
di Paola Redemagni
Fino alla fine del Settecento, a Mantova le sepolture avvengono all’interno delle chiese o nei cimiteri cittadini presenti presso le parrocchie di S.Apollonia, S.Gervasio, S.Giacomo, S.Leonardo, Ognissanti e S.Caterina: presso quest’ultima si trovano il cimitero militare e quello ebraico.
A questi si aggiungevano un foppone presso il Monastero di S.Paola e il cimitero di proprietà dell’Ospedale, detto “il Busone”, che immagino sia l’equivalente del milanese “foppa” (fossa) e alle cui condizioni preferisco non pensare.
Nel 1790 viene aperto il primo cimitero pubblico extraurbano, fuori porta S.Giorgio presso il Monastero di S.Vito: non riscuote grande successo e i mantovani preferiscono continuare a utilizzare le chiese cittadine e i terreni limitrofi.
Nel 1797 è il generale Miollis, comandante delle truppe di occupazione francesi, a ordinare l’immediata cessazione delle sepolture urbane e la costruzione di un nuovo cimitero fuori città.

Vengono scartate le ipotesi iniziali per l’utilizzo di due terreni: a Montata della Favorita, in quanto troppo vicino all’insediamento militare, e in località Chiesa Nuova, troppo distante dalla città e priva di collegamenti.
Il 2 agosto 1797 la Municipalità di Mantova acquista dal canonico don Ferdinando Compagnoni un terreno a un miglio fuori da Porta Pradella, lungo la strada postale per Cremona, poco prima di Borgo degli Angeli.
Il nuovo cimitero civile e militare verrà costruito qui.
Il 31 agosto dello stesso anno viene firmato il capitolato. Il progetto prevede una semplice recinzione in muratura coperta da coppi, un robusto portone affiancato da due pilastri, due stanze di servizio con adiacente spazio porticato.
Il cimitero si rivela presto troppo piccolo per le esigenze di una città come Mantova e negli anni seguenti necessita di continui ampliamenti, che risultano sempre insufficienti, senza che vengano affrontate nel loro complesso la necessità di una nuova cinta e di una ristrutturazione delle sepolture.

La questione subisce un’accelerazione dopo l’Unità e nel 1863 l’ingegnere Romeo Rho presenta un Progetto di un Cimitero per la Regia Città di Mantova in cui denuncia lo stato indecoroso in cui si trova il cimitero, auspicando di poter finalmente <<se non gareggiare colle altre città consorelle d’Italia, dimostrare effettivamente che anche Mantova non è minore delle altre città nell’ossequio e del religioso rispetto ai propri trapassati>>.
Il progetto non verrà attuato, si procede però con alcune migliorie: vengono sistemati il muro di cinta, e i viali interni, piantati cipressi e siepi di mirto, ristrutturata la chiesetta, realizzate una sala anatomica e la casa per il custode.
Resta aperto il problema di fornire finalmente un prospetto architettonico aggiornato e dignitoso al camposanto. Questione non da poco che si trascinerà per quattro decenni.
Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?)
Until the end of the 18th century, in Mantua burials took place within the churches or in the city cemeteries in the parishes. The military and Jewish cemeteries were also located at S. Caterina.
In 1790, the first extra-urban public cemetery was opened at the Monastery of S. Vito, outside the S. Giorgio gate, but the citizens preferred to bury their relatives into the city churches.
In 1797, General Miollis, commander of the French occupation troops, ordered the immediate cessation of urban burials and the construction of a new cemetery outside the city.
On 2 August 1797, the Municipality of Mantua purchased from Canon Don Ferdinando Compagnoni a piece of land along the post road to Cremona, just before Borgo degli Angeli.
The new civil and military cemetery is built here.
On 31 August of the same year, the specifications were signed: the project envisaged a simple masonry fence covered with roof tiles, a sturdy gateway flanked by two pillars, two service rooms and a porticoed area.
The cemetery soon proved to be too small for the city’s needs and in the years that followed it required continual extensions (which always turned out to be insufficient), without addressing the need for renovation as a whole.
The issue accelerated after the Unification and in 1863 engineer Romeo Rho presented a “Project for a Cemetery for the Royal City of Mantua” in which he denounced the unseemly state of the cemetery. The project was not implemented, but some improvements were made: the boundary wall and internal paths were repaired, cypress and myrtle hedges were planted, the little church was renovated, and an anatomical room and a caretaker’s house were built.
The problem of finally providing a dignified architectural appearance for the cemetery remains open: a question that will drag on for 40 years.