
di Paola Redemagni
Avete già conosciuto la piccola cappella barocca che a Milano veglia su piazza Aquileia (“Chi si scorda di noi, scorda se stesso” – Il Fopponino di Porta Vercellina, a Milano).
Pochi metri prima, il muro di cinta si apre in un cancello monumentale, sovrastato dalle statue di San Giovanni Battista (a sinistra) e di S. Carlo Borromeo (a destra).
Oltrepassato il cancello, si entra nel giardino che precede la chiesa: un angolo di quiete in una zona molto trafficata della città. Fino al 1885 qui sorgeva l’antico cimitero di San Giovannino alla Paglia, a Porta Vercellina, detto anche Fopponino: oggi in pieno centro cittadino, un tempo oltre le mura spagnole.

Fopponino è il diminutivo del termine milanese foppa, che indica una buca o una fossa e, per estensione, il cimitero con le sue fosse comuni (per saperne di più vedi anche: I Fopponi di Milano).
Alcune colonne delle antiche arcate, qualche bassorilievo e tre lapidi raccontano la storia di questo luogo, aperto nel 1578 per dare sepoltura alle vittime della pestilenza di quell’anno. Il cimitero fronteggiava la chiesa detta S.Giovannino alla Paglia, completa di sagrestia, sala capitolare, ambienti di servizio, un giardino e abitazioni al piano superiore.
Nel 1630, in occasione della peste ricordata anche da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, il nobile milanese Crivelli lascia una ricca donazione per erigere una chiesa da dedicare ai santi Giovanni Battista e Carlo Borromeo, costruita a partire dal 1662 e sede, dal 1664, di una Confraternita della Morte.

Dieci anni più tardi il camposanto viene recintato e nel 1786 ampliato, acquistando i terreni verso la campagna che si estende alle spalle della chiesa, appartenenti a tale Vincenzo Pestagalli e ai fratelli Ferrario. Un secondo ampliamento viene effettuato a partire dal 1826, grazie all’acquisto dalla signora Margherita Marzorati del podere Cascina di S.Giovanni alla Vipera, della Cascina Bonetta nuovamente dai fratelli Ferrario e di un terreno di proprietà dei coniugi Petracchi.
Nel 1808, grazie a una donazione della famiglia Treves, viene istituito anche il cimitero israelitico, che viene a trovarsi all’incirca in corrispondenza dell’attuale giardino condominiale attiguo. Nel 1828 il cimitero israelitico viene ampliato, questa volta grazie alla generosità della famiglia Levi.

Il fopponino resta in attività fino al febbraio 1868. A questa data vengono sospese le inumazioni per i cittadini di Milano; vengono invece ammesse le sepolture degli abitanti dei vicini Corpi Santi: i borghi agricoli e le cascine rurali che si estendevano subito oltre le mura spagnole, e che furono definitivamente annessi alla città nel 1873.
Viene nuovamente aperto a tutti per 20 anni: dal 1875 fino al 30 novembre 1895, quando viene completata la centralizzazione delle sepolture milanesi con l’apertura del Cimitero Maggiore di Musocco (leggi: Cimitero Maggiore di Milano. Musocco) e la chiusura definitiva dei cimiteri presso i Corpi Santi.

Nel 1882 il cimitero viene dichiarato inagibile, dal 1885 si sospendono le inumazioni e nel 1912 tutti gli ospiti vengono trasportati al Cimitero Maggiore.
Nel corso degli anni, hanno riposato qui, tra gli altri: l’architetto Luigi Canonica, lo scultore Gaetano Monti, l’astronomo Barnaba Oriani, l’ orientalista Gaetano Bugatti, lo scenografo Alessandro Sanquirico e i patrioti Melchiorre Gioia e Amatore Sciesa.