Cimitero inglese di Bordighera

di Paola Redemagni

Bordighera è una ridente località di villeggiatura in provincia di Imperia, nella Riviera ligure di ponente.

A partire dal 18° secolo attira l’attenzione dei viaggiatori stranieri per il suo clima mite e salubre, così diverso dal freddo clima del nord Europa, tanto che uno dei primi libri di viaggio – Travels trough France and Italy pubblicato nel 1776 del medico inglese Tobias Georges Smollet – ne decanta i pregi.

Grazie alla pubblicazione nel 1855 del romanzo Il Dr. Antonio, pubblicato in lingua inglese dell’esule mazziniano Giovanni Ruffini, la reputazione di Bordighera presso il pubblico inglese decolla.

La storia dell’amore incompiuto fra il medico patriota e la giovane Lucy Davenne – vittima di un incidente presso la cittadina ligure mentre si trova in viaggio con il padre in Italia – suscita l’interesse per Bordighera, che da quel momento attrae un numero consistente di stranieri, inglesi in particolare, che ne fanno la meta preferita per il turismo e i soggiorni invernali, insieme con la Costa Azzurra.

(Bordighera, veduta del Cimitero Inglese. Foto dell’autrice)

Non si trattava solo di puro svago: lontana dalle nebbie e dallo smog londinesi, il suo clima era ideale per la cura della tisi, che all’epoca falcidiava un numero impressionante di vittime. (sulla tisi e la sua reputazione sociale leggi: Non sapete che colpita / d’atro morbo è la mia vita?)

Nel corso dell’Ottocento la riviera ligure vive il suo periodo d’oro e l’aristocrazia inglese (ma non solo) la elegge a “seconda patria”, così come accade in altre località della penisola. (vedi anche: Cimitero degli Inglesi – Firenze).

Non stupisce quindi la presenza nel cimitero di Bordighera di un consistente reparto acattolico, ben posizionato al termine del viale d’ingresso e dislocato su una serie di terrazzamenti ai piedi della collina, che ospita laici, missionari, principi russi, militari, nobili e gentili signore e signorine.  

(Cimitero Inglese di Bordighera: croce con labirinto, croce celtica, croce ortodossa. Foto dell’autrice)

A dominare il panorama sono soprattutto le croci: semplici croci latine in marmo ma anche croci istoriate di derivazione celtica e irlandese. Tutta la famiglia del ministro di Finlandia De Procope, così come quella dei principi Galitzine, adotta la croce ortodossa, caratterizzata da tre sbarre trasversali, mentre la croce di Henri Selfe Leonard mostra un’iconografia insolita: un labirinto inscritto in un quadrato e la scritta “God leadeth”, Dio guida.

(Bordighera, Cimitero Inglese. Tomba del missionario W.H. Campbell. Foto dell’autrice)

Troviamo poi William Howard Campbell, missionario presbiteriano irlandese, che vive 25 anni in India per conto della London Missionary Society: organizzando incontri sportivi, scrivendo trattati religiosi e occupandosi di ornitologia e entomologia. Fu anche socio della Bombay Natural History Society. Costretto a rientrare in Europa dopo aver contratto un’infezione tropicale, muore a Bordighera, dove si trova in convalescenza.

(Bordighera, Cimitero Inglese. Tomba del maggiore generale C.Grant Mansell Fasken. Foto dell’autrice)

Morto nel 1928, stranamente il maggiore-generale Charles Grant Mansell Fasken riposa qui e non nel vicino War British Cemetery. Malgrado la diversa collocazione, anche lui adotta però la tipica lapide definita dalla Commonwealth War Graves Commission che si prende cura dei soldati caduti durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, in 23.000 località in tutto il mondo (trovi le norme che regolano i cimiteri militari di guerra alleati in: Al servizio di Sua Maestà). Evidentemente orgoglioso del proprio stato di servizio, sceglie di rappresentare sulla propria tomba le otto medaglie che si è guadagnato in vita.

Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)

Bordighera is a sunny, nice little town in Western Ligurian Riviera.

Since the 18th century, it has been attracted the foreign travellers for its mild and healthy climate, so different from the cold climate of northern Europe.

Bordighera’s reputation with the English public took off thanks to the publication in 1855 of the novel Il Dr. Antonio, published in English by the Mazzinian exile Giovanni Ruffini: the story of an unfulfilled love between the patriot doctor and the young Mrs. Lucy Davenne.

Since then, Bordighera became the favourite destination for international tourism and winter stays, together with the Côte d’Azur. It was not just pure recreation: its climate was ideal for curing tuberculosis.

Many people settle there permanently.

It is therefore not surprising that there is a large non-Catholic section in the Bordighera cemetery, located on a series of terraces at the foot of the hill, housing laymen, missionaries, Russian princes, military personnel, noblemen and ladies. 

There are mostly crosses: simple marble Latin crosses but also historiated crosses of Celtic and Irish derivation. The whole family of the Minister of Finland De Procope, as well as that of the Princes Galitzine, adopts the orthodox cross, characterised by three cross bars, while Henri Selfe Leonard’s cross shows an unusual iconography: a labyrinth inscribed in a square and the inscription ‘God leadeth’,

Then, we can take a look to the graveyard of the Irish Presbyterian missionary William Howard Campbell, who lived 25 years in India on behalf of the London Missionary Society. He was also a member of the Bombay Natural History Society. Forced to return to Europe after contracting a tropical infection, he died in Bordighera, where he was convalescing.

Oddly enough, Major-General Charles Grant Mansell Fasken rests here and not in the nearby War British Cemetery. Despite the different location, however, he too adopts the typical gravestone defined by the Commonwealth War Graves Commission, which cares for fallen soldiers during the First and the Second World Wars in 23,000 locations worldwide. Evidently proud of his service record, he chooses to depict on his grave the eight medals he earned during his lifetime.