
di Paola Redemagni
Tombe devastate, lapidi divelte, sculture rubate. Il post di oggi doveva riguardare tutt’altro, ma dopo il furto che ha interessato il Cimitero Monumentale di Mantova (Cimitero monumentale di Mantova 2 – Borgo Angeli) nella notte fra il 18 e il 19 settembre, ho deciso di dedicare l’articolo di oggi alla tomba Venturini, che è stata depredata di una delle sculture più conosciute del cimitero: la Fanciulla che scende le scale.
Il monumento fu commissionato da Giovanni Venturini allo scultore mantovano Vindizio Nodari Pesenti (1879-1961) nel 1933. Purtroppo, non ho trovato notizie sul committente. L’artista, invece, era molto noto in area mantovana. Nota curiosa: non si tratta della prima opera dello scultore ad essere rubata, era già accaduto nell’aprile 1951 quando il Busto dell’Avv. Ettore Finzi era scomparso dal Cimitero Israelitico di Mantova.
La fanciulla che scende le scale gioca sul contrasto fra la semplicità geometrica della struttura, realizzata in marmo botticino e sienite di Balma, e la figura della bimba che scende i gradini che la portano alla tomba, realizzata in bronzo. La piccola ha varcato la soglia che separa il mondo dei vivi da quello dei morti, simboleggiato dall’alto arco alle sue spalle. La figura della bambina è realistica nei dettagli della veste appena plissettata e rifinita dal colletto lavorato, delle scarpette chiuse dal cinturino, delle guance paffute, della pettinatura alla moda, ma rifiuta i dettagli superflui evitando qualunque leziosità e abbandonando le tentazioni art -nouveau, per accogliere la nuova impostazione classica e le linee composte dello stile Novecento.

Dal punto di vista iconografico, la statua eredita da un lato il modello ottocentesco della fanciulla che regge un mazzo di fiori – attributo femminile tradizionale a ricordare la grazia e la gentilezza ma anche la vita troncata prematuramente (leggi anche: I Gigli del Cielo. Monumento Elisi) – dall’altro il tema, comune sulle sepolture infantili, del bambino che stringe a sé un gioco; tema inaugurato da Pietro Canonica nel monumento Pratis eretto alla piccola Laura Vigo nel Cimitero Monumentale di Torino, morta a soli 9 anni. (Campo Primitivo. Cimitero Monumentale di Torino 2)
Il tema della vita paragonata a quella di un fiore ritorna nella scritta sull’arco: Flos in aeternitate floruit (Il fiore fiorisce in eterno).
Vindizio Nodari Pesenti fu pittore e scultore. Nato a Medole, in provincia di Mantova, si trasferì a Firenze ancora bambino, dopo la morte della madre, presso lo zio Domenico Pesenti, affermato pittore. Si formò a Firenze, a Parigi, a Milano, entrando in contatto con le correnti artistiche più aggiornate e con artisti del calibro di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà. Nel corso della vita partecipò a a numerose esposizioni nazionali e internazionali a Venezia, Firenze, Milano, Palermo, Torino, Bologna, Genova e, naturalmente, Mantova.
Nel 1999 l’intera raccolta delle opere di Vindizio Nodari Pesenti e dello zio Domenico, comprendente circa 250 opere fra dipinti, disegni e sculture è stata donata al comune di Mantova dall’erede Licia Nodari Pesenti.