Visita all’impianto frigorifero del cimitero Monumentale di Milano

di Paola Redemagni

Trasportiamoci nel 1911 e seguiamo l’ingegnere Francesco Mauro (1887-1952) dietro le quinte de Il Cimitero Monumentale di Milano: nella visita all’impianto frigorifero e ai locali “di servizio” del cimitero, costruiti “con grande decoro e con evidente larghezza, cosa ben giusta quando si pensi che da una parte va […] assicurato il servizio e dall’altra non si può provvedere a conservar le salme con quegli stessi criteri, che giovano al pizzicagnolo di villaggio per la salatura dei suoi prosciutti”. Parole sante.

“La necessità di poter conservare per un certo lasso di tempo i cadaveri sia di sconosciuti vittime d’accidenti o comunque periti, sia di individui per i quali la causa della morte fosse mal nota o richiedesse perciò indagini medico-legali, preoccupò in ogni tempo, si può dire, il legislatore […] Al tempio e alla imbalsamazione pagana, alla cattolica cappella dei morti ed ai procedimenti spesso complicati (leggi anche: I pietrificatori), talvolta balordi, che l’empirismo è andato man mano suggerendo, si sono ora sostituiti gli impianti frigoriferi”, fondamentali per la conservazione dei corpi da sottoporre ad approfondimenti dettati da dubbi clinici e forensi.

Per questo già nel 1904 il Comune di Milano aveva attrezzato un piccolo impianto frigorifero presso il Cimitero Maggiore di Milano. Musocco.: sei cellette in muratura a rivestimento marmoreo, isolate per mezzo di sughero tritato e raffreddate da un compressore ad anidride carbonica da 3000 frigorie all’ora, con ventilazione sussidiaria.

L’impianto, però, risultava costoso, sottodimensionato per le esigenze della città e lontano dagli uffici amministrativi e giudiziari. Nel 1909 si costruì quindi un nuovo impianto presso l’ala orientale del Cimitero Monumentale. Qui un grande atrio ottagonale ospitava l’arrivo dei cortei funebri. Le salme passavano poi ai locali di lavatura, alla sala anatomica, al locale per le “morti d’albergo” e alle celle di congelamento o conservazione.

(Pianta del complesso. Da: Francesco Mauro, L’impianto frigorifero del Cimitero Monumentale in Milano. Estratto da “Il monitore tecnico” n. 36, anno 1911)

La sala anatomica, necessaria alle indagini medico-legali frequenti in una città come Milano, “moderna ed al possibile completa” è illuminata da ampi finestroni e da un lucernario a soffitto e piastrellata a colori vivaci: bianco e azzurro per il pavimento, bianco e arancione per le pareti, ed è fornita di distributori di acqua calda e fredda. Una tavola in marmo e numerose mensole ospitano gli sterilizzatori, la bilancia pesa-cervello e i contenitori per le numerose soluzioni. Un ventilatore provvede al necessario ricambio dell’aria. Accanto alla sala si trovano gli uffici ad uso del giudice e dei periti di settore.

 Il locale per le morti d’albergo è una sorta di sala di osservazione, fornita di lettini e di campanelli d’allarme da applicare ai corpi, qualora fosse dubbio lo stato di morte.

Alla sala di esposizione,invece, si può accedere direttamente dal piazzale d’ingresso: si tratta di una vasta stanza rettangolare, illuminata da luce discreta ma piuttosto cupa, con un pavimento grigio e pareti grigie a fasce violacee e color verde cupo. I corpi sono disposti su barelle bianche, in una stanza anch’essa interamente bianca e dotata di un sistema di deumidificazione, posta al di là di un’ampia vetrata.

24 celle numerate trovano posto nel locale accanto, interamente rivestito in marmo e mantenuto ad una temperatura di 4 gradi. Le celle hanno intelaiatura in cipresso, un fondo in piombo e le pareti interne in ‘litostilo”. Tre celle sono riservate al congelamento a -15 °, mentre le altre alla conservazione  a -3°.

(Francesco Mauro, L’impianto frigorifero del Cimitero Monumentale in Milano. Estratto da “Il monitore tecnico” n. 36, anno 1911)

Il cuore dell’intero sistema è costituito dalla sala macchine; opportunamente isolata, ospita il complesso tecnico di refrigerazione costituito da due compressori Hall ad anidride carbonica, capaci di una produzione oraria di 30.000 calorie negative; due condensatori ad immersione, due refrigeratori a salamoia, due pompe centrifughe, raffreddatori ad aria, ventole.

L’unica pecca che si può imputare all’intero complesso, conclude l’ingegnere, è la mancanza di un reparto riservato ai deceduti a causa di malattie contagiose.