Cimitero Monumentale di Pavia – Primi progetti

di Paola Redemagni

A seguito dell’ordinanza emessa nel 1784 dall’imperatore austriaco Giuseppe II che imponeva lo spostamento delle sepolture fuori dalle città, a Pavia viene dismesso il cimitero di San Giovannino alle Vigne, destinato alle sepolture dell’Ospedale. Nel 1788/89 viene costruito un nuovo cimitero su disegno dell’ingegnere municipale Giovanni Pizzocaro, inaugurato con una messa solenne il 7 novembre 1798, alla presenza di una gran folla.

In realtà si tratta di un semplice terreno cintato da un muretto ricoperto di tegole e chiuso da un cancello in ferro battuto che, per esplicito invito del Governo, risulta privo di qualunque lusso e decorazione, poco amato e poco utilizzato dai pavesi: chi ne ha i mezzi preferisce continuare a inumare i propri familiari presso chiese e conventi.

(Pavia, parte degli edifici del vecchio ospedale, oggi sede dell’Università. FabioRomanoni, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0&gt;, via Wikimedia Commons)

Per quasi cent’anni il cimitero rimarrà un campo quasi incolto e senza ripari contro le intemperie. Nel 1865 ne farà una descrizione impietosa la Commissione designata dalla Giunta comunale per il riordino del cimitero, che sottolinea il contrasto fra i monumenti privati, eretti nel frattempo, e lo stato di abbandono generale in cui versa la struttura, con una via di accesso buia, deserta e trascurata e i monumenti lasciati a rovinarsi alle intemperie, compreso quello destinato a Paolo Gorini (per approfondire: vedi Paolo Gorini e la Casa dello spavento): figura singolare di scienziato e patriota, naturalista, vulcanologo e pietrificatore nonché progettista del primo forno crematorio moderno. (Vedi: Il Monumentale di Milano 4 -Tempio Crematorio e Giardini Cinerari).

La memoria dei defunti era affidata a iscrizioni in legno andate perdute e a vivaci formelle in maiolica tipiche della produzione pavese ottocentesca, murate sul fronte interno e su quello esterno della cinta: espressione dei sentimenti di una classe media borghese che, non potendo permettersi costose lastre in marmo, affidava alla più semplice ma vivace ceramica il ricordo di una vita operosa. (Puoi vederle qui: Lapidi dipinte al cimitero di Pavia).

(Pavia, Cimitero Monumentale. Particolare della lapide di Pietro Francesco Crotti) 

Nel 1844 si decide la risistemazione del complesso. Un primo progetto presentate dal pittore Giovanni Ferreri che prevede la realizzazione di un nuovo viale d’ingresso affiancato dalle cappelle della Via crucis, cappelle private e un tempietto centrale su colonne, viene rifiutato per i costi eccessivi. Anche le sue altre proposte presentate nel 1851 e nel 1852 vengono rigettate. Nel 1857 viene invece accolto il progetto di costruire una piccola cappella al posto del crocifisso dipinto sul muro di levante: il progetto prevede un breve porticato aperto da un arco a serliana, sovrastato dalle sculture della Fede e di due oranti.

Nel 1858, mentre si comincia la raccolta dei finanziamenti, si rilancia l’ipotesi di una ristrutturazione più completa e di un ampliamento su aree ottenute gratuitamente da privati e con il concorso economico dell’Ospedale e del Comune dei Corpi Santi.

Oltre al solito Giovanni Ferreri, al concorso di idee partecipa anche il professor Giovan Battista Vergani membro della commissione d’ornato, professionista noto e apprezzato in città. Il suo progetto prevede un viale alberato che dalla strada postale per Cremona conduce ad un piazzale semicircolare, su cui si apre il nuovo fronte monumentale del cimitero, che comprende un vestibolo d’ingresso e i locali di servizio e per il custode, e da cui si accede ai piccoli campi separati riservati agli acattolici e ai bimbi privi di battesimo.

(G.B.Vergani. Progetto di riforma. Planimetria (1858. Pavia, Musei Civici)

L’interno presenta un unico, ampio spazio rettangolare riservato alle sepolture degli adulti, dominato al centro da un alto faro con croce bizantina, che ricorda quello voluto da Rodolfo Vantini al Monumentale di Brescia (Brescia – Cimitero Vantiniano).

Verso il fondo, lo spazio è chiuso da un porticato divisorio accessibile da entrambi i fronti, che ospita al centro una cappella circolare circondata da androni destinati ad ospitare i monumenti privati. Nelle camere sottostanti sono previsti 72 colombari. Il porticato separa lo spazio destinato agli adulti da quello riservato ai bambini, ospitato da un emiciclo rialzato, oltre il quale si accede agli spazi riservati a suicidi, scomunicati, impenitenti e israeliti.

Circonda il cimitero un porticato ritmato dalle edicole private e da due Pantheon, dedicati agli uomini illustri e ai benemeriti della patria. Per l’intero complesso Vergani sceglie lo stile dorico, impiegando granito e semplici mattoni.

Il progetto viene approvato dal Consiglio comunale e i lavori vengono avviati, ma lo scoppio della Seconda guerra d’indipendenza ne interrompe l’esecuzione. Dopo più di sessant’anni la vicenda è ancora lontana da una conclusione.