
di Paola Redemagni
Nel corso del Seicento e del Settecento un cospicuo numero di scheletri fu inviato dall’Italia in Germania meridionale, Svizzera e Austria. Provenivano dalle catacombe romane e datavano alla prima era cristiana, fra il secondo e il quinto secolo dopo Cristo. Secondo la Chiesa appartenevano ai martiri cristiani uccisi per aver rifiutato di abiurare alla propria fede: per questo, pur non essendo stati canonizzati come Santi, veniva loro riconosciuto uno status simile.
Per distinguerli, fu dato loro il nome di ‘Santi delle catacombe’ (Katakombenheiligen).
Vennero inviati da Roma per riaffermare il potere della Chiesa nei paesi di lingua tedesca e per risarcirli dei danni provocati dalla Riforma protestante che – individuando uno dei punti di maggiore critica nei confronti del cattolicesimo nel culto delle reliquie – aveva provveduto alla loro rimozione distruggendole o interrandole, oppure vendendole per poi distribuire i proventi ai poveri.
In molte zone il processo si svolse in modo violento e le chiese furono danneggiate e saccheggiate. Era quindi necessaria una risposta da parte della Chiesa: il Concilio di Trento (1545-1563) non solo ribadì l’importanza delle reliquie ma e ne decise un massiccio invio nei paesi protestanti.

Gli scheletri certificati come appartenenti ad autentici martiri furono recuperati dalle catacombe, avvolti in stoffa e posti in scatole di legno chiamate capsule, che venivano legate con lacci rossi, avvolte in tele impermeabili e infine sigillate ufficialmente. Così preparate, le casse venivano affidate alla Guardia svizzera, a religiosi o a monache appartenenti a ordini già esperti nel trasporto di reliquie, oppure a pellegrini. Ma se la loro reputazione era buona e il prezzo conveniente, potevano essere ingaggiati anche mercanti protestanti, senza naturalmente svelare loro la reale natura del carico.
Accompagnati dai documenti che ne attestavano l’autenticità, arrivarono a destinazione. Il loro aspetto doveva rispecchiare l’immagine di una Chiesa Trionfante ed evocare quello della Gerusalemme Celeste descritta nel capitolo 21 dell’Apocalisse: costruita in oro e pietre preziose. I Santi delle catacombe dovevano essere una manifestazione terrena di questo splendore e rifulgere della gloria riservata a quanti restavano nella vera fede. Per questo furono inviati a monasteri specializzati dove le ossa furono ricomposte e interamente ricoperte – dalla testa ai piedi – con oro, perle, gemme, filigrana e pietre preziose: i teschi furono ricoperti da veli per preservarli dal tocco e dalla polvere e furono poste gemme al posto degli occhi.
Abbigliati con vesti suntuose, abilmente modificate per mostrare le ossa e spesso donate dai nobili locali, gli scheletri raggiunsero in solenne processione le chiese e i monasteri di destinazione, per essere esposti alla venerazione dei fedeli come sfarzosa dimostrazione dei doni offerti da Dio ai membri della Chiesa, simboli della fede nell’eterna verità della dottrina cattolica.

A partire dalla fine del Settecento, tuttavia, questi corpi divennero un’eredità imbarazzante. L’avvento delle filosofie illuminista e positivista, con la loro sensibilità orientata alla fiducia nella scienza e nella ragione più che nella religione, portò alla loro progressiva rimozione dalla vista pubblica e talvolta alla loro distruzione.
Alcuni di loro, tuttavia, restano a testimoniare il profondo legame che li unisce ancora alla comunità: se il 15 agosto vi trovate a passare dall’abbazia tedesca di Roggenburg potrete vedere S. Laurenzia, S. Severina, S. Valeria e S. Venanzio portati in processione dopo la messa dai giovani del posto: le portantine decorate con fiori compiono un giro attorno alla chiesa e al chiostro prima di riconsegnare queste ossa suntuose alle loro teche per un altro anno.
(La vicenda e le immagini sono tratte dal volume: Paul Koudounaris, Heavenly bodies. Cult, treasures & spectacular saints from catacombs. 2013, Thames & Hudson Ltd., London)
Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?
During the 17th and 18th centuries, many skeletons were sent from Italy to southern Germany, Switzerland, and Austria. They came from the Roman catacombs and dated back to the early Christian era, between the second and fifth centuries AD. According to the Church, they belonged to Christian martyrs killed for refusing to renounce their faith: for this reason, although they were not canonized as saints, they were recognized as having a similar status.
To distinguish them, they were given the name ‘Saints of the Catacombs’ (Katakombenheiligen).
The Church thus intended to reaffirm its power in German-speaking countries and compensate for the damage caused by the Protestant Reformation, which had damaged and plundered Catholic churches, destroying relics or selling them and distributing the proceeds to the poor.
The Council of Trent (1545-1563) not only reaffirmed the importance of relics but also decided to send large numbers of them to Protestant countries.
The skeletons certified as belonging to authentic martyrs were recovered from the catacombs, wrapped in cloth, and placed in wooden boxes called ‘capsules’, which were tied with red laces, wrapped in waterproof cloth, and finally officially sealed. Once prepared, the boxes were entrusted to the Swiss Guard, to monks or nuns belonging to orders already experienced in transporting relics, or to pilgrims.
Accompanied by documents attesting to their authenticity, they were sent to specialized monasteries where the bones were reassembled and entirely covered – from head to toe – with gold, pearls, gems, filigree, and precious stones: the skulls were covered with veils to protect them from touch and dust, and gems were placed in place of the eyes. In fact, they were meant to reflect the image of a Triumphant Church and evoke that of the Heavenly Jerusalem, built of gold and precious stones.
Dressed in sumptuous robes, they were displayed for veneration by the faithful in churches and monasteries.
From the end of the 18th century, however, these bodies became an embarrassing legacy. The advent of Enlightenment and positivist philosophies, with their emphasis on trust in science and reason rather than religion, led to their gradual removal from public view and sometimes to their destruction.
Some of them, however, remain as evidence of the deep bond that still unites them to the community: for example, St. Laurenzia, St. Severina, St. Valeria, and St. Venanzio at the German Abbey of Roggenburg.
(From: Paul Koudounaris, Heavenly bodies. Cult, treasures & spectacular saints from catacombs. 2013, Thames & Hudson Ltd., London)