue invenzioni sceniche, per la sua omosessualità, per la sua schizofrenia.
Un nome che oggi, forse, dice poco a chi non appartiene al mondo della danza, ma che fra il 1909 e il 1919 ha acceso le platee internazionali.
La sua è la storia tragica di uno dei più grandi interpreti e coreografi di tutti i tempi, divorato a soli 30 anni dalla follia.
Nato nel 1889 a Kiev (Ucraina), figlio d’arte – i genitori sono ballerini – malgrado un’infanzia segnata dalla povertà, a undici anni viene accolto dalla Scuola di ballo imperiale di San Pietroburgo, poi ammesso alla compagnia del balletto imperiale, dove gli vengono presto affidati ruoli da solista.

Poco tempo dopo incontra l’impresario Sergei Diaghilev, impegnato in quegli anni in un profondo programma di rinnovamento dell’arte russa e fondatore dei Ballets Russes, la compagnia di danza che rivoluziona il mondo del balletto, gettando le basi della danza moderna.
Gli spettacoli della compagnia uniscono innovazione, tradizione, romanticismo e possono vantare la collaborazione di compositori del calibro di Igor Stravinsky, Maurice Ravel, Claude Debussy e di artisti che ne disegnano le scene e i costumi, come Giacomo Balla, Pablo Picasso, Max Ernst, Joan Mirò, Henri Matisse, Fortunato Depero, Giorgio De Chirico. Perfino di Coco Chanel.
Nijinski diventa presto la stella della compagnia e l’amante di Diaghilev. Il pubblico rimane incantato dalla sua bellezza, dalla perfezione della sua tecnica, dall’espressività, da una sorta di grazia “innaturale”.

Diventa presto anche coreografo e crea balletti complicatissimi, ricchi di pose plastiche, geometriche, drammatiche. Nel 1913 cura la messa in scena della Sagra della Primavera di Igor Stravinsky che accende una vera e propria rissa fra gli spettatori; in seguito crea L’aprés-midi di un faune e Jeux.
Gli spettacoli affascinano e scandalizzano.
Incapace di affrontare i viaggi oceanici, nel 1916 Nijinski si rifiuta di seguire i Ballets Russes in una tournée in Sud America e la vicenda incrina i rapporti con Diaghilev: in assenza dell’amante, Nijinski sposa la contessa ungherese Romola de Pulszky e, al ritorno dell’impresario, viene allontanato dalla compagnia.
Durante la Grande Guerra è internato in Ungheria ed è solo grazie all’intervento di Diaghilev se può raggiungere gli Stati Uniti con il pretesto di una tournée.

Esplode la grave forma di schizofrenia che lo accompagna da sempre: a soli trent’anni è costretto a ritirarsi dalle scene e a rinchiudersi in un manicomio, passando il resto della sua vita entrando e uscendo dagli istituti e morendo, infine, nel 1950, a soli 61 anni. Riposa a Parigi, la città che lo ha visto trionfare, al cimitero di Montmartre. (vedi anche: Cimitero di Montmartre – Parigi)